Cuori puri. E guerre di poveri

Vite marginali, sesso, religione, legalità, povertà e castità della nuova Italia

27
0

Cuori puri
di Roberto De Paolis
con Selene Caramazza, Simone Liberati, Barbora Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce
Voto 6/7

Il primo impatto con Cuori puri (appena passato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs) conferma nell’idea che lo  standard dell’immaginario italiano non da commedia è da paese in guerra: poveri locali alle prese con invasioni di poveri migranti e zingari. Questa opera prima, però, ha qualche marcia in più: il protagonista (Liberati), sottoproletario con genitori sfrattati, pencolante tra disoccupazione, occupazioni precarie e microcriminalità, mentre lavora come addetto alla sicurezza di un centro commerciale becca e poi lascia andare una giovanissima ladra di cellulari (Caramazza). Viene degradato a guardiano di un parcheggio nel nulla, devastato, lurido, addossato a un accampamento di zingari che mal lo sopportano (lui ricambia) e lo minacciano. Ritrova la piccola ladra: è una ragazza cattolica, piccolo borghese, alle prese con una promessa di castità prematrimoniale: la madre (ragazza-madre) religiosa, impegnata nel volontariato e ossessiva (Bobulova) le aveva sequestrato il telefono per presunti scambi di oscenità. Ecco perché ne aveva rubato un altro. Il proletario e la piccolo borghese religiosa si innamorano, si cercano e si amano, sinceramente, teneramente, carnalmente: lei però, spaventata dai comportamenti degli zingari e seguendo una strana idea dell’amore, del sacrificio e dell’aiuto, dopo la perdita della verginità, denuncia di essere stata stuprata da uno zingaro. Questo in un certo tipo di cinema sarebbe stato preludio a un film di vendetta. Qui è diverso: il film apre verso la complessità e la speranza. Non è poco.

CONDIVIDI
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori