Bruce: l’importanza (e il bisogno) di essere “normale”

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Io non so quanti altri mega-miliardari nel mondo, quale altra superstar internazionale trascorrerebbe un pomeriggio seduto sull’orlo di un marciapiede per vedere la parata militare del Giorno della Memoria nel paese in cui sei nato. Anzi lo so, nessuno! Almeno in Italia. E invece Bruce Springsteen ti sorprende ogni volta. Sarà che se non sale sul palco si annoia, sarà perché agli amici ci tiene, sarà – soprattutto – perché non vuole perdere la sua “normalità”, Bruce negli ultimi giorni è stato visto (fotografato e postato) in condizioni di assoluta “ordinarietà”. Lunedi, Memorial Day negli Stati Uniti, Bruce è andato ad assistere alla tradizionale parata militare, con il suo immancabile cappellino da baseball in testa e la macchina fotografica al collo. Come uno qualsiasi di noi che magari ci va per fotografare il figlio che sfila. Potrebbe essere infatti che sfilasse anche Sam, il più piccolo dei suoi 3 figli, pompiere proprio nel Jersey. Springsteen se ne stava lì, sul corso principale di Freehold, seduto da solo a guardare soldati, ausiliari e carri che sfilavano.

Bruce al Count Basie Theatre di Red Bank fotografato da TaraLyn Dugan

Due sere prima, sabato, se n’era andato invece a Red Bank, altra località in zona, dove l’amico storico Stevie suonava col suo gruppo (The Disciples of Soul) al Count Basie Theater per celebrare l’uscita del nuovo album da solista (“Soulfire”). Anche in

questa occasione Bruce ha assistito al concerto come tutti gli altri, ovvero in piedi, in platea, appoggiato alla parete. Birra in mano e aria attenta, fino a che Steve non lo ha chiamato sul palco dicendo: “Posso chiamare il mio amico che non sta lavorando?“. Bruce non ha battuto ciglio, è salito sul palco e insieme hanno fatto 4 brani: “It’s been a long time”, “Tenth Avenue freeze-out”, “I dont’ want to go home” e “Can I get a witness”. Così, per non perdere la mano e l’abitudine.

Bruce fotografato insieme all’ex giocatore di basket Jason Breuss (sin) e a George dell’Olympic Flame Restaurant di Wildwood (foto presa dalla pagina Facebook del North Wildwood Recreation and Tourism)

E ancora prima, ma sempre tutto in questi ultimi 7 giorni, una bella passeggiata, anche qui in perfetta solitudine sul lungomare di Wildwood giovedi scorso. Sempre con macchina fotografica in mano. Che Bruce voglia fare un libro di foto del suo New Jersey come hanno ipotizzato – scherzando – i tabloid locali? O semplicemente che il Nostro si stia godendo il meritatissimo riposo dopo due anni in giro per il mondo? O ancora, che abbia bisogno della quotidianità più banale per non impazzire o ricadere nella depressione? Qualunque sia la risposta, non è mai stato così facile – pare – incontrare il Boss per le strade del Jersey Shore come in questi giorni. Io un giro ce lo faccio, ma voi – intanto – ve lo immaginate un Vasco Rossi alla Pomposa a bersi una birretta o  un Francesco Totti in via dei Fori Imperiali a fare le foto ai soldati e alle Frecce Tricolori? Forse è colpa di noi italiani…

(La foto in evidenza è presa dalla pagina Facebook di Jaime Primak Sullivan)

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.