In crociera con Treves e Gariazzo, Deltablues 2017 al via

Suggestivo battesimo, al grido di “Blues al popolo!”, per l’edizione del trentennale della kermesse rovigina. Una torrida blues cruise musicale tra le acque del Po per lanciare una kermesse che si concluderà il 14 luglio, lasciandosi alle spalle ben dodici giornate di eventi itineranti tra sei comuni

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Fabio Treves (Foto di Daniele Benvenuti)

Ale Gariazzo sta a Fabio Treves come Eric Clapton stava a John Mayall. Più o meno, fatte le debite proporzioni storiche. Ma, in ogni caso, senza alcun timore di smentite.

Inoltre, visto che il suggestivo Polesine sta ormai al delta del Mississippi come la ridente Senigallia (e il suo Summer Jamboree) sta a Memphis, non poteva esserci modo migliore per salutare l’edizione 2017 del premiatissimo Deltablues, proprio quella del trentennale, se non con una deliziosa e intrigante crocierina: la Blues Cruise, appunto, lungo il delta del Po.
Toglietevi dalla testa per qualche secondo il più o meno orrendo filmaccio del 1986, Mississippi Adventures (Crossroads), che, pur targato Walter Hill con la consulenza di Ry Cooder e la presenza di Joe Seneca, univa passaggi di una comicità talmente involontaria con Ralph Macchio nel ruolo di Eugene “Talent Boy” Martone da invitare persino Robert Johnson e Willie Brown ad andarsene a vedere, piuttosto, il già non proprio epocale Tenacious D e il destino del rock. E pensate, invece, a un’allegra scampagnata acquatica per esperti buongustai delle blue note e delle dodici battute, consapevoli di trovare in loco professionalità (organizzativa), originalità (la crocierina, appunto), qualità (la premiata ditta Treves & Gariazzo), leccornie varie e persino comodità.

La Deltablues Cruise parte dunque alle 17.30 spaccate di venerdì 2 giugno dal ripido molo di Loreo sul Po di Levante a bordo della motonave Delta Tour, talmente affollata da lasciare a bocca aperta i pur scafati artisti. Imbarco ordinato e partenza puntualissima prima di puntare la prua del battello a due livelli verso il ramo Po di Venezia, attraverso Volta Grimana. Condizioni climatiche ideali, mare piatto e leggera brezza a conciliare con il fresco del tardo pomeriggio di una giornata afosa che presenta l’oasi Wwf di Panarella e l’isola del Balutin. Una breve sosta e nuovo tratto in direzione Santa Maria in Punta, dove il corso d’acqua si divide ulteriormente (un delta, appunto). Quindi ancora un ‘salto’ al confine tra Veneto ed Emilia Romagna, lungo il tratto Po di Goro. Infine, il rientro reso meno malinconico dalla consapevolezza che la giornata inaugurale della kermesse, alle prese con 48 ore di ghiotta anteprima sempre sul palco di piazza Madonnina a Loreo in attesa del clou di luglio, sarà completato in serata dallo show dei T.R.E.S. Radio Express Service del chitarrista Roberto Luti (accompagnato al basso dal fratello Simone e alla batteria da Roberto Cappanera), mentre 24 ore più tardi (sabato 3 giugno) sarà la volta della Riki Massini Bonus Track Band featuring Clive Bunker, storico batterista fondatore dei Jethro Tull.

Fabio Treves già ruggiva nel 1988 in occasione della prima edizione della kermesse e, quando alle 19.20 spaccate parte il suo primo soffio nell’armonica a bocca, pare che il tempo si sia fermato. Capelli sale e pepe, codona lunghissima e nostalgia  a parte. Walkin’ blues, omaggio a Robert Johnson e a Clarksdale, è il modo giusto per partire con i suoni acuti e metallici a fondersi bene con la natura circostante e persino con lo sciabordio dell’acqua e i motori dell’imbarcazione. Al fianco del guru del blues tricolore il fidatissimo Alessandro ‘Kid’ Gariazzo (il biellese è uno che, quando porta in giro i suoi progetti personali, potete trovare anche sotto il nome d’arte di Gary Hudson), più che una spalla è un complemento oggetto del puma di Lambrate al quale lascia la ribalta ma al quale, spesso e volentieri, ruba la scena con il suo cantato credibilissimo e il suo inconfondibile arpeggio.

Fabio Treves e Ale ‘Kid’ Gariazzo (Foto di Daniele Benvenuti)

Treves, dal canto suo, è sempre lui: l’unico capace di abbinare stivali texani a improbabili camice hawayane, l’unico che scalpita per infilarsi dietro al microfono il prima possibile. Perché, oggi più che mai, si diverte come un pazzo e non baratterebbe un secondo della sua vita quasi leggendaria con qualche milione di copie vendute all’insegna del marketing spregiudicato.

You don’t have to go e Sittin’ on top of the world (Sonny Terry e Brownie McGhee rappresentano l’epopea del blues attraverso racconti epici) suscitano gli applausi del pubblico davvero composito che affolla la coperta dell’imbarcazione, protetta dal sole da robusti teloni e diventa a sua volta protagonista di Work song nel ruolo di percussionista improvvisato.

Fabio Treves e Ale ‘Kid’ Gariazzo (Foto di Daniele Benvenuti)

This train di Big Bill Broonzy viene opportunamente ribattezzata ‘Boat train’ mentre  I can’t be satisfied regala un gradito siparietto da buskers in mezzo alle poltroncine. Midnight special, anche in questo caso, si trasforma da convoglio ferroviario a una vaporiera degna del Mississippi con quei toni molto meno urbani di quelli targati Fogerty & co e assai più rurali, tra sentieri mal tracciati e dust bowls da hobo autentico, Leadbelly style. Treves chiude con un interminabile solo di armonica (questa volta, sì, che pare uscire da un treno a vapore…), proprio mentre il sole si appresta a tramontare e l’imbarcazione inizia la sua virata di metà viaggio.

Non mancano gli omaggi a Muddy Waters, Charlie Patton e J.B. Lanoir con una rocciosa Mojo boogie che richiede ancora il supporto convinto del pubblico (“Non siamo a una processione – incalza Treves – ma a una crociera blues…. Blues al popolo!”), venendo immediatamente esaudito, mentre la memoria di Chuck Berry merita una dedica a parte con una Roll over Beethoven fuori scaletta e Just about crazy (ancora Terry e McGhee) a chiudere lo showcase.

Fabio Treves e Ale ‘Kid’ Gariazzo (Foto di Daniele Benvenuti)

In coda al set, confidenziale ma torrido al punto giusto, è stata offerta una cena a buffet con protagonisti i prodotti della pesca e dell’agricoltura del Delta del Po, realizzata in collaborazione con Slow Food per promuovere le eccellenze polesane e sostenere il progetto di cooperazione “10.000 orti in Africa”).

In sostanza, ora mancano ancora dieci giornate di eventi itineranti in programma fino al 14 luglio, ospitati sui palchi allestiti in sei comuni del Polesine (Rovigo, Adria, Lendinara, Loreo, Occhiobello e Rosolina), oltre ad altre due originali crociere musicali sul Po e una vagonata di opportunità enogastronomiche del territorio in collaborazione con Slow Food: dal batterista Dave Weckl al guitar hero Mike Zito fino all’anziano padrino di Jackson, MississippiZac Harmon. Un’edizione ambiziosa e completa, dedicata alle memoria dell’armonicista James Cotton e naturalmente Chuck Berry.

Ulteriori informazioni sui programmi, le locations, le prenotazioni e gli eventi collaterali sono disponibili sul sito ufficiale.

Vogliate gradire!

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.