Fabrizio De André: «Dylan merita il Nobel!»

923
0

Avrebbero tutti voluto chiederglielo, se fosse stato vivo. Fabrizio De André fu da molti considerato il Dylan italiano, salvo che da Fernanda Pivano, che preferiva considerare Dylan “il De André americano”, per amore e rispetto nei confronti del cantautore genovese che un giorno le si presentò a casa, lasciando la chitarra fuori della porta “per non disturbare”, chiedendole il permesso di tradurre in canzoni quel libro che aveva segnato per Nanda l’esordio nel mondo letterario dei traduttori, l’Antologia di Spoon River.

BobDylan-Nobel-letteraturaFaber aveva una grande considerazione di Dylan, tanto da tradurre alcune sue canzoni, da Desolation Row a Romance in Durango, la prima diventata, con il supporto di Francesco De Gregori, Via della povertà, l’altra Avventura a Durango, storia di emigrazione dove al messicano aveva sostituito il napoletano. Ma non era il solo. Lucio Battisti era un grande ascoltatore di Dylan, forse l’unico ai suoi tempi che ascoltava il poeta rock per le sue musiche (mentre Mogol fu il primo a tradurne i testi in formato canzone) tanto da affermare di aver “capito da Dylan” l’importanza fondamentale dei “rivolti”, il modo di comporre gli accordi secondo diverse posizioni delle note fondamentali.

Ma cosa avrebbe detto Fabrizio De André alla notizia del Nobel per la Letteratura assegnato lo scorso anno al musicista americano? Io lo so, perché gliel’ho chiesto.

Era il 1996, Faber era ancora vivo e attivo e Dylan per la prima volta fu inserito fra i candidati al prestigioso premio letterario. Ovvio quindi pensare a Fabrizio, che rifiutò di suonare prima di Dylan allo stadio di San Siro a Milano perché non avrebbe retto all’emozione, di confrontarsi direttamente con Dylan ma soprattutto di esibirsi davanti a uno stadio pieno, lui che ancora doveva ubriacarsi di whisky per andare in scena anche solo in un locale o un palasport. «Belìn, me la sarei fatta sotto!», aveva detto una sera a cena.

Gli diedi la notizia della candidatura e sussultò.
Che bello! È una cosa importantissima… e sarebbe anche ora che la canzone venisse considerata fonte di letteratura, mezzo per esprimersi anche letterario, e d’altronde la poesia nasce cantata.

Come valuti l’ipotesi di un Nobel a Bob Dylan?
Lo merita più di tanti altri poeti che già  sono stati premiati. E’ tra i pochi autori di canzoni la cui parte letteraria sia valida indipendentemente dalla musica. Il suo modo di scrivere ha cambiato il linguaggio, è diventato un punto di riferimento dal punto di vista letterario come da quello musicale.

 

Com’è cambiata con Dylan la scrittura?
La sua maniera di scrivere abbastanza rotta e surrealistica che prende spunto da esempi letterari come Dylan Thomas –  lui dice di no ma basta leggerlo – ha interrotto il modo piano di scrivere versi per canzone. Anche in Italia abbiamo avuto degli epigoni di Dylan, e De Gregori è quello che è riuscito meglio a seguirne le tracce. Più lui di Guccini, che in realtà è un gozzaniano.

E De André?
In verità i miei punti di riferimento sono diversi, gli stessi di Brassens: Rutebeuf, Charles d’Orleans, Eustache Deschamps e François Villon (poeti francesi vissuti tra il XII e il XV secolo – ndR.). Ma non fu Villon a introdurre in Europa la letteratura testamentaria, fu Deschamps. Ma oggi siamo in un periodo di sincretismo, di contaminazioni. Il testo di una canzone è diverso da una poesia che deve assumere in sè anche la musica, ma in un momento sincretico è giusto che si premi un poeta della canzone come Dylan.

Ecco. Questa mia piccola intervista su un tema così grande andò presto dimenticata sulle pagine di un giornale il 29 settembre 1996. Averla ritrovata, profetica, dopo vent’anni è stato un immenso piacere, e i grandi piaceri vanno condivisi con gli amici.

Giò Alajmo

(c) 2017

CONDIVIDI

Giò Alajmo ha la stessa età del rock’n’roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here