Una vita. Brizé da Maupassant

Immaginarsi una vita da un'espressione in un quadro

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Una vita
di Stéphane Brizé
con Judith Chemla, Jean-Pierre Darroussin, Yolande Moreau, Swann Arlaud, Nina Meurisse
Voto 7

Dallo stesso regista di La legge del mercato un film completamente diverso nel tempo e nello spazio, ma simile nello sguardo: un’operazione di ulteriore raffreddamento di Una vita  di Maupassant, uscito come feuilletton nel 1883 e giudicato da Tolstoj secondo nello scavo sociale solo ai Miserabili di Hugo. È focalizzato (anche in un curioso formato cinematografico) su una figura femminile: Jeanne le Pertuis du Vauds, nobile, seguita per frammenti dalla gioventù (primi anni dell’800) alla vecchiaia mentre compie tutti i passi sbagliati della sua vita: accettare di sposare un pessimo marito scelto dai genitori, vedere che mette incinta la serva, perdonarlo, assistere mentre la tradisce con un’amica, vederlo morire dopo che il tradimento è stato scoperto e infine crescere e difendere il figlio di quel disamore che rivelerà di avere ereditato il nichilismo della madre e il senso di distruzione del padre: e infine subirlo mentre dissangua il patrimonio di famiglia con una serie di scelte stupide e tragiche. L’ottusità animale con cui la nobile fanciulla insiste nel suo non-vedere il mondo che cambia (e che la trita) è congelata da una regia attenta a non personalizzare mai questa vita, come se avvenisse su uno sfondo “necessario”: dovrà consumarsi in un’accettazione non giudicante. O in una follia.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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