Davide Van De Sfroos diverte (ma non riempie) San Siro

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Davide Van De Sfroos
Davide Van De Sfroos a San Siro il 9 giugno 2017 - © Foto: Riccardo Medana

Ci saranno state sì e no ventimila persone per Davide Van De Sfroos a San Siro? Beh, peccato per chi non c’era, perché il concerto del cantautore lariano nel tempio della musica è stato davvero trascinante. Una scaletta incredibile che pesca quasi trenta brani scritti in vent’anni di carriera, regalando chicche che da tempo non si sentivano dal vivo.
Tre band diverse alternate lungo quasi tre ore di musica: dai giovanissimi Shiver Folk a I Luf, con tanto di propri fan club al seguito dalla Val Camonica e non solo, fino alla Gnola Blues Band integrata da due musicisti storici come Angapiemage Persico al violino e Michele Papadia alle tastiere.
Stare nella pancia del concerto, sotto il palco di San Siro, fa sempre un certo effetto ma a guardarsi attorno c’è sempre la stessa atmosfera familiare che si respira da quindici anni a questa parte a uno show di Davide Van De Sfroos.
C’è chi è venuto da Trento e chi dal Molise, chi dalla capitale e lo sbandiera con orgoglio, ci sono gli onnipresenti fan della Sardegna e poi naturalmente tutto il popolo laghèe, svizzero, lariano e varesino da cui tutto è partito. Insomma c’è un clima di festa e il pubblico variegato lo dimostra: almeno tre generazioni sono rappresentate.

Le danze si aprono alle 20.45 con Davide che sale sul palco assieme agli Shiver Folk, la band che lo aveva accompagnato nell’ultimo tour acustico facendogli ritrovare la voglia di essere un folk-singer e dando nuova linfa agli arrangiamenti del suo repertorio. Il quintetto di Lecco capitanato da Lorenzo Bonfanti lo accompagna per le prime sei canzoni e si tratta di un set davvero strepitoso: Lo sciamano e La balada del Genesio, a cui seguono le prime parole “In qualche modo mi sembra di conoscervi uno a uno”.
In scaletta ricompare Televisiòn e dallo stesso album del 2001 anche una travolgente Grand Hotel, canzone che si presta perfettamente al ballo collettivo al pari di Nona Lucia. Nel mezzo l’intensissima Il costruttore di motoscafi, che proietta sulla Scala del calcio le acque del lago di Como.
Le inconfondibili note di De sfroos preparano l’entrata in scena de I Luf, band di otto elementi fondata da Dario Canossi che regala fantasia e colore agli arrangiamenti di El diavul, altro brano che dal vivo mancava da tempo, La ballata del Cimino e Il duello. La seconda parte targata Luf è la più emozionante dell’intera serata con l’esecuzione di E semm partii, El mustru e Il figlio di Guglielmo Tell, prima di chiudere con El Carnevaal de Schignan.
A questo punto Davide rimane da solo sul palco a intonare Ventanas chitarra e voce per poi chiamare gli amici Anga e Michele Papadia ad accompagnarlo su 40 Pass: un’interpretazione davvero struggente nella cornice di San Siro, con l’immagine della Madonnina del Duomo a troneggiare sul maxischermo.
Su La figlia del tenente entra in scena la Gnola Blues Band, capitanata dall’inconfondibile tocco chitarristico di Maurizio Glielmo, per regalare torride versioni di Cau Boi e Il paradiso dello scorpione, a cui si aggiunge l’armonica di Fabio Treves. Il gran finale ha ancora in serbo Akuaduulza, la canzone manifesto Pulenta e galena fregia e le sfrenate Hoka Hey e Cyberfolk, prima della conclusiva La balera con la bellezza di ventuno musicisti sul palco.

Chiudiamo con un’esauriente photogallery realizzata da Riccardo Medana.

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Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino – Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l’arbitro) le altre mie passioni.