Le Iene, una questione di credibilità

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La credibilità è una merce di scambio. È un patto silenzioso fra un mittente che offre un servizio e un destinatario che chiede serietà e correttezza. È un’equazione. Più si è precisi, maggiore sarà il ritorno in termini di attendibilità e più si è attendibili, maggiore sarà la credibilità che ti verrà attribuita. L’infotainment in TV non sempre è costretto a seguire queste regole alla lettera per avere un riscontro, rimanendo vittima consapevole dei meccanismi che sovvertono quest’equazione, magari perché l’attendibilità è un fine secondario all’intrattenimento, dal quale l’utente finale non si aspetta poi tutta questa precisione. O no?

Siamo ormai a conoscenza del fenomeno Blue Whale e di come il servizio delle Iene andato in onda il 14 maggio abbia richiamato l’attenzione su un fenomeno salito agli onori della cronaca russa, scatenando un’onda anomala di panico e incredulità anche in Italia. All’indomani della puntata, in molti, fra cui anche il Corriere della Sera, hanno messo in dubbio la veridicità della notizia, condita da un’abbondanza di immagini e sequenze video cruente di ragazzi che si lanciano nel vuoto, in perfetta linea con lo stile narrativo del programma. L’indignazione per questa mancanza di fiducia è stata tale da spingere Parenti & Co. a rimandare in onda il servizio in una delle puntate successive.
Il tamtam non si è arrestato e i fiumi di inchiostro virtuale sono straripati fra sarcasmo e allarmismo, finché un video sulla pagina Facebook Alici come Prima ha informato con dovizia di riferimenti e particolari, che le immagini usate dalle Iene non si riferivano affatto al Blue Whale, ma ad altri episodi; in un caso si sarebbe addirittura trattato di un falso.
Intervistato dal Fatto Quotidiano, la iena Matteo Viviani riconosce la leggerezza, ma sostiene che la sostanza non cambia. Intanto, la pagina Facebook delle Iene si affretta a ringraziare il blogger e a dissimulare la questione, sventolando la bandiera dell’impegno sociale che giustifica i mezzi.
Massì, d’altronde forse non bisogna per forza cercare il pelo nell’uovo. Peccato che, secondo molti commentatori, si tratta di un’intera parrucca. Sono tante le accuse di pressapochismo che riesumano un altro fastidioso “scheletro nell’armadio” delle Iene, ovvero il caso stamina che in passato richiese una loro presa di posizione. E così, per qualche leggerezza in nome dell’entertainment, il lavoro di inchiesta si vanifica quando scatena l’indignazione di chi giustamente pretende la precisione.

Al palo non resta la notizia, che c’è ed è ribadita dalla Polizia, oltre che da un nuovo arresto in Russia di un presunto curatore, come riporta la pagina delle Iene. A lungo andare è la credibilità del programma a soffrirne, minata dall’eventuale accumularsi di queste “microscopiche” leggerezze, che insinueranno sempre quel piccolo, antipatico dubbio nello spettatore. E memore dei precedenti magari si chiederà e decreterà fra sé e sé: “Ma sarà proprio tutto esattamente così? Vabbeh, chi se ne frega, è solo uno show, mica fanno informazione”.

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Classe ’86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione.
Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.

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