Cinema, musica e giornalismo: parola di Andrea Morandi

235
0
Foto di @Andrea_Morandi

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Andrea Morandi, giornalista e critico musicale, collaboratore di Ciak e La Repubblica, nonché autore del libro U2 The Name of Love, tradotto anche in Polonia, e di Io Vagabondo, storia di Beppe Carletti, storico tastierista dei Nomadi.

Secondo te, Andrea, in un mondo ormai dominato dai social, dove ognuno può esprimere e influenzare le masse molto velocemente, il ruolo del critico musicale della carta stampata ha perso valore, o al contrario è oggi ancora più importante?
Dipende. Se fatto con onestà e serietà può servire ancora per capire cosa sta succedendo sulla scena musicale, in realtà però con i giornali che vendono sempre meno l’influenza del web è sempre più forte, anche se confusa. In futuro però credo che in questa giungla di social e commenti servirà sempre più una guida, un punto di riferimento per chi vuole ascoltare buona musica e non può trascorrere le sue giornate sul web. Credo ci sarà un ritorno non tanto della carta stampata ma delle figure di riferimento.

A proposito di cinema, cosa pensi del cinema italiano degli ultimi dieci anni? Vedi grandi potenzialità?
Il cinema italiano ha grandi potenzialità, ma in questo Paese siamo ammalati di provincialismo e esterofilia. Significa che un prodotto mediocre che viene dagli Stati Uniti verrà sempre valutato più di un buon prodotto italiano. E accade anche con le serie: in Italia storciamo il naso davanti a 1993 mentre è venduto in oltre cinquanta Paesi. Con il cinema di Sorrentino è accaduto lo stesso: Martin Scorsese lodava La grande bellezza mentre qui la facevamo a pezzi. Così non si va da nessuna parte e credo dobbiamo imparare dai francesi, che fanno sistema e difendono i loro prodotti.

A proposito di musica, ovviamente ti conosciamo come cultore degli U2 da parecchi anni. Cos’hai provato quando hai incontrato Bono e The Edge a Milano nel 2014?
All’inizio preoccupazione, timore di essere deluso. Poi, durante un pranzo lungo quasi due ore, la certezza di trovarmi davanti a due persone vere e non a due personaggi finti ha fatto passare in secondo piano tutto il resto.

Foto @morandi_andrea

Credi che gli U2, oggi, abbiano ancora dentro di sé il famoso fuoco indimenticabile, hanno ancora tanto da dire?
Il fuoco non può essere lo stesso, sarebbe da preoccuparsi. Vedo il nuovo tour e penso a una grande volontà di rimanere legati al proprio tempo, capirlo e analizzarlo. Non mi sembra stiano facendo come i Rolling Stones, pronti a rimettere in scena il loro mito e poco altro. Staremo a vedere.

Parliamo, ora più in generale di musica.. gruppo ed artista che consiglieresti dai tuoi ascolti, e frequentazioni, nell’ultimo anno, anno e mezzo? L’artista musicale che più ti ha colpito in una tua intervista negli ultimi anni?
In generale direi che Kendrick Lamar – con cui proprio gli U2 hanno collaborato – negli ultimi anni sta facendo grandi cose, mescolando musica e politica. Mi ha colpito molto Damien Rice, incontrato in Islanda qualche anno fa, perché ha deciso di non piegarsi al mainstream ma di fare solo e sempre di testa sua. Non è così scontato.

Revisione a cura di Claudia Assanti

CONDIVIDI

“#U2NewsIT: l’hashtag italiano per le notizie sugli U2 nel mondo” in collaborazione con U2360GRADI.it (@U2360gradi) | U2 Breathe (@U2_Breathe) | U2 – In The Name Of Love 2 U (@U2ITNOL2UU2) | *I Love U2* [FB] | Le Migliori Frasi Degli U2 [FB]