“Witness”, il disco della (troppa) maturità di Katy Perry

1998
1

Witness
di Katy Perry
Capitol Records
Voto: 5 e mezzo

Quando ho saputo dell’uscita del nuovo disco di Katy Perry, a 4 anni di stanza da Prism, ero veramente curiosa. Ogni volta che mi ritrovavo a canticchiare una canzone, spessissimo era una sua hit, quindi ero pronta ad un disco in stile Perry: scanzonato, furbo, deliziosamente pop e ballabile. Invece, ascoltando Witness, le mie aspettative sono state ampiamente deluse. E lo dico con rammarico, poiché Katy è brava e sa bene come si confeziona un buon disco, con uno stile che  alcuni potrebbero definire troppo commerciale, ma sicuramente adatto allo scenario attuale, guadagnando diversi punti su molte colleghe.

Katy voleva chiaramente che questo disco fosse quello della svolta, quello della maturità. Un disco impegnato e variegato. Purtroppo però, se non ti chiami Bruce Springsteen o Bob Dylan, bisogna stare molto attenti a trattare certe tematiche. Anticipato dal singoli Chained To The Rhythm, Bon Appetit e Swish Swish (bieco riferimento a Taylor Swift celato come canzone sul bullismo), a parte questi brani più trascinanti (soprattutto Bon Appetit), e un paio di buone ballate (come quella in chiusura del disco, Into Me You See e Miss You More), non ci sono brani rilevanti o che restano in testa come ci ha abituati Katy. L’intento del cambiamento è comunque apprezzabile, ma sembra fin troppo studiato e poco spontaneo, cosa che ha contraddistinto i lavori precedenti. Se per avere credibilità è necessario parlare di poltica, di Trump, e temi sociali molto attuali, forse c’è un problema di fondo. Perché è questo che si ritrova scandagliando i testi delle 15 tracce di Witness. E nemmeno la mano sapiente di Sia riesce a dare il guizzo decisivo ad un lavoro che non lascia il segno. Non bastano un paio di singoli buoni e due brani come intro (Witness e Hey Hey Hey) che funzionano per definire un disco riuscito. I testi sono sicuramente di un livello superiore e degni di un lavoro che arriva dopo anni di carriera a livello mondiale, ma abbinati alla musica puramente pop stridono quasi, non sono ben amalgamati. C’è una distinzione netta fra l’essere appunto scanzonati e impegnati, come se le due cose non potessero andare di pari passo e come se, dopo i primi brani, Katy volesse chiudere col passato in modo brusco dando una nuova immagine di se, che rischia di non essere del tutto veritiera.

A fine ascolto, si sente molta, molta nostalgia della Katy di I Kissed a Girl e Roar. Cambiare si può, ma senza snaturare ciò che si è.

TRACKLIST WITNESS
01. Witness
02. Hey hey hey
03. Roulette
04. Swish swish (feat. Nicki Minaj)
05. Déjà vu
06. Power
07. Mind maze
08. Miss you more
09. Chained to the rhythm (feat. Skip Marley)
10. Tsunami
11. Bon appétit
12. Bigger than me
13. Save as draft
14. Pendulum
15. Into me you see

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Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.
  • Nick Sury

    Hai espresso bene quello che ho pensato anche io, disco apprezzabile, ma manca la Katy del passato (e non per fare quello che dice che non è più come ai tempi di mi fist). È ben fatto, ma non è ciò che ci si aspettava da lei.