I-Days di Monza: ottima musica, pessima organizzazione

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Foto tratta dalla pagina Facebook degli I-Days

Organizzare un festival non è semplice, soprattutto uno come gli I-Days che, in quattro giorni, han portato e porteranno all’autodromo di Monza più di 200.000 persone. I numeri testimoniano un grandissimo successo, è fuori discussione. Ma si tratta di un successo costruito sulla fatica di chi dovrebbe “godere” di questo servizio: il pubblico.

Che qualcosa non fili liscio lo si capisce non appena si arriva al parco. Nei giorni precedenti chi ha acquistato il biglietto ha ricevuto diverse e-mail dagli organizzatori che li invitava a presentarsi con ampio anticipo a causa degli importanti controlli di sicurezza previsti (oltre a vietare una serie infinita di oggetti, quasi come si trattasse di un controllo in aeroporto: questa ormai è una regola per ogni concerto). Tutto molto giusto visto il periodo storico in cui viviamo, peccato però che di questa fantomatica sicurezza non si sia vista nemmeno l’ombra. E forse è stato un bene perchè avrebbe reso ancor più difficile l’ingresso.
Su ogni biglietto infatti era scritto un colore, che indicava un percorso da seguire per entrare nell’area concerto e smistare automaticamente le persone (lo si vede a questo link). Piccolo problema: una volta arrivati all’ingresso gli addetti incolonnavano automaticamente tutte le persone nella stessa direzione a prescindere dal colore del biglietto. Questo ha causato un grandissimo ingorgo al momento del primo controllo “sicurezza”. Ingorgo che, a causa del caldo torrido, ha comportato degli svenimenti alle persone in coda, ma l’assenza totale di personale addetto (Croce Rossa o simili) ha fatto sì che queste persone rimanessero in balìa della folla che avanzava, fortunatamente in maniera molto civile.

Uno dei punti di orgoglio dell’organizzazione è stato l’utilizzo di metal detector all’ingresso, che sì, erano presenti, ma che non han prodotto, come’era da aspettarsi, alcun effetto: chiunque aveva con se cellulari, chiavi o semplicemente monete che facevano suonare i detector come se fossero delle suonerie di un telefono, sotto il pieno disinteresse degli addetti alla sicurezza. La ciliegina sulla torta è stata raggiunta però al momento del controllo degli zaini con quello che sembrava essere il responsabile di turno che continuava a ripetere: «Fate in fretta, fate passare che se no qui facciamo notte».

Posted by I-Days on Samstag, 17. Juni 2017

Ma il meglio doveva ancora venire. All’interno dell’area concerto, per comprare da bere o da mangiare, era necessario utilizzare dei token: coupon dal valore di 3€ cadauno che sostituivano l’utilizzo del denaro. Per fare un esempio, una bottiglietta d’acqua valeva mezzo coupon, mentre la birra due. L’acquisto minimo era di 15€ e non era previsto alcun rimborso. I bar erano assolutamente insufficienti per soddisfare tutti e questo ha comportato una media di 30 minuti di attesa per acquistare i token ed almeno un’ora di coda per acquistare una birra. L’acqua invece non è stato sempre possibile comprarla perchè quasi tutti gli stand non potevano soddisfare tutte le persone e la finivano immediatamente. Questo è il punto, a mio parere, più grave: non è ammissibile che a 80.000 persone non sia permesso di prendere una bottiglietta d’acqua. L’acqua è un bene indispensabile, soprattutto in una giornata torrida da oltre 30 gradi.

Certo, quello del promoter non è un mestiere facile, non è possibile prevedere tutto e fare errori è umano. Ma farli seguendo l’ossessione dei grandi numeri a discapito della tutela del pubblico è troppo superficiale. Fortunatamente tutto questo non ha compromesso la bellezza dello spettacolo con delle band stratosferiche che si sono esibite sul palco: la prima sera i Green Day hanno entusiasmato, la seconda i Radiohead hanno proposto un concerto incredibile e ieri sera grandi set di Linkin Park (nella foto di apertura), Blink 182 e Sum 41. Stasera chiusura con una line-up studiata apposta per “acchiappare” il pubblico dei teen, con Justin BieberMartin Garrix e Bastille. La sintesi è questa: ottima musica, pessima organizzazione.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.
  • Alecs

    No ragazzi, io vorrei fare i complimenti alla ottima organizzazione…ne ho visti di concerti e quello di sabato per me è stato il meglio organizzato in Italia!!

  • Nicola Galtarossa

    Inoltre per uscire dal parco avevi bisogno del cellulare perché la strada non era illuminata!il mio zaino è stato controllato come a tutti quelli che erano prima di me!secondo me è stato organizzato bene per l’afflusso delle persone