Token, parcheggi, capienza, sicurezza. Ma ci state perculando?

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Era una vita fa, metà anni Novanta a New York. Un dirigente di una casa discografica a un certo punto mi domandò: «Ma tu lo sai qual è il vero business dei concerti?». I biglietti, il merchandising, i dischi che si venderanno in seguito (già, si vendevano ancora i dischi e spesso le case discografiche finanziavano i tour proprio con questo obiettivo!)?

«No, niente di tutto questo», replicò lui. «Il vero business sono i parcheggi e il bar».

Non lo scopriamo certo oggi che nello showbiz gli americani sono sempre stati avanti: loro avevano già inventato i token. E parcheggiare è sempre stato carissimo, a Los Angeles come nel New Jersey.

Ora, oltre a cercare di metterci in pari con il costo dei biglietti (che rincarano anno dopo anno, a volte in modo spropositato), proviamo a farlo anche con queste operazioni collaterali. Che saranno pure “collaterali”, ma portano nelle tasche dei promoter una montagna di quattrini.

Dopo le polemiche scoppiate nei giorni scorsi, ormai tutti o quasi hanno imparato cosa è un token (chiamarlo così è decisamente più fico che “gettone”, parola che fa subito provincialotto). In pratica sostituisce il denaro, l’amato (o odiato, dipende dai punti di vista) euro. Anche se di solito ne occorrono almeno 15, di euro, per procurarsi un gruzzoletto minimo di token: li vendono a blocchi di 5, e siccome costano 3 euro cadauno, ecco spiegati i 15 euro.

Qui arriva il primo inghippo: se io voglio comprare una semplice bottiglietta d’acqua, che di norma costa un euro e mezzo, devo dargli un token. In teoria dovrebbero esserci i mezzi token, ma dicono che non li hanno o che sono finiti. La soluzione è prendere due bottigliette. Peccato che con le nuove regole di sicurezza gli addetti al bar siano obbligati a dartele senza tappo, così devo tenerle in mano per forza. Quindi che fare? O ne regalo una a qualcuno, oppure rinuncio al mio mezzo token. Il che vuol dire pagare una bottiglietta d’acqua 3 euro.

Ma non è finita qui: se a fine serata mi restano in tasca dei token, nessuno li riprenderà indietro restituendomi l’equivalente in euro. Per di più è specificato che valgono solo il giorno del concerto, quindi se la manifestazione dura più di una giornata, ogni volta dovrò ricomprarne una dotazione… Insomma, il meccanismo è un po’ perverso e a senso unico e mi stupisce che finora non si sia mossa alcuna associazione di consumatori, quantomeno per chiedere spiegazioni.

Uno dei punti a vantaggio del token, stando a chi lo vende, è che velocizzerebbe le operazioni. Certo, in teoria è così. Peccato che in pratica se dietro non c’è una buona organizzazione il caos è garantito ugualmente. Prendiamo ad esempio cosa è successo agli I-Days di Monza, in particolare la sera del concerto dei Linkin Park (ve ne abbiamo già parlato). Code infinite, acqua finita, incazzature a gogò. Ma questa foto, e quelle che pubblichiamo in chiusura di post, spiegano meglio di mille parole…

Token, parcheggi, sicurezza

Poi c’è il problema parcheggi. Per questioni logistiche spesso sono molto lontani dalla venue in cui si svolge il concerto. Questo è comprensibile. Meno comprensibili certe cifre richieste: ci è stato segnalato il caso del parcheggio più vicino al palco degli I-Days pagato, per la serata dei Radiohead, la bellezza di 42,76 euro (30 di parcheggio, 8,99 di raccomandata per spedire il tagliando e 3,77 di commissioni. Curiosamente la sera dopo lo stesso parcheggio costava 20 euro + spese).

A Modena i costi saranno decisamente più abbordabili, 10 euro, però uno di quelli più “comodi” (comunque a oltre 2 km dal luogo del concerto), riservato agli iscritti al fan club, ne costerà 25 (15 per le moto, 50 per i camper). È vero che in teoria con quella cifra si ha il diritto di rimanere dalle ore 15 del 26 giugno alle ore 12 del 2 luglio, ma se uno arriva il giorno del concerto paga comunque 25 euro.

Certo, in casi come questi meglio lasciare a casa l’auto e muoversi con i mezzi pubblici. Tutti consigliano, giustamente, il treno. Salvo poi far pagare un ulteriore balzello di 5 euro per essere portati dalla stazione al parco (sempre I-Days). Oppure ritrovarsi in una bolgia infernale e non riuscire nemmeno a salire sul treno, come è successo a Imola dopo il concerto dei Guns N’Roses (in questo caso ovviamente la colpa è di Trenitalia).

E arriviamo alla questione sicurezza, in questo periodo sentita più che mai e sacrosanta per garantire l’incolumità di tutti noi. Tutto sommato forze dell’ordine e organizzatori stanno lavorando bene. Ovvio, un po’ di code in più, controlli che a volte sono piuttosto snervanti e magari elenchi un po’ eccessivi di cose che non si possono portare. Ma ci sta. Il fatto è che non si capisce come mai tra gli oggetti proibiti ci siano, per esempio, macchine fotografiche professionali, e poi l’area del concerto sia piena di persone dotate di reflex (non sto parlando di fotografi regolarmente accreditati). Mentre altri oggetti non sono nelle liste ma te li sequestrano ugualmente, come i power bank, cosa che ha fatto incazzare parecchie persone anche perché di norma costicchiano abbastanza.

Parlando dei token, dicevo che se uno porta con sé una bottiglietta d’acqua è obbligato a togliere il tappo. In realtà a Firenze per i Radiohead si potevano evitare i token pagando direttamente in euro ai numerosi venditori (suppongo autorizzati) che passavano in continuazione tra il pubblico: 5 euro una birra. Considerata la situazione, il prezzo ci sta. E comunque non c’erano alternative, dato che (anche qui) già a metà concerto era praticamente impossibile trovare acqua. Il fatto è che la birra te la davano direttamente nella stessa lattina che all’ingresso veniva sequestrata.

In ogni caso, per quanto accurati possano essere i controlli, qualcosa sfugge sempre. Poi ci sono gli imbecilli, che dalla lezione di Piazza San Carlo a Torino pare non abbiano imparato niente. L’altra sera mentre Justin Bieber stava ultimando la sua esibizione a Monza, sul lato sinistro del palco qualche idiota ha lanciato una fialetta irritante creando attimi di panico. Per fortuna gli addetti alla security sono prontamente intervenuti tranquillizzando il pubblico e riportando la situazione alla normalità.

Chiudo con un’annotazione numerica. A Milano si è parlato fino allo sfinimento del famoso “numero chiuso” in Piazza Duomo per Radio Italia Live. Persino il sindaco Sala si è fatto sentite: 23.500 persone, troppo poche! Poi arriva il giorno del concerto. Scopri che alle 23, poco prima della fine, i varchi sono ancora aperti e continua a entrare gente. Dentro c’è la solita calca, la piazza è piena come di consueto, praticamente impossibile spostarsi se non ai lati… A questo punto i casi sono due, o il conteggio delle persone non c’è stato. Oppure con 23.500 persone Piazza Duomo è piena come un uovo. Personalmente propendo per questa ipotesi… Ma se le cose stanno così, i famosi 80, anche 100mila spettatori degli anni scorsi cos’erano, l’ennesima bufala? A questo punto mi sa che bisogna rivedere tanti conteggi, almeno dei grandi appuntamenti dove non si paga alcun biglietto.

token, parcheggi, sicurezza

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".
  • Carl

    le solite cose fatte all’italiana: mega spettacoli ma l’organizzazione al minimo (minimissimo) sindacale. Eppure raddoppiando casse e bar sono sicuro che gente andrebbe il doppio al bar perchè, non essendoci fila, sarebbe più propensa anche a spendere o bere qualcosa. Ma fallo capire agli organizzatori… non ci arrivano proprio…

  • Alex Altieri

    Perchè sequestrano i powerbank? Dove sta scritto?

    • Lady Libby

      Perchè gli “addetti alla sicurezza” degli iDays, ragazzini probabilmente presi con i voucher, al massimo possono sorvegliare una sagra della castagna in un paese alla periferia del mondo… e pure lì combinerebbero casini!

      • Alex Altieri

        Ma non è scritto nella circolare, che diritto hanno di sequestrare il powerbank? Lo sequestrano come oggetto pericoloso?
        A questo punto, o si crea una lista fatta per bene di tutti gli oggetti, altrimenti c’è la possibilità che mi dicano che magari anche la cinta che indosso è pericolosa? le scarpe? la collanina?
        Entro nudo al concerto?

        • Elvio Basello

          A me anni fa volevano far lasciare le chiavi di casa.. per paura che le lanciassi.. fai te..

  • Lady Libby

    Condivido il punto 1 (i mezzi token esistono, resta comunque una truffa costringere a pagare una bottiglietta d’acqua 15 euro, che si aggiunge all’infamia dei parcheggi. Solo in Brianza!). “Completo” il punto 2 perchè c’erano dei piccoli cart (tipo quelli da campo da golf) che gironzolavano per l’autodromo, insieme ai motorini che ci facevano illegalmente mangiare i fumi dei loro scarichi. Il punto 3 mi vede completamente in disaccordo! Un’organizzazione non fallisce solo quando qualcuno si fa male, fallisce quando ci sono 2 baretti che dovrebbero servire decine e decine di migliaia di persone che sono obbligate a servirsi almeno due volte delle “strutture” (ahahahahaha… la parola giusta sarebbe “gazebo”). Non ci vuole di certo Einstein per capire che solo un idiota penserebbe una cretinata del genere! L’organizzazione si è mostrata assolutamente non all’altezza, non capace, non intelligente, sicuramente arraffona e truffaldina.

  • Massimo Merati

    Io ho portato le figlie a Justin Bieber e la mia esperienza (in una giornata da 45k e non 80k come Linkin Park) è stata:
    POSITIVO
    – Nessuna coda al cibo, e prezzi abbordabili (i punti ristoro erano tantissimi, io poi al golden circle avevo quelli dedicati, ma sono andato anche fuori più volte). L’acqua costava 1,5euro e tutti i token avevano una fessura diagonale per staccarne
    solo mezzo. Anche perchè oltre all’acqua, molte cose costavano tipo 1
    token e mezzo. L’unico prezzo senza senso era appunto la coca cola che
    costava 4,5 euro. Panini e cibo a 6 euro non è scandaloso.
    – Molto personale all’interno per assistere i ragazzi in caso di problemi.
    – Acustica veramente impeccabile, rarissimo per eventi di questo tipo
    NEGATIVO

    I controlli erano fatti all’acqua di rose. Quelli corporali affrettati e
    solo ai maggiorenni, le mie figlie sono entrate senza controllo. I
    controlli agli zaini fatti da ragazzi che mi sembravano più focalizzati
    su aspetti economici che sicurezza (la caccia al tappo per le bottiglie e
    al cibo e poi lasciavano ombrelli, ed oggetti ben più pesanti e
    pericolosi).
    – Nessun idrante (solo uno laterale che
    serviva il 5% delle persone) in una giornata torrida e cibo (soprattutto
    acqua) venduto solo lontano, quindi se bevi perdi il posto.
    – Alcolici venduti a tutti (con cartello si vendo sopra i 16 anni, quando la legge dice 18)
    – Gli unici venditori itineranti erano quelli di sigarette, che regalavano ai ragazzini anche il kit filtro + cartine

  • Oppure, se ancora dopo anni che andate ai concerti, non avete imparato cose come:

    1) arrivare prima
    2) parcheggiare in zone non prossime all’evento o usare mezzi di trasporto pubblici
    3) portarvi sempre almeno DUE TAPPI di scorta per le bottiglie (cavolo l’ho imparato a 12 ANNI questa cosa!) occultati
    4) non portarvi cose inutili a un festival e tenete spenti i cellulari, non morite se non fate una diretta live ogni DUE MINUTI
    5) portarvi il mangiare (adeguato e a norma con le regole di sicurezza) da casa
    6) non partire subito appena finito il concerto, ma far defluire il grosso
    7) che troverete sempre dove mangiare meno e meglio FUORI dall’area del festival, vi fermate prima o dopo il concerto, potete resistere qualche ora
    8) che se volete partecipare a un QUALSIASI grande evento, siete dei poveri illusi se sperate di trovare a POCO qualcosa in questo ambito

    La legittima domanda è: ma che ci ANDATE A FARE a giro? state a casa e scaricatevi lo streaming del concerto live da qualche sito, perché è il massimo a cui probabilmente potete ambire, se vi lamentate per QUALSIASI cosa….

    • Stefano Quaranta

      9) acqua calda…hai altri suggerimenti utili per il futuro? Se ospiti a pagamento 80.000 persone con 35 gradi io direi che almeno non farle morire di sete è il minimo…ma tu probabilmente sarai un cammello oppure hai trovato la soluzione anche a questo annoso problema del dover bere ogni tanto…

      • se leggi sopra, sono ANNI che mi porto regolarmente acqua dietro, mai sequestrata, tappi occultati, mai rimasto come un bischero con la bottiglia aperta in mano.
        Poi, se hai sete, stai tranquillo che BEVI anche l’acqua non fresca, a meno che non abbia un altoforno dell’ILVA come zainetto, l’acqua si mantiene a temperature umane

        Lo so, è fatica leggere il cammellese….

        • Stefano Quaranta

          Sei chiaramente un cammello…bravo

          • E riesco pure a passare dalla Cruna di un Ago, pensa

          • Stefano Quaranta

            Sei il più figo di tutti i cammelli

  • Alice Restani

    Ho partecipato al concerto dei Guns ad Imola…tutto bello, a parte il prezzo esageratissimo dei Token (infatti io e la mia combriccola abbiamo pagato l’università ai figli di almeno due bibitari, a furia di comprare acqua a 2€) e il fatto che ai controlli di sicurezza siano state sequestrate le creme solari. Ora. Per carità, le creme spray ci può stare…ma pure quelle in crema? Non so quante persone k.o. per colpa di scottature ed insolazioni….e se quelli della security, per ovvie ragioni, proprio non si fidavano delle creme portate da casa, potevano benissimo vendere le monodosi di crema solare negli stessi stand dove si vendeva l’acqua..no?

  • webinitaly

    La coda a qualsiasi gazebo durante il concerto dei guns n roses sembrava una corsa agli aiuti umanitari. Lentezza, poco personale e gli immancabili animali che rendono il nostro un paese affogato nella sua stessa arroganza.