Rag’n’Bone Man, tanta sostanza in concerto a Roma

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Ci sono concerti a cui vai per caso, ci sono concerti di cantanti di cui sai a memoria anche le demo mai rilasciate, ci sono concerti a cui vai perché devi portarci una lady e poi ci sono i concerti estremamente boh.
Non sto a perdere tempo tanto se vi faccio questo preambolo sapete già in quale categoria ricade questo quindi veniamo al dunque: è stato STRANO. Ma non in senso positivo. Ma non in senso negativo. Strano e basta.
Già il semplice fatto di andare completamente impreparato come la semiquasi totalità degli astanti perché alla fine «Ao ma è quello de AIMOLLIIUMANAFTEROLL!» ti lascia comunque quel senso di evento di consumo e di passaggio, quell’artista che faceva figo avere sul giornale il giorno dopo perché ha sbancato ogni radio possibile e immaginabile ma che alla fine si limiterà ad essere una meteora.
All’equazione aggiungeteci anche un pubblico praticamente nullo e un buco immenso tra settore A (ma non era sold out) e settore B che ha portato all’impatto visivo da Sagra del pesce azzurro Martinsicurese penalizzando, neanche poco, il risultato finale di una serata con un potenziale veramente interessante. Per intenderci, sembrava quasi vedere il live dall’esterno creando quella percezione straniante da film hitchockiano (si proprio La finestra sul cortile) che non ti fa mai sentire parte integrante del momento.
Ok, detto così sembra che lo stia demolendo.

Il concerto di Rag’n’Bone Man inizia con discreto ritardo, una duchessa di Cornovaglia incita a dar via alle danze con alacrità e sul palco sale quel ragazzino trentenne con la barba da Dio Norreno ma il volto da bimbo che decide che stasera le cose si fanno a modo suo. E che fai? Gli dici di no?
Si prende il suo tempo con una scaletta non lunghissima ma incanta senza nessun problema il pubblico presente in un crescendo emotivo da pelle d’oca che spazza via ogni incertezza: Rory, proprio come Hitchcock, è in grado di renderti spettatore attivo di un qualcosa che non puoi toccare con mano, qualcosa che accade e tu devi semplicemente accettarlo. E se questo è il risultato azzarderei anche un “per fortuna!”
Potrei stare un’ora a sciorinare una lista immensa di aggettivi per descrivere un uomo che con la voce fa quel che vuole e in maniera clamorosa, un uomo che passa dal blues al rock al rap il più delle volte senza soluzione di continuità, che alterna una voce tipicamente nera ad una bianca tradizionale, che scende a prendere delle note in cantina e un secondo dopo le va a riprendere in orbita.
Sulle note di Human parte il momento da live vero e proprio con un pubblico in visibilio che canta e si sgola anche con un pizzico di rimorso per aver sprecato l’opportunità di godere appieno di un evento che avrebbe meritato di più.
Molto di più.
Potrei, o meglio, dovrei cercare di spiegare meglio, lo so: il mio lavoro sarebbe quello di tradurre in parole certe sensazioni, sarebbe tradurre in parole il mio sguardo esterrefatto, sarebbe tradurre in parole quel paio di occhi marroni sotto una testa mora e mossa persi ad osservare e a contemplare la potenza sublime (nell’accezione che darebbero Wordsworth e Blake al termine) di quelle corde vocali quasi come a dire: «Ok dov’è il trucco?».
Concede un encore chiesto silenziosamente e poi lascia il palco senza momenti plateali, fa il suo cantando e si ferma a parlare solo per spiegare qualche retroscena o ringraziare il pubblico.

Non male quindi per lo stracciarolo dell’East Sussex, il ragazzo ha un margine di crescita immenso: la tecnica c’è, la potenza c’è, la grinta c’è e anche a livello creativo sembra messo molto bene, se imparerà a essere più a suo agio con il suo pubblico abbiamo davanti tutti gli ingredienti per un potenziale crack musicale. L’artista c’è, i numeri cresceranno, la celebrità si farà.
He’s only human afterall…

Di seguito la photogallery del concerto a cura di Danilo D’auria.

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Uomo dell'anno 2006 secondo il Times,Procrastinatore olimpico, radio speaker senza seguito, drogato di musica e cinema, calamita per gente al limite del caso umano. Ma ho anche dei difetti. Ah e scrivo articoli.