Willie Nile lo omaggia, Bob Dylan apprezza “positivamente”

Esce oggi il nuovo album del glorioso artista di Buffalo, per la prima volta in carriera impegnato a omaggiare un illustre collega. Positively Bob – Willie Nile sings Bob Dylan offre dieci interpretazioni di altrettanti classiconi scritti dal neo premio Nobel che, dal suo profilo Facebook, ha “benedetto” a sorpresa il lavoro del collega

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Positively Bob – Willie Nile sings Bob Dylan
di Willie Nile
River House Records

Il miglior biglietto da visita, nonché la più prestigiosa investitura possibile nella posizione di “album da trovare assolutamente”, arriva direttamente dal profilo Facebook di Robert Zimmermann da Duluth. Uomo spigoloso e per nulla propenso alle gratuità, il neo premio Nobel non è abituato a scomodarsi per chicchessia. Né, tantomeno, a sprecare tempo per far notare a un pubblico ben più vasto iniziative che non giudichi di livello altissimo e caratterizzate da una legittima dose di seria onestà intellettuale.

Ecco dunque che il nuovo album di Willie Nile, Positively Bob – Willie Nile sings Bob Dylan, diventa proprio da oggi ufficialmente disponibile dopo aver già archiviato la presentazione ufficiale con un live-party ricco di ospiti e sorprese.
“Onorato e imbarazzato”, così si è definito il piccolo-grande Nile per le parole pubblicamente sprecate dal Maestro che varrebbe davvero la pena di appiccicare con un adesivo sulla copertina dell’album, caratterizzata dall’inconfondibile doppio scatto in bianco e nero dell’italianissima Cristina Arrigoni, autrice anche di tutte le foto contenute nel booklet.

Positively Bob – Willie Nile sings Bob Dylan viene pubblicato dalla River House Records e si lascia alle spalle anche i gustosi assaggi regalati ai fan italiani da Nile in occasione del recente mini tour acustico in compagnia del talentuoso bluesman lombardo Marco Limido che, a fine maggio, lo aveva a portato Bergamo, Trieste, Lugagnano, Grosseto e Montepulciano.
A un solo anno di distanza dall’ottimo World War Willie, per la prima volta nell’arco della sua ormai quasi quarantennale carriera, l’artista si prende dunque la briga di omaggiare apertamente un artista che, in un modo o nell’altro, ha condizionato la sua vita. Prima, magari, solo come determinante e preziosa influenza; poi, invece, anche come lusinghiero accostamento da parte della critica specializzata che gli attribuì l’impegnativa etichetta di “nuovo Dylan”. Un progetto che Spettakolo ha già ampiamente commentato in anteprima e che ora, insieme all’ufficialità e alla presenza materiale del supporto fonografico, richiede solo alcuni approfonditi commenti sui singoli brani.
69enne da poco meno di due settimane, sul palco e in sala d’incisione Willie ne dimostra almeno una ventina in meno. Ecco perché tra i numerosi (e spesso tanto inutili quanto speculativi…) tributi, proprio questo merita particolare attenzione.
Questo folletto dal ciuffo garibaldino torna così sul mercato con una personalissima e ispirata riverenza personale, già testimoniata dalla sua versione full band di You Ain’t Goin’ Nowhere, disponibile da tempo per un preascolto.
Pur avendo un album di inediti praticamente ultimato e un nuovo live pronto per essere immesso sul mercato, Willie ha voluto uscire con Positively Bob alle session del quale, andate in scena alla His House – Innsbruck Studio di Brooklyn e all’Hobo Sound di Weehawken (NJ), hanno partecipato anche l’amicone James Maddock (chitarre e cori), Aaron Comess degli Spin Doctors (percussioni) e, naturalmente, i fidati Matt Hogan (sei corde elettriche) e Johhny Pisano (basso e cori insieme a Leslie Mendelson), coordinati in sala d’incisione dal produttore Stewart Lerman per impostare il lavoro nell’arco di due sole giornate.
Canzoni “vintage” ma non “datate”, interpretate con spirito coraggioso e inedita fantasia in grado di regalare loro nuovi orizzonti e nuovo fascino. Persino con un pizzico di irriverente sfacciataggine, come nel caso della The Times Are A’ Changin’ di apertura, privata della patina folk e trasformata in autentico inno rock dove i tasti bianchi e neri pestati da Andy Burton offrono un promettente e tambureggiante biglietto da visita.
La successiva Rainy Day Women #12 & 35 prosegue nell’ottica della ruvida coralità e marcia a spada tratta verso una Blowin’ In The Wind accelerata e sferzante che pare uscita da una jam tra i palchi del Max’s Kansas City e del CBGB. Le chitarre lavorano molto più di quanto lo stesso Dylan sia stato disposto a concedere agli specialisti di The Band, Grateful Dead e persino Heartbreakers per un risultato che solo Neil Young ha talvolta spinto verso i limiti della distorsione.

A Hard Rain’s A’ Gonna Fall apre la serie delle ballate più intime e tipicamente cantautori, interpretate con quell’essenziale delicatezza in crescendo che Nile riesce sempre a infondere con credibilità, mentre le percussioni accompagnano senza mai imporsi il cammino dell’affiatato team. I Want You è ancora più struggente del solito, ma arriva subito Subterranean Homesick Blues a catapultare le atmosfere verso un imprevedibile rockabilly style, divertente e cadenzato. Love Minus Zero, No Limit ottiene nuove prospettive, Every Grain Of Sand regala sorprese anche per gli ascoltatori più specializzati, mentre You Ain’t Goin’ Nowhere arriva direttamente dai Basament Tapes e dal vivo diventerà una colonna degli show con ampio spazio per sezioni strumentali. Abandoned Love, non annunciata e dunque autentica sorpresa da dischetto, chiude la serie con l’interpretazione più dylaniana dell’intero lavoro per un commiato che inviterà anche i neofiti a darsi da fare in una piacevole attività di ricerca dopo aver saggiato questa sorta di prezioso Bignami.

Vogliate gradire!

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook ‘All the way home’) o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.