Alessio Lega s’immerge nel suo “Mare nero”

"Mare nero", nuovo album per Alessio Lega, un’antologia di canzoni rimaste nel cassetto

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Alessio Lega
Alessio Lega era così contento di poter presentare la sua nuova fatica discografica Mare nero che giusto qualche giorno prima dell’uscita si è preso una colica renale che l’ha costretto su un letto d’ospedale. Mica si è depresso però, uno come lui, anarchico incazzoso, già intravedeva la riscossa e, appena uscito dall’impiccio, ha ripreso a girare locali per far ascoltare le sue canzoni.
A quattro anni dall’ultimo lavoro di canzoni proprie Mala Testa e dopo il progetto Bella Ciao insieme a Riccardo Tesi, Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi e Elena Ledda, Lega va presentando l’album insieme al polistrumentista Rocco Marchi. Mare Nero è stato anticipato dal video del singolo Ambaradan che ambisce a diventare un tormentone estivo. E come in ogni sua canzone si possono leggere pagine di storia non proprio remota. Chiaro il richiamo a una zona dell’Etiopia dove le truppe coloniali italiane ingaggiarono cruente battaglie e compirono orrende stragi. Nel clip, firmato da Riccardo Pittaluga, dei soldatini giocattolo ingaggiano battaglie con i miti della bonomia italiana (pasta, mozzarelle) proprio mentre la geografia coloniale brucia.
Un album, Mare nero, che si compone di brani che per un motivo o per l’altro sono rimasti fuori dai lavori precedenti a formare un ritratto di un inferno bello mosso, come recita il sottotitolo. «Per niente scarti – avvisa Lega – anzi si possono trovare storie importanti che vanno a costituire un’antologia alluvionale di brani personalissimi, che proverei quasi vergogna a interpretare in pubblico».
Un lavoro che testimonia anche la tendenza di Lega, riscontrabile sin dal debutto del 2004 con Resistenza e Amore (Targa Tenco per il miglior esordio), a non sedersi sugli allori del fare canzoni da cantautore, cioè chitarra e voce, per esplorare invece le rotte sonore più disparate, a volte lasciando che a suggerire la direzione sia il brano stesso grazie alla direzione artistica di Rocco Marchi (Mariposa, Hobocombo) e Francesca Baccolini (Hobocombo).
Ogni brano vive di un’invenzione sonora diversa e ciò vale anche per le due riletture presenti nel disco: Fiore di Gaza, firmata da Paolo Pietrangeli, e Hanno ammazzato il Mario in bicicletta di Dario Fo e Fiorenzo Carpi. E se la title-track è un autentico inno politico anarchico fra il serio, l’ironico e il postmoderno, Zolletta è la canzone che Alessio Lega ha dedicato a Enzo Baldoni, già pubblicata in un introvabile live di qualche anno fa e qui riproposta in una versione ancora più dolce e sognante. E proprio Guido Baldoni è da tempo al fianco di Lega alla fisarmonica e tastiere. Infine da citare Petizione per l’affidamento dei figli alle coppie omosessuali, brano che dice già tutto nel titolo: «Si è trattato di cucinare una cena con quello che era rimasto in frigo dal cenone di capodanno – conclude Lega – riuscirci pare che sia il privilegio dei cuochi migliori».
Ta i prossimi appuntamenti live anche la partecipazione al Festival I Magnifici 7, il 27 giugno al Teatro degli Arcimboldi di Milano.
Alessio Lega
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).