Ennio Rega. Un album ricco di spunti che fa riflettere

Nuove canzoni per Ennio Rega con Terra sporca, album impegnato che persegue l’antica tradizione della canzone d’autore

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Terra sporca
di Ennio Rega

È canzone d’autore, quella che ha fatto breccia nelle giovani generazioni di qualche decennio fa. Ennio Rega prova a tenerla in vita proponendo un album ricco di spunti su cui riflettere. Lo fa con il suo ultimo Terra sporca  inserendo argomenti che avevamo dimenticato.
La linea musicale, anche se scorrevole, cerca di essere nello stesso tempo essenziale quanto ricca di pregevoli passaggi alle chitarre di Lutte Berg (chi lo ricorda nell’album Mountains Breath prodotto da Pino Daniele?), alla fisarmonica di Primiano Di Biase, ai flauti e sax di Paolo Iannarella, alla solida sezione ritmica di basso (Marco Siniscalco) e batteria (Pietro Iodice). Infine lo stesso Rega al pianoforte, al servizio di un suono collettivo, ben oltre la media abituale negli album da cantautori.
Musica che si presta ai ritmi jazz, ma sfugge da ogni etichetta per avere così la maggior libertà espressiva. Si procede quasi a filastrocca con Sgacio, il singolo di cui è stato realizzato un video, con tanto ritmo e una fisarmonica che aiuta il movimento. Il tutto per raccontare di canne fumarie, silicone termico, incastri e case da proteggere da interperie, che poi è un po’ quello che succede nella vita.
Ennio, essendo un architetto, conosce la materia con cui si costruisce una casa e così gli è capitato di incontrare un artigiano e cogliere spunti per una nuova canzone e un nuovo disco. Per realizzare cose impossibili, come canta nella canzone. Lui che non ha mai frequentato i salotti televisivi sa bene che certe operazioni appaiono impossibili, ma proprio per questo il gusto di realizzarle ne stimola la creatività. Ecco allora la sfida di realizzare una casa a impatto zero, magari in un borgo antico, magari è impossibile ma sui coefficienti termici si può lavorare.
Da artigiano, Ennio Rega confeziona ogni canzone. Così scorrono via le quindici canzoni, come Il quaderno di Angiolina che ha perso il lavoro in fabbrica e che la getta nello sconforto, con la speranza di tornare un giorno a riconquistare una posizione di rilievo. Ci sono anche canzoni d’amore, o meglio di rapporto di coppia (Non ti ho mai fatto un regalo, Evviva bellavista e Angela dici), con argomenti che fanno pensare più a Tenco che a Minghi.C’è anche l’ombra di Gaber nella scorrevole Tutto non è qualsiasi cosa dove si parla di destra e sinistra, mentre è giocata tra pianoforte e flauto Terra sporca (la terra è di chi la lavora). Testi che spaziano a largo raggio, in Innocente si racconta una storia difficile, di uno che, nonostante fosse innocente, perde la libertà e finisce in prigione. Torna un immaginario politico di altri tempi in Il condominio delle insegnanti dove si ricorda le gesta di una vecchietta comunista che leggeva Il Manifesto. L’impegno nei testi prosegue con Cristo non è mai stato a Eboli e Ripensa inventa dove affiora il tema del razzismo, qui interviene alla voce anche Patrizio Trampetti, già della NCCP.
E siamo alla fine, con Polvere da spero e neve dove si evoca la milonga, per un album che merita ascolti ripetuti. Costruito in maniera artigianale (lo ripetiamo) da un artista che ha esordito nel 1994 con Due passi nell’anima del sorcio, album prodotto da Roberto Colombo.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).