Civiltà perduta. L’esploratore esplorato

La strana, bellissima storia dell'esploratore che svanì nella sua ossessione

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Civiltà perduta
di James Gray
con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Angus Macfadyen.
Voto 7/8

James Gray, regista di Two Lovers, I padroni della notte, C’era una volta a New York e Blood Ties Legami di sangue, esce dalla giungla d’asfalto di New York ed entra nell’inferno verde di Civiltà perduta. Titolo italiano che forse attirerà curiosi generici, mentre l’originale (The Lost City of Z, “La città perduta di Z”) ha un sapore diverso: da una parte rinvia a una storia d’avventura (vera) nella fase finale delle grandi scoperte geografiche ai primi del ‘900, dall’altra diventa uno strano, bel film su un’avventura mentale. Quella del mitico esploratore (scomparso) Percy Fawcett (Hunnan, l’ultimo re Artù…), soldato britannico di professione, di famiglia non nobile e dalla carriera limitata, che sceglie di andare in missione per la Reale Società Geografica in un territorio sconosciuto dell’Amazzonia conteso tra Brasile e Bolivia per mapparlo (e aiutare l’impero britannico a mettere le mani sui contratti del caucciù). Lui mappa da bravo soldato, ma scopre anche vestigia di una civiltà di cui storici e archeologi non accettano l’esistenza. Inizia il suo viaggio fisico e mentale: continua la lenta carriera di soldato del re (anche attraverso la Grande Guerra) e quella di esploratore incompreso (e non finanziato). Non è un film di avventure all’Indiana Jones, anzi, è il rovescio: l’avventura “esterna” è fango, sudore, distanza dagli affetti e dalla civiltà, solitudine, malattie e a volte violenza, faticosissima, un po’ alla Conrad di Cuore di tenebra senza l’incontro catartico con Kurtz, perché il “Kurtz” del nostro esploratore può essere sia il fatuo e vile compagno di viaggio che viene da Londra sia il Potere stesso. L’avventura non è romanzesca: è la routine mentale di un visionario incompreso. Che come i personaggi delle giungle d’asfalto di Gray avrà un riscatto tutto interiore, fino a sorprendere anche lo spettatore che l’accompagna per simpatia ma in fondo stenta a credergli. E invece…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori