Gli Aerosmith salutano l’Italia con due ore di rock, tra hits e qualche chicca

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Foto tratta dalla pagina fecebook di Firenze Rocks

Quello di ieri sera al Firenze Rocks è stato un concerto storico, sia per gli Aerosmith che per i 50.000 presenti all’Ippodromo del Visarno. Infatti si trattava, a meno di clamorosi colpi di scena, dell’ultimo live dei cinque di Boston nel nostro Paese.
Steven e soci hanno da sempre un legame speciale con l’Italia, sia per le origini del nonno del frontman, che dal palco ci ha tenuto a ribadire di chiamarsi Stefano Tallarico (anche se il vero nome è in realtà Steven Victor Tallarico), sia per il titolo dato all’ultimo tour mondiale: giocando infatti con la lingua italiana e col nome della band quest’ultimo giro intorno al mondo si chiama Aero-vederci, baby!

Saliti sul palco alle nove e dieci, Steven Tyler alla voce, Tom Hamilton al basso, Joey Kramer alla batteria, Brad Withford e Joe Perry alle chitarre, con il supporto di Buck Johnson a tastiere e cori, hanno deliziato i presenti con oltre due ore di rock, tra grandi successi e brani ripescati dal cassetto dei ricordi.
L’inizio è affidato a Let the music do the talking, brano scritto da Joe Perry che inizialmente faceva parte dell’album The Joe Perry Project e che successivamente è stato il singolo di lancio dell’album Done with mirrors, che ha segnato la reunion della band nella sua formazione originale, nel 1985.
Segue Young lust, b-side dell’album Pump del 1989, e la prima serie di super hit, che vedono la band eseguire nell’ordine Rag doll, Livin’ on the edge, Love in an Elevator e Janie’s got a gun.
A questo punto Steven annuncia una sorpresa: “questo brano non l’abbiamo nemmeno provato”, e parte Nine lives, traccia di apertura dell’omonimo album del 1997, prima di ieri eseguita solo 6 volte negli ultimi 20 anni.
Siamo nel cuore del concerto, ed è il momento di un po’ di blues. Joe Perry guadagna il fronte del palco per cantare Stop messin’ around, brano dei Fleetwood Mac inserito nell’album di cover blues Honkin’ on Bobo.
Un’altra cover della stessa band, Oh well, apre la strada alla cavalcata finale fatta di grandi successi, ed ecco arrivare Sweet emotion, introdotta da un assolo di basso di Tom Hamilton, la celeberrima I don’t want to miss a thing, colonna sonora del film Armageddon, Come togheter, presa in prestito dai Beatles e diventata ormai da anni cavallo di battaglia della band statunitense, Chip away the stone, Cryin’ e Dude (looks like a lady).
Breve pausa, quel tanto che basta per farsi desiderare, ed ecco che in fondo alla passerella appare un pianoforte a coda: Steven accenna una strofa di If I fell dei Beatles prima di esclamare “oh, fuck that” ed intonare Dream on, con tanto di assolo di Joe Perry in piedi sulla coda del pianoforte.
Chiusura affidata a Mother popcorn, cover di James Brown, e gran finale con l’iconica Walk this way, con tutta la band in passerella a ricevere l’applauso e il tributo del pubblico.
Coriandoli, fumo, applausi e perfino un Happy birthday to you cantato in onore di Joey Kramer, che aveva compiuto 67 anni giusto un paio di giorni prima del concerto.

Gli anni passano, soprattutto in una vita di eccessi come quella che hanno vissuto i Toxic Twins, ed ogni volta che parte un tour, tra litigi e progetti solisti, sembra sempre che sia l’ultimo, ma nonostante tutto per l’ennesima volta rimaniamo ammirati ed estasiati di come questi signori, arrivati ormai vicini al traguardo dei 70, abbiano ancora oggi più energia e grinta di tante presunte rockstar, anche molto più giovani di loro.
In due ore di show tirate al massimo, pescando a piene mani da un repertorio pressochè sconfinato, con un mix giusto tra hits e brani minori che ha saputo accontentare ogni categoria di fan, hanno dimostrato perchè sono stati nominati the greatest American rock band.
La nostra speranza è che quel “Ci vediamo” detto in italiano da Steven Tyler prima di abbandonare il palco non resti solamente una frase di circostanza, ma che in futuro potremo ancora vederli calcare un palco nel nostro Paese.
Per il momento… Aero-vederci, bad boys!

Qui sotto la scaletta del concerto e, più in basso, un video dell’esecuzione di Love in an elevator.

Ecco la scaletta del concerto di ieri sera:
1. Let the music do the talking
2. Young lust
3. Rag doll
4. Livin’ on the edge
5. Love in an elevator
6. Janie’s got a gun
7. Nine lives
8. Stop messin’ aroung
9. Oh well
10. Sweet emotion
11. I don’t want to miss a thing
12. Come together
13. Chip away the stone
14. Cryin’
15. Dude (looks like a lady)

16. Dream on (con accenno di “If i fell” dei Beatles)
17. Mother popcorn
18. Walk this way

Aerosmith – Firenze Rocks

#ROCKNROLL: ORA sul palco del Firenze Rocks gli Aerosmith con "Love In An Elevator"! 🔥

Pubblicato da Spettakolo.it su Venerdì 23 giugno 2017

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): “Senza musica la vita sarebbe un errore”.