27 giugno 1997: il primo San Siro del Liga

367
0

Chi ha visto almeno una volta un concerto allo stadio San Siro di Milano, sa bene di cosa stiamo parlando. La magia indiscutibile del posto, rende tutto particolarmente speciale. Non fatichiamo a immaginare cosa debba aver provato Luciano esattamente 20 anni fa, quando, per la prima volta nella sua carriera, non solo iniziava un tour negli stadi, ma suonava nel tempio della musica rock in Italia, nella scala del calcio (per un interista poi…). Luciano ha raccontato spesso di quel 27 giugno del 97, di quella prima volta (a cui se ne sarebbe aggiunta una seconda la sera dopo), della tensione, dell’ansia, e del suo amore per quel posto così unico, che lo ha accolto 11 volte in questi anni.

In un’intervista a Riccardo Bertoncelli, dalla quale poi è stato tratto il libro Vivere a orecchio – Ligabue si racconta (2006), Luciano spiega le sue paure, di come non fosse affatto convinto di questo passo così importante: «La cosa che metteva molta ansia, fra la tante, era che non si poteva non aprire a Milano; per chi organizzava, Milano era la piazza “più facile”, quella che avrebbe spianato la strada e portato tranquillità. A me questa cosa dava i brividi. Perché si trattava di un tour particolare, perché dovevamo riarrangiare le canzoni, toglierne delle vecchie, metterne dentro delle altre, insomma, portare fuori uno spettacolo nuovo; e pensare che il debutto fosse a San Siro, mi metteva un’ansia paurosa». 

A queste paure si aggiunse anche il fatto che già 20 giorni prima della data era tutto esaurito, e questo ovviamente ha amplificato il senso di responsabilità di Luciano, il suo voler dimostrare qualcosa in più davanti a un pubblico così vasto.

Un episodio che adesso magari fa sorridere, ma che all’epoca provocò sconcerto, accadde la prima sera: dopo i problemi con gli abitanti della zona che sporsero denuncia per il volume delle prove, il diluvio durante il concerto li costrinse a usare metà delle luci a disposizione. A questo si aggiunse un altro problema: «Quando salii sul palco ero nervosissimo» racconta Luciano «e con la prima pennata invece di usare il plettro praticamente usai le mani e mi tagliai la prima parte della falange, e uscì sangue, avevo la camicia zuppa di sangue e la chitarra imbrattata, e mi andavo a far medicare fra un pezzo e l’altro».

Non esistono testimonianze video (ufficiali) della prima serata, poiché il Liga non voleva alcun tipo di pressioni oltre a quelle legate al concerto. Così rimandarono la registrazione alla seconda serata, in cui Luciano indossa la famosa camicia rossa e la canotta bianca. Il video della serata parla da solo, e a ancora adesso resta una delle pagine più belle della sua carriera.

Una descrizione perfetta la ritroviamo in Liga – La Biografia (2009), del nostro Massimo Poggini, in cui la serata viene ricordata così: «La pioggia battente impedisce anche la realizzazione di alcuni effetti scenici: per esempio, un elicottero avrebbe dovuto sorbolare sullo stadio (…). ma di tutto questo la gente non ha nessuna percezione, né si accorge dei problemi tecnici che “sporcano” lo show. Quei 70mila fan entusiasti se ne fregano del diluvio e sono lì, zuppi ma felici, a “ballare sul mondo”». 

Mi piacerebbe concludere questo post con due cose. La prima, sono le parole che lo stesso Luciano usa in un racconto di Fuori e dentro il borgo, dal titolo Altro giro, altro regalo, in cui, in poche righe, riesce con precisione chirurgica a descrivere quello che si prova in un concerto:

«L’energia.

Braccia.

Facce. 

Onde. 

Occhi.

Bocche.

Corpi.

Ondeondeonde.

L’energia.

Urla.

Voglia di farsi sentire.

L’energia.

Il fonico palco preoccupato che tutto proceda.

Lasciarsi andare.

Davvero.

Cori con dentro il tuo nome.

Striscioni con dentro il tuo nome o una tua canzone.

L’energia.

Presente indicativo verbo “vibrare”.

Rimaste fuori per un po’ le nostre differenze.

O forse ci sono tutte.

Chissenefrega.

Pelle d’oca.

Sarà energia?

Ping pong ping pong.

Ho capito, bella, ho capito.

Non vedevo l’ora di cantare questa frase.

Forse dovrei urlare meno.

Ti hanno portato qui a forza, tu che mi guardi male?

Sentire.

Sentirli sentire».

La seconda cosa è un brano ovviamente tratto da quel concerto, una canzone che è diventata il simbolo per molti e di cui Luciano va particolarmente fiero. L’augurio migliore che si possa fare, «di essere come il centro del ritornello di questa canzone».

«Leggero, nel vestito migliore

nella testa un po’ di sole

e in bocca una canzone».

CONDIVIDI

Nata in Calabria, classe ’86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.