Le mutande delle cantanti. Meglio senza?

È appena uscito per i tipi di Skira, il volumetto “Venere in pelliccia”, che analizza come il pop femminile italiano sia sempre meno sessualmente provocatorio ed esibizionista al contrario di quello mondiale. La nostra recensione.

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Michele Monina

Contro il politically correct. Sempre.  A volte anche solo per gusto della polemica e dello stimolo intellettuale. La “controriforma” ci va di traverso, in qualsivoglia direzione venga espressa. Il riflusso, dettato da regole codificate e da tutti accettabili, è una gabbia della creatività e del progresso. In ogni ambito, persino in quello della canzonetta, secondo la celebre definizione di Edo Bennato.

Loredana Berté in un servizio di “Playboy” del luglio 1974

Ce lo vuole dimostrare lo scrittore e polemista Michele Monina nel volumetto (120 pgg., Skira editore, 13 euro) Venere senza pelliccia, il cui assunto è che nel pop italiano al femminile è scomparsa la trasgressione, in particolare quella erotica, quella che utilizzava il corpo come momento provocatorio e insieme esempio di superamento dei tabù e dei freni da espandere nelle più diverse situazioni culturali e sociali.

Rielaborazione di alcuni scritti già apparsi in Rete, anche con divagazioni non proprio congrue, il pamphlet ha il pregio di leggersi in fretta, con il sorriso sulle labbra e con l’idea che il mondo si stia richiudendo su se stesso, senza lasciarci troppe vie di fuga. Il che non è piacevole, circondati come siamo da progressivi manicheismi ideologici e da diffusa frustrazione propositiva.
Certo l’ambito è ristretto e a volte poco approfondito, prevale il racconto rapido, aneddotico, l’intervista persino piaciona (Ivano Fossati, Francesco Renga), sempre facilmente leggibile – il che sembra essere il profilo programmatico della nuova collana “Note d’Autore” in cui è inserito questo tascabile -, però è esercizio interessante valutare come cantanti quali Patty Pravo, Loredana Berté, Anna Oxa, Rettore, ma anche Mina oppure Ornella Vanoni, si permettessero look e testi decisamente più aggressivi e sessuali delle colleghe di oggi.
Anche perché viene esposto confrontandolo con il percorso per certi versi opposto del pop anglofono, dove superstar come Madonna e Britney Spears, Lady Gaga e Miley Cyrus, oppure personaggi di culto come Lydia Lunch, Tove Lo e Amanda Palmer viaggiavano e viaggiano su lidi provocatori ed eroticamente scorretti.

Anna Oxa

Non è proprio la storia di “quando il pop italiano si è infilato le mutande” (come recita il sottotitolo, con un riferimento evidente alle coperture dipinte dagli imbianchini controriformisti sui nudi michelangioleschi della Cappella Sistina), ma certi spunti – l’intervista a Paola Iezzi (di Paola e Chiara), le pagine dedicate a Paola Turci, Syria, Ilaria Porceddu e Romina Falconi (protagonista dell’inquietante copertina), oltre alla divertente scrittura di Monina valgono l’acquisto di questo godibile Venere senza pelliccia.

P.s. Il titolo del libro è un contrappasso del capolavoro erotico di Leopold von Sacher-Masoch Venere in pelliccia del 1870, che  ha ispirato l’immaginario di numerosi altri artisti, tra cui recentemente Roman Polanski (regista del film omonimo del 2013, protagonista sua moglie Emanuelle Seigner) e David Ives (autore dell’omonima dark comedy del 2010, tuttora in giro per i teatri italiani con Sabrina Impacciatore).

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.