Vasco Rossi a Modena Park: è questo il mondo migliore

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Vasco Rossi

Festa doveva essere e festa è stata. Vasco Rossi ieri sera ha portato a casa sua 220 mila persone e forse più e casa sua era a Modena Park. Nessuno che facesse discorsi troppo seri e inopportuni ha impedito ad un popolo festante di raggiungere la meta del concerto, un’enorme distesa d’erba nel bel mezzo di una media città di provincia.

L’organizzazione, nonostante i mille timori della vigilia e le nefaste profezie di chi temeva chissà quali disastri, ha retto, e questa è la prima notizia. Certo, qualche disagio c’è stato, ma come poteva essere altrimenti? I maledetti token, l’acqua finita a metà pomeriggio (ma poi fortunatamente ricomparsa), l’inevitabile ingorgo post concerto, la notte in stazione trascorsa da chi ha scelto di muoversi in treno: disagi da mettere in conto e che non hanno impedito ai fan di Vasco di godersi un evento che ha riscritto la storia della musica live in Italia.

«Il mondo migliore siete voi» ha urlato il Blasco al suo pubblico mentre il concerto si avviava alla conclusione. Ed in effetti, quei 220 mila che hanno sfidato paura, caldo e disagi di ogni sorta per esserci, qualcuno già dalla sera prima, sono l’altra faccia di un’Italia che ancora sa commuoversi per una canzone e che riesce a trovare nella musica il collante per condividere un percorso che travalica il semplice amore per un artista.

In questo contesto Vasco è stato il gran cerimoniere, il perfetto officiante di un rito indimenticabile. Aveva promesso che avrebbe fatto le cose in grande ed è stato di parola. Tre ore e mezza di musica, uno show infinito, pensato per celebrare una carriera immensa e con un occhio rivolto ad un passato carico di gloria, quasi a voler per una volta omaggiare soprattutto i fan della prima ora. Cosa chiedere di più? Sette canzoni (e un paio di citazioni nel medley) della produzione del terzo millennio, con due dischi (Il mondo che vorrei e Vivere o niente) ignorati pressoché totalmente: Vasco ha scelto di raccontarsi partendo dall’inizio e pescando a piene mani dal repertorio della prima metà della sua carriera, le fondamenta della leggenda.

Mentre il sole tramontava e qualcuno provava ad ascoltare qualcosa perfino da lontani terrazzi, Colpa d’Alfredo è stata l’inevitabile apertura, necessaria per mettere in chiaro che Modena Park era stata conquistata. Poi, su e giù sull’ottovolante. Le splendide Ogni volta e Anima fragile, Jenny è pazza e Silvia omaggiate nel giorno della loro festa da Gaetano Curreri al pianoforte, una Splendida giornata riletta in chiave perfetta (meno azzeccato invece l’arrangiamento di Ieri ho sg. mio figlio, decisamente meglio nel tour indoor), la finalmente ritrovata Vivere una favola, l’infinita Non mi va, le citazioni di Giovanardi, bersaglio preferito di Vasco dopo le improvvide dichiarazioni delle scorse settimane, il ritorno sul palco di Solieri e Braido: flash di una notte magica e frammenti di una scaletta che per una volta ha accontentato tutti.

Il concerto, ora lo possiamo dire, non sarà ricordato per le canzoni che non c’erano. Per quanto, un’altra mezza scaletta abbondante di alto livello, con le escluse, ne sarebbe venuta fuori. Ma questi sono i rischi che corre chi ne ha cantate troppe di indimenticabili in carriera. Ieri sera c’erano quelle giuste: la ritrovata Liberi liberi e l’impensabile, fino a qualche settimana fa, Ed il tempo crea eroi, in apertura di un set acustico da brividi, i grandi classici e gli ultimi due singoli, Bollicine e I soliti.

Quando la musica finisce, fuochi artificiali come saluto, applausi e lacrime tra il pubblico, quasi in egual misura: la sensazione di aver vissuto una pagina di storia, il vuoto della fine, l’interrogativo di cosa ci riserverà il futuro. Come fan di Vasco e come persone: se Rossi, nei momenti di migliore ispirazione, ha saputo raccontare la vita come pochi altri, è inevitabile che vita e musica si incrocino ai piedi del suo palco. Il legame simbiotico che unisce artista e pubblico non finisce sulle ultime note di Albachiara. Cosa farà Vasco domani e cosa faremo noi, sono in fondo la stessa domanda. Lui sarà ancora sopra al palco e noi sotto, ma saremo sempre nello stesso posto. Nello stesso tempo e nella stessa vita.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.