Andrea Braido: «Un’emozione fortissima suonare a Modena Park»

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Andrea Braido
Foto di Biagio Ruggieri

Lo scorso 30 giugno è uscito il suo best of e il giorno dopo è tornato sul palco di Vasco Rossi, in occasione del concerto di Modena Park. Un concerto che è già nella storia. E’ un momento d’oro e ricco di impegni quello che sta vivendo Andrea Braido. Lo abbiamo intervistato.

Cosa trovano i tuoi fan dentro The best of Andrea Braido?
In carriera ho fatto molti dischi, quattordici in totale, dalle tematiche diverse, dal rock alla musica acustica, dal jazz alla musica etnica. Ho voluto raccogliere il meglio della mia produzione in un disco solo, in modo che l’ascoltatore possa scegliere all’interno ciò che preferisce. In più, ci sono quattro inediti.

Come è nata l’idea per questo disco?
E’ stata una bellissima idea di Beppe Aleo, il mio discografico, che ho accolto con entusiasmo. Se un fan o chi non mi conosce vuole avere un’idea generale del mio lavoro, lo può fare con questo disco. Fra l’altro i brani sono per il 90% mie composizioni e vi suono come polistrumentista, non solo come chitarrista.

Andrea Braido

Sabato scorso hai suonato a Modena, sul palco di Vasco Rossi, davanti a 225.000 persone. Quanto è stato emozionante?
L’emozione è stata molto più forte che se avessi suonato tutto il concerto. Il mio pezzo durava sette minuti, ma prima c’era un’introduzione di due minuti. Quell’attesa è stata devastante. Io mi emoziono sempre come fosse la prima volta ma suono da tanti anni e sullo strumento sono tranquillo. Aspettare di salire sul palco e tirare fuori tutto quello che hai dentro in sette minuti però non è facile. Ho cercato, in quel momento, con la chitarra di rappresentare tutta la mia vita, nel senso di sentimenti, gioia, rabbia, sesso. A quanto pare ci sono riuscito, vedo che anche i video che sto postando sulla mia pagina Facebook stanno ottenendo un notevole riscontro.

Mentre suonavi, alle spalle, scorrevano immagini di carattere religioso. Avevano un significato particolare?
A dire il vero è stata una scelta della produzione, ma va detto che io sono religioso. Forse lo sapevano, chissà. Il pezzo aveva delle connotazioni dark, ma io mi sento una figura positiva.

Era una tua composizione?
No, la musica è stata scritta apposta per me da Vince Pastano, un musicista che stimo molto. Su indicazione anche di Guido Elmi, hanno composto un brano giusto per il mio modo di suonare, che mi ha dato la possibilità di esprimermi al meglio.

Hai suonato con Vasco dal 1989 al 1993, saltando solo il tour del 1991. Che ricordi hai di quel periodo?
Sono stati anni importanti, soprattutto il primo, il 1989. Contrariamente a quanto scritto da Vasco in un recente libro, in cui molto amichevolmente dice che “Andrea Braido” se lo è inventato lui:), in realtà io venivo da due tour con Patty Pravo, avevo lavorato al primo disco di Francesco Baccini ed ero stato a suonare per tre mesi in America, facendo esperienze pazzesche a livello di jam session, che mi hanno fatto crescere molto. Il primo tour con Vasco è stato importantissimo, perché mi ha fatto conoscere ai fan e ad un pubblico più vasto. In quel contesto la chitarra contava molto, ero il vice padrone di casa. C’era Vasco e poi c’ero io. Da quel momento tutti mi hanno voluto.

Andrea Braido

Per te è iniziato così un periodo di collaborazioni importanti.
E’ vero, ricevevo telefonate tutti i giorni. Da Mina a Raf, da Gatto Panceri a Branduardi, non ho più avuto un attimo di pausa e per anni ho fatto questo lavoro al servizio degli altri. Nel 1990 poi andai a suonare con Zucchero e questo non fu molto gradito nell’ambiente di Vasco e da lui soprattutto. Poi ho suonato con Ramazzotti, Antonela Ruggiero, Celentano, Laura Pausini, ho fatto tour di rock e blues in Germania, Cecoslovacchia ed Austria.

Così, dopo il 1993, il tuo rapporto con Vasco si è interrotto.
Andandomene ho lasciato spazio per l’ingresso di altri musicisti e si è probabilmente creata la stabilità di gruppo che lui voleva. Vasco non mi cercava più, magari non si fidava, pensava che andassi via un’altra volta sul più bello. E’ vero che sono uno spirito libero, ma ero anche giovane, avevo 26/27 anni e volevo sperimentare e sfruttare al massimo tutto ciò che avevo studiato, applicandolo nella musica di chi mi chiamava.

Un po’ a sorpresa, almeno per i fan, nel 1998 sei però tornato a suonare con Vasco, in occasione del Premio Tenco e della trasmissione televisiva Taratatà. Come si arrivò a quella nuova collaborazione e perché non ebbe seguito?
Fui richiamato e fu una bella esperienza. Al Premio Tenco abbiamo suonato cinque brani, fra i quali Quanti anni hai e Supermarket di Battisti. Mi sono divertito molto. A Taratatà poi suonammo tutti insieme, compresi Burns e Riva. La formazione era quasi completa, c’era Celso Valli che suonava l’Hammond e alla batteria Jonathan Moffett, batterista molto funk, famoso per aver suonato con Michael Jackson e Madonna. Fu un’esperienza molto bella e tutti pensavano che Vasco facesse una band con Burns e me. Poi però ci furono dei problemi, forse non volevano due solisti insieme. In più l’anno dopo morì Massimo Riva e richiamarono Solieri come figura storica, a fare la ritmica.

Sei consapevole di essere rimpianto da moltissimi fan di Vasco?
E’ stato un momento veramente irripetibile. O per meglio dire, di grandissime energie e sinergie che si sono messe assieme. L’altra sera, dopo aver suonato a Modena Park, mi sono accorto che l’affetto e l’energia che ho trasmesso erano uguali ad allora. Ho ricevuto migliaia di commenti, tutti positivi, anche da parte di persone che non sono musicisti. E mi sono arrivate anche molte domande a cui non ho risposto, perché non è mia competenza. In tanti mi hanno chiesto perché non ho suonato in brani che all’epoca avevo reso in modo molto forte, come Stupendo o Liberi liberi. E’ stata una scelta dello staff di Vasco, che non ho discusso. Nel momento che mi hanno chiamato si era stabilito che avrei fatto questo interludio e un pezzo tutti insieme. Ho avuto comunque un bello spazio all’interno di una situazione così importante ed è stato un omaggio al mio modo di suonare.

Come è avvenuto questa volta il contatto? Chi ti ha cercato?
Io sono sempre stato in contatto con i musicisti di Vasco, soprattutto con Andrea Innesto, Alberto Rocchetti e a volte il Gallo. Ogni tanto mi sentivo anche con Maurizio Solieri e Daniele Tedeschi. Era nell’aria che volessero chiamare alcuni personaggi che hanno contribuito alla storia di Vasco. La telefonata mi è poi arrivata da Guido Elmi, otto mesi fa. Mi ha chiesto se ero libero nella data del concerto ed ho risposto di sì. Poi ci siamo trovati a Bologna per sentire il brano che era l’interludio ed ho registrato delle chitarre che poi ho rispettato nell’esecuzione live a Modena.

Andrea Braido

Vasco ha rappresentato una parte importante della tua carriera, ma tu hai collaborato con tantissimi altri musicisti molto importanti. C’è un’esperienza che ricordi in modo particolare?
Le esperienze che mi hanno toccato di più sono quelle con gli artisti che da bambino vedevo in televisione. Ad esempio, quando mi sono trovato sul palco con Celentano a suonare Azzurro o Svalutation, ho provato un’emozione pazzesca. Avevo 6 anni e lo vedevo in tv e poi mi sono ritrovato a suonare con lui. La stessa cosa, e forse anche di più, è successa con Mina. Lei, anche in studio, è molto riservata, di poche parole, si va subito al dunque. Idem con Patty Pravo, il mio primo tour. Le emozioni sono legate molte alla memoria musicale.

Cosa farà quest’estate Andrea Braido?
Sono un lavoratore accanito, da anni non faccio vacanze. Ho molto da fare, tra concerti, registrazioni, stage e studio. Sono sempre abbastanza impegnato. Farò concerti di vario genere, dalle cover band di Vasco ai festival jazz. Il 15 luglio, ad esempio, suonerò in Trentino, nel contesto delle Dolomiti, sul Lagorai, con un trio acustico jazz. Sono musicisti di grande talento di Milano, una situazione che mi piace molto.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.