Brunori Sas incanta Roma: «Sono fuori INPS ma dentro rock and roll»

274
0
Brunori Sas in concerto al Carroponte il 30 giugno 2017 - © Foto: Riccardo Medana

Capannelle che è sempre stata teatro di serate piacevoli (Armin Van Buuren prima, Fabi Silvestri Gazzè poi) fa da cornice all’ultimo di una lunga serie di concerti che mi hanno fatto rivalutare l’importanza del sonno.
Non arrivo proprio iperfiducioso, l’album è bello e interessante ma Brunori Sas non mi sembra esattamente il cantante da Rock In Roma, poi aggiungiamoci che il giorno dopo avrei avuto un esame quindi con il mood nero ero diventato un cliente difficile. Incontro colleghi di radio poco dopo l’apertura di Lucio Corsi che mi lascia perplesso ma non deluso, due chiacchiere e l’hype per il concerto. Stai a vedere che forse mi vedo un bello show…

Apre subito con La verità con cui aprirà anche l’encore fino a ritirare fuori l’asso nella manica con Come stai e carica generale su Colpo di pistola che registra il primo vero picco della serata.
La sfilza di canzoni del passato che segue mi prende alla sprovvista ma allo stesso tempo non trovo difficoltà nel familiarizzarci trovandomi a comprendere perché chi ascolta il cantante cosentino abbia questo legame che sembra quasi avere radici nell’infanzia, un finto senso di ricordo. Anche perché passare una vera infanzia con Pornoromanzo non mi sembra proprio una cosa probabile.
Dopo i successi del passato che fanno da picadores Dario indossa “il costume da torero” per poi atteggiarsi a matador in una breve ma coattissim… ehm scusate, intensa strumentale Back in Black degli AC/DC giusto per rendere omaggio allo spirito del festival.
Apro una parentesi sull’atteggiamento sul palco che è veramente impeccabile: c’è un ottima performance musicale ma c’è anche un ottimo rapporto con un pubblico che apprezza la sua autoironia quando si definisce il Marilyn Manson italiano pur di trovare un senso alla sua presenza sul cartellone dell’evento o quando afferma che ha effettivamente suonato il pezzo del gruppo Australiano con «un completino da commercialista e la pancia» suscitando ilarità, se ne frega di tutto e con semplicità strega un pubblico che sa cosa aspettarsi ma ne resta comunque stupito.
Ovazione del pubblico su Rosa e degna chiusura con Arrivederci tristezza che segna il classico finale finto e se solo ripenso a quello che ha affermato prima (ndr. «Sono fuori INPS ma dentro rock and roll») vien da dirgli: «Ma non ce provà nemmeno…».
Ripete La verità ma stavolta da solo al piano illuminato dall’occhio di bue. «Invenzione mia personale e nuovissima», dice ironico, poi si passa a Guardia 82 che alla fine è quella che tutti aspettavano, mi incoraggia per l’esame con la Canzone contro la paura per poi una chiusura con tanto di bacio sul palco alla donna con cui si sveglia da diciannove anni, la sua Simona Marrazzo che innesca anche un boato durante la strofa di Secondo me che la riguarda. Lui dice sarcastico: «Altro che Fedez…», ma probabilmente più di qualcuno non troverebbe troppe difficoltà nel prenderlo in parola.

Luci spente, il suono della chitarra lascia il posto ai chiacchiericci e l’Ippodromo si svuota; ho una sveglia cinque ore dopo ma che importa, basta mettermi il costume da torero…

CONDIVIDI
Uomo dell'anno 2006 secondo il Times,Procrastinatore olimpico, radio speaker senza seguito, drogato di musica e cinema, calamita per gente al limite del caso umano. Ma ho anche dei difetti. Ah e scrivo articoli.