Lettera di un cittadino (orgoglioso) di Modena

921
0
Lettera da Modena
Foto di Enrico Ballestrazzi

Qui Modena.
Sono passati ormai cinque giorni dal concerto entrato nella storia, ma le emozioni sono ancora vive dentro di noi, da chi lo ha vissuto in mezzo ai 220.000 bruciati dal sole, ma con 440.000 mani protese verso il cielo. Sono vive persino in chi polemizzava sui disagi che avrebbe creato alla città: nei bar, nelle strade, sui social ancora non si parla d’altro e la città di Modena (la mia città, sottolineo orgoglioso) ha retto benissimo l’invasione pacifica del Popolo del Blasco, che  sua volta ringrazia per l’accoglienza ricevuta. Del resto da una città emiliana, piccola o grande che sia, non puoi che aspettarti questo.
Ora tutto sta tornando alla normalità. Il palco prima è diventato solo scheletro, poi è scomparso del tutto. Le strade sono state riaperte, le ultime transenne rimosse, e nel aria c’è tanta nostalgia di quella festa, di una città cosi viva con Albachiara suonata nei bar e cantata in mezzo alla strade, con quella voglia di non pensare ai problemi ma solamente vivere liberi almeno per un giorno da questa maledetta quotidianità che ti addormenta l’anima. Ora non rimane che andar fieri di quello che è stato fatto ed essere pronti per un altro Modena Park, magari già nel 2018; perché questo evento ci ha insegnato che se ognuno di noi fa il suo, e se si è tutti uniti qualcosa di buono si riesce a fare e si può “perfino credere che possa esistere Un mondo migliore”.

CONDIVIDI

Classe 1972, è un fotografo modenese (città in cui è nato e vive) che usa la fotografia per raccontare le proprie emozioni.