La lanterna magica di Ingmar Bergman

Dall’8 al 30 luglio all’Oberdan sette film di uno dei più grandi registi del cinema a dieci anni dalla sua scomparsa

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Il 30 luglio 2007 a Farö se ne andava Ingmar Bergman, uno dei più eclettici e geniali artisti del Novecento. Ritiratosi da anni nel suo rifugio preferito, questa isoletta sul mar Baltico tra la Svezia e la Russia (gli svedesi la chiamavano l’isola di Bergman) dove aveva costruito la sua casa, la sua vita ed anche la sua piccola Cinecittà, il maestro ha continuano fino all’ultimo a studiare, leggere e rivedere i classici del cinema. La sua straordinaria riflessione sui problemi della coscienza umana non è mai cessata nonostante il ritiro dalle scene dopo oltre cinquant’anni passati sui set cinematografici, tra le quinte teatrali, drammi radiofonici, opere liriche, film per la televisione, pubblicazioni di narrativa e autobiografie. Nato a Upsala nel luglio 1918, figlio di un pastore protestante, si forma come regista teatrale e poi passa dietro la macchina da presa già nel ’48 subito attratto dai grandi interrogativi della condizione umana. In Monica e il desiderio del ’52 (in programma allo Spazio Oberdan l’8 luglio) dipinge il ritratto di una ragazza inquieta e insoddisfatta, mentre nel ’55 dirige Sorrisi di una notte di mezza estate (il 22 e il 26), una pochade divertente e ironica sul matriarcato e sul permissivismo sessuale. L’anno dopo è la volta del suo capolavoro Il settimo sigillo (l’11 e 16), apologo grottesco sulla vita ultraterrena ambientato in un medioevo devastato dalla peste come metafora del pericolo atomico. Non da meno è Il posto delle fragole del ’57 (il 20), il viaggio di un vecchio professore di medicina che riflette sulla sua esistenza, sui suoi successi e fallimenti aspettando con serenità la morte. Del ’61 è Luci d’inverno (il 9 e 15) incentrato sulla figura di un pastore protestante che ha perso la fede e nel ’62 ormai amato in tutto il mondo firma Il silenzio (il 12 e 30 luglio), il conflitto insanabile tra due sorelle Anna ed Ester, ninfomane la prima e alcolizzata la seconda. Nel ’72 con Sussurri e grida (il 23 e 29) Bergman affronta ancora una volta i suoi temi preferiti, il significato della vita, della morte e del silenzio di Dio. Il ciclo di film in edizione originale con sottotitoli italiani contiene anche diverse sequenze tagliate dalla censura italiana dell’ epoca.

 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.