Spider-Man Homecoming. Il bimbo-ragno

È tornato l'Uomo Ragno. È giovane e studia da Avenger, ma si farà...

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Spider-Man Homecoming
di Jon Watts
con Tom Holland, Marisa Tomei, John Favreau, Robert Downey Jr., Michael Keaton.
Voto 7

La più bella caratteristica dello Spider-Man originario di Stan Lee e Steve Ditko negli anni Sessanta era che il ragazzino Peter Parker era un disadattato e a modo suo un pasticcione: le versioni cinematografiche del nuovo millennio firmate da Raimi sono state sempre più composte e coscienti delle responsabilità derivanti dai superpoteri. Le ultime varianti di Webb poi erano fin troppo “scientifiche” (leggi: ingorgate di effetti speciali). Questo Spider-Man Homecoming (che comincia proprio dalle macerie di Captain America: The Civil War) ha effetti speciali da vendere, ma il tono è lieve, la sceneggiatura a 12 mani (in cui c’è anche il regista Watts) è “sparkling”, nel senso di effervescente, e il giovanissimo uomo-ragno interpretato dal ballerino-attore Tom Holland gioca a fare il “ragazzino”, nel senso che se non ci fosse Iron Man (Downey jr) a fargli da tutore non prenderesti sul serio la sua candidatura ad “avenger”. Ma funziona, e questo essere fin troppo incosciente e zero retorico (tutta la retorica con ironia viene rovesciata sulla groppa di quel surgelato di Captain America)  fa ridere e aiuta anche lo spettatore in età a divertirsi con i volteggi acrobatici in cui il superpasticcione incorre quando sbaglia gli schizzi di ragnatela.  Il nemico stavolta è Vulture, l’avvoltoio, che guarda un po’ è interpretato (con grandi ali evocative) dal Michael Keaton che ha fatto Birdman di Iñarritu (in cui cui ricordava che un tempo aveva fatto Batman: tripla citazione).  Di questi tempi il cattivo è ovviamente figlio della crisi economica e dell’insensibilità del governo federale. Piacevole anche per chi non sa a memoria tutte gli incroci tra i fumetti e i film Marvel.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori