Daniele Meneghin: «Scrivo canzoni e le scrivo per me»

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Daniele Meneghin è un “personaggio strano” nel panorama discografico italiano. Di Conegliano (Treviso), ogni mattina va a lavorare alle 6, per smettere solo alle 19. Nei campi. Nei ritagli di tempo (che, in realtà, “ritagli” non sono), scrive. «È un’esigenza, come bere, mangiare e respirare», ci racconta. Esigenza dopo esigenza, ha da poco pubblicato il suo quarto album. Insieme a Osvaldo Di Dio, uno che abitualmente vediamo al fianco di Cristiano De André.
La nostra intervista:

Animali, uomini & occasioni: mi spieghi il titolo del disco?
Il titolo del disco è un riassunto del disco. Già da oltre 10 anni avevo in mente di pubblicare un album che parlasse solo degli animali, e avevo messo da parte una quindicina di canzoni.
L’anno scorso sono stato una settimana in studio con Osvaldo Di Dio, per registrare alcuni pezzi, e mi è venuta voglia di incidere anche delle canzoni nuove. Quindi, ho messo insieme alcuni di quei brani con altri di nuova scrittura, e ho avuto l’occasione di suonarli insieme ad Osvaldo. Riassumendo: Animali, uomini & occasioni!

Com’è nata la collaborazione con Osvaldo Di Dio?
Ci siamo conosciuti nel 2009, quando ho pubblicato il mio secondo album. A fare da tramite è stato Gilberto Martellieri, musicista ferrarese con cui ho realizzato quel disco. Quella con Osvaldo è stata una collaborazione nata quasi per caso, ma che non si è mai interrotta.

Protone sembra quasi un pezzo di Battisti-Panella. Scrivi testi molto interessanti, qual è la loro genesi?
Scrivo perché non riesco a farne a meno, perché sento l’esigenza di esprimere attraverso le parole il mio vissuto e i miei sentimenti. Nei miei testi non c’è molta costruzione: esprimo quello che sento quasi di getto, ma sempre cercando di elaborare un concetto.

Leggevo che non ami la dimensione live, quasi un “suicidio” in un periodo in cui i dischi si vendono sempre meno…
Io ho sempre voluto fare canzoni: vivo per scrivere le canzoni e per pubblicare gli album. Quando ero piccolo, mi appassionava “l’oggetto disco”, che ora sta progressivamente scomparendo, e negli anni non ho mai perso questo interesse. Finita la scuola, mi sono interrogato su cosa mi servisse per pubblicare degli album, così ho iniziato a lavorare per potermi permettere di produrli. Ora sono quasi 20 anni che lavoro e ho la possibilità di autoprodurre i dischi che registro: per me è il massimo! Naturalmente mi fa molto piacere se i lavori che faccio piacciono anche al pubblico, ma per me il fatto che la genti compri o meno i miei dischi non è fondamentale. È una soddisfazione anche solo poterli pubblicare.
Tornando ai live, non credo che mi vedrete sui palchi, a meno che non sia necessario. Facevo i concerti quando ero più giovane: suonavo delle cover dei Nirvana. Ma non mi entusiasma l’idea di suonare in un pub il cui pubblico è composto quasi esclusivamente da gente che vuole solo bere una birra e fare quattro chiacchiere.

Se dovessi invogliare una persona ad ascoltare il tuo disco, con quale canzone inizieresti?
Con Proteggi da me: il mio autoritratto in musica. La cosa che più amo di quella canzone è che uso il mio verbo preferito: il verbo “fare”. L’importante è fare qualcosa. Magari nel frattempo cercare lavoro. Ma, intanto, fare.

Qual è il miglior complimento che potrebbe farti una persona che ha ascoltato il tuo disco?
Mi piace quando la gente mi dice di essersi immedesimata in alcune parole o quando cita alcune frasi dei miei testi. Però, il massimo è se una persona mi dice di essersi emozionata ascoltando un mio pezzo. Le canzoni nascono da una mia emozione; se questa si trasforma e si adagia in un’altra anima è la cosa più bella.

Il disco parla della visione dell’umanità filtrata dagli occhi degli animali. Quindi parla anche di uguaglianza?
Esatto. Noi siamo tutti diversi e, di conseguenza, tutti uguali. Uguali agli animali, uguali agli alberi, uguali all’erba. Tutti noi abitiamo in questo mondo, quindi è naturale pensare che siamo tutti uguali. Davvero non capisco chi, per un Dio o per qualche altro credo, la pensa diversamente. È un concetto, questo, che esprimo in Miracolo.

Qual è la tua idea di concept album?
Ogni singola traccia di questo album vive per conto suo ma, allo stesso tempo, sta dentro lo stesso recinto. È la voglia di esprimere un concetto più ampio attraverso 14 canzoni.

Come vedi il tuo futuro?
Se andrà avanti così, sarò felicissimo. Ho già delle canzoni nuove a cui lavorare e sto pensando a come produrre il mio prossimo album. Insomma, il mio futuro lo sto già vivendo oggi.

Il video di Protone:

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.