The War – Il pianeta delle scimmie. L’apocalisse, ora

Scontro finale tra umani e primati o cambio della guardia? Il terzo film

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The War – Il pianeta delle scimmie
di Matt Reeves con Gabriel Chavarria, Woody Harrelson, Andy Serkis, Steve Zahn, Judy Greer, Sara Canning.
Voto 7 +

Ah, che fatica avere un’anima! Nel 2001 Tim Burton fece il remake del film base della vecchia serie (Il pianeta delle scimmie di Schaffner, 1968) con l’astronauta che finisce in un mondo dove le scimmie comandano e gli umani sono bestie. Era la Terra del futuro. Dal 2011 ci spiegano come è successo: L’alba del pianeta delle scimmie racconta degli esperimenti che fanno diventare intelligente lo scimpanzé Cesare con un virus studiato per debellare l’Alzheimer, Apes Revolution del 2014 ci spiega che il virus ha decimato gli umani e creato un esercito di scimmie senzienti, con conseguente scontro tra Cesare (mediatore) e Koba (rivoluzionario). Con questo The War siamo allo scontro finale. Le scimmie di Cesare si spostano tra i boschi invernali braccate dai militari e vengono fatte prigioniere in un misterioso campo dove gli umani del colonnello si preparano allo scontro con gli altri umani. Perché? Perché il virus sta facendo il suo corso cambiando il rapporto tra uomini e animali.
Potremmo liquidare The War – Il pianeta delle scimmie dicendo che “scimmiotta” molti altri film, ma è il film stesso che dichiara i suoi gusti: nel campo dove il colonnello Harrelson sentenzia sulla fine della storia come il pelato e meditabondo Kurtz/Brando di Apocalypse Now c’è un tunnel dove qualcuno ha scritto Ape-pocalypse Now (che era anche il titolo irridente di molte recensioni a Kong:Skull Island). In realtà The War- Il pianeta delle scimmie (che il regista stesso ha definito “il mio romanzo russo con scimmie”) denuncia l’amore per western come Il grande sentiero Sentieri selvaggi, o bellici come La grande fuga, ma ognuno (hanno fatto elenchi su Internet) può vederci quello che vuole, dagli anti-western ai kolossal sulle prigionie, dai Dieci Comandamenti (che fatica essere Mosè…), al Ponte sul fiume Kway  o addirittura alla meditazione sul dare la morte in Gli spietati di Eastwood. La non-novità è che grazie agli effetti speciali le scimmie sono definitivamente antropomorfe (una sinfonia di sentimenti: primati parlanti con occhi particolarmente espressivi, gesticolanti con sottotitoli, stupefacenti autodidatti da commedia brillante) e umani in regressione progressiva. Dietro Cesare c’è ancora Andy Serkis (il Gollum di Il signore degli anelli), ormai specializzatosi a recitare tragedie “sotto effetto speciale”, e dietro al Colonnello c’è Woody Harrelson che gioca sornione con i luoghi comuni hollywoodiani. Il tono è spesso eroico-sinfonico, l’andamento ieratico, la terra è desolata: si capisce che non volevano fare un sequel  usa-e-getta, e di sicuro non è giusto scherzare sul fatto che scimmiotti  cinema del tempo che fu. Però…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori