Alberto Visconti: «Vi racconto l’incontro con De Gregori e le cene a casa dei fan»

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Quando incontriamo Alberto Visconti è il primo giorno del Flowers Festival. È tardo pomeriggio e mancano ancora diverse ore all’esibizione della sua band. Lo schema della rassegna di Collegno è molto curiosa: al posto di avere qualcuno che apre i concerti, il Flowers chiama qualcuno che li chiude e invita la gente a ballare e cantare fino alle due di notte.
Loro sono gli Orage e sono il gruppo valdostano più amato di sempre. L’anno prossimo saranno passati dieci anni dalla loro fondazione e in questi anni ne hanno seminati di fan in giro per l’Italia. Alcuni si sono dimostrati pronti anche a sborsare dei soldi pur di vedere pubblicati i loro dischi. Altri, come Francesco De Gregori, hanno accettato di collaborare con loro. Mica male.

Breve cronistoria degli Orage: chi siete, da dove venite e cosa avete fatto in quasi dieci anni di carriera.
La caratteristica saliente del gruppo è una fusione tra rock, canzone d’autore e musica della canzone tradizionale delle Alpi Occidentali. Non tanto per i temi e per le musiche, ma per i tipi di strumenti che usiamo. Nel 2012 abbiamo vinto Musicultura e abbiamo conosciuto Francesco De Gregori, col quale abbiamo collaborato l’anno dopo. La cosa è sfociata in un concerto con lui i cui risultati sono ben visibili sul web; subito dopo abbiamo pubblicato L’età dell’oro con Sony e poi siamo ritornati da Francesco De Gregori per il compleanno di Rimmel all’Arena di Verona.

Com’è stato l’incontro con De Gregori? Dicono si sia raddolcito parecchio negli anni.
Mi sono avvicinato dicendo scusi se posso, le do la mano e altre formalità del genere. E lui ha detto no, ma che cazzo fai, dammi del tu che se sei qui siamo colleghi. Lui è un uomo simpatico e spiritoso. Poi è nata la possibilità di fare una produzione per una rassegna valdostana. Ci hanno detto di organizzare qualcosa e ci hanno lasciato carta bianca. Io ho chiesto a De Gregori di venire nel nostro mondo, dopo averlo avvertito che avremmo trattato le sue canzoni senza alcun rispetto come se fossero nostri inediti. E la cosa è andata bene.

E all’Arena di Verona, invece, avete rivisitato splendidamente Le storie di ieri
Fare Le storie di ieri è stato fighissimo. È uno dei miei brani preferiti. Poi lui affonda le sue radici nel folk e i suoi stilemi sono quelli.

Tu scrivevi canzoni anche prima degli Orage. In cosa è cambiato il tuo modo di approcciarti alla scrittura con la band?
La scrittura per la band mi ha spinto ad aprirmi. Ci ho aggiunto la voglia di far divertire i miei compagni di viaggio e mettere in luce le loro eccelse qualità strumentali.

Avete pubblicato un album con il crowdfunding. Tiriamo le somme: tecnica utile? Quando è meglio usarla e quando no?
I fan ci hanno salvato il culo. Abbiamo dovuto fare due mesi in trasferta a Roma e la cosa ci è costata. Quanto all’utilizzo del crowfunding, è una cosa che fai quando sei certo che la cosa possa andare a buon fine. Non puoi lanciare un sasso nel vuoto del web. Può succedere che vada bene anche così, ma conviene creare una bella fan-base prima, fare delle belle feste e convincerli a spendere per averne di nuove.

Poi voi facevate cose carine in cambio. Andavate a casa di chi vi ascoltava e suonavate per loro.
Dal nostro punto di vista era geniale, perché venivamo a casa tua, tu cucinavi, tu mettevi da bere e noi con la pancia piena cantavamo e suonavamo a fine serata. È stato bellissimo, perché abbiamo scoperto gente che ci vuole bene e che cucina bene.

È d’obbligo chiedervi quando sentiremo canzoni nuove. Il vostro ultimo disco è uscito nel 2015.
Abbiamo esaurito il ciclo di Macchina del tempo, che però è ancora un disco fresco secondo me. L’anno prossimo festeggiamo dieci anni dalla nascita della band e sicuramente organizzeremo qualcosa.

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.