Gli U2 a Roma: il perfetto omaggio a “The Joshua Tree”

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Omaggi, pensieri, ricordi, gioia. Tanta gioia. Se mi chiedessero di descrivere in poche parole il concerto degli U2 a Roma utilizzerei questi termini. Gli U2 riescono a portare perfettamente a termine il loro intento: dedicare un tour a The Joshua Tree, il loro disco di maggior successo, senza però auto-celebrarsi o cadere nella nostalgia. Ci riescono perchè, per prima cosa, The Joshua Tree è un album che, ancora oggi, è una delizia per le orecchie, e poi perchè, con estrema intelligenza, gli U2 sono stati in grado di riprenderlo in mano e di farlo suonare attuale.

Lo spettacolo è diviso chiaramente in tre parti, una prima dedicata al pre-Joshua Tree con quattro brani che ogni fan degli U2 sogna di poter sentire: Sunday Bloody Sunday, New Year’s Day, Bad e Pride (In The Name of Love). Per poi passare alla parte centrale dello show, quella dedicata al disco. Se nella prima parte dello spettacolo gli schermi sono stati spenti (impedendo a molte persone di poter addirittura vedere qualcosa), si accendono con il primo brano del set, Where The Streets Have No Name: una strada in mezzo al deserto, lunga, desolata, percorsa per tutta la durata del brano. Gli schermi forse sono l’aspetto dello spettacolo che colpiscono maggiormente: siamo abituati a pensare agli U2 come ad una band in grado di fare sempre fuochi d’artificio e di stupire gli spettatori. In questo tour invece quel che colpisce è la semplicità, poche immagini, pochi effetti, ma molto suggestivi e perfettamente inseriti nel mood dell’album. La vera perla del set è Red Hill Mining Town. Bono la canta in maniera sublime, accompagnato sullo schermo da una banda di ottoni che suona. Si capisce il loro desiderio di rendere attuale il disco anche dal modo in cui sono presentati i brani «Alcuni di questi pezzi – dice Bono introducendo la seconda parte del disco – potrebbero essere addirittura più rilevanti oggi rispetto a trent’anni fa». In God’s Country, Trip Through Your Wires e One Tree Hill, i brani forse meno conosciuti del disco, sono suonati in maniera deliziosa.

Grazie Italia… #U2TheJoshuaTree2017 #wheninrome

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La terza parte dello show è invece dedicata ai loro lavori più attuali: parte con Miss Sarajevo, con il video di Omaima, una profuga siriana conosciuta da Bono durante una visita al campo profughi di Gaziantep, per proseguire con le loro hit più recenti, fatte anche per scaldare e far ballare il pubblico, Beautiful Day, Elevation e Vertigo. Chiude il concerto, dopo una struggente One cantata tutta d’un fiato dai 58.000 spettatori presenti, The Little Things That Give You Away, brano che sarà inserito in Song Of Experience e che, con ogni probabilità, uscirà a dicembre.

Il concerto, stando a quel che dicono gli orologi, è durato circa due ore ed un quarto, ma nell’immaginario collettivo è durato ben di più. Questo perchè gli U2 sono stati in grado di prendere per mano gli spettatori e di portarli con loro in un viaggio, un viaggio cominciato trent’anni fa, ma che non si è mai fermato e che forse questa sera, con questo tour, ha sancito la perfetta conclusione del cerchio.

Qui potete vedere la scaletta della serata

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.