Elbow live al Vittoriale: il fascino discreto della brit-borghesia

Il gruppo di Manchester conquista un pubblico metà italiano/metà inglese a “casa” di D’Annunzio. Con un gospel ipnotico che non conosce rivali.

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La domanda non è scontata: a chi piacciono gli Elbow nel 2017? Sicuramente a Ivano Fossati, fan che non ti aspetti, ma presente in prima fila (con tanto di elegante polo color acqua marina) nello splendido anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera.

Si svolge da queste parti, nel “parco più bello d’Italia”, il festival Tener-a-mente e l’unica tappa tricolore del gruppo di Manchester di supporto al loro ultimo album Little Fictions. Disco quest’ultimo non granché apprezzato in patria anche se noi qua, ai confini dell’impero, continuiamo a chiederci il perché. E poi lo zoccolo d’oro può estendersi ad altre mille anime che, nella stessa sera super hype degli U2 a Roma, hanno deciso di venire in questo angolo di paradiso compreso tra la Lombardia e il Veneto, abbracciato dal Lago di Garda, direttamente a “casa” del Vate Gabriele D’Annunzio.

Localismi a parte, è stata una grande performance, probabilmente indimenticabile per molti di noi. Un po’ perché gli Elbow erano in formissima e per niente desiderosi di andarsene in vacanza (quella del Vittoriale è stata l’ultima data di luglio per loro; a giugno hanno conquistato Glastonbury mentre dopo ferragosto riprenderanno il tour dal Pukkelpop belga). Un po’ perché Guy Garvey e soci suonano una musica sì dolce e soave, ma allo stesso tempo pure stratificata e complessa. Oserei direi “neo prog” nonostante mantenga costantemente un appeal da stadio. Per farvela breve: le canzoni partono tutte ipnotiche salvo poi sublimarsi in dei crescendo meravigliosi. Gospel moderni guidati dal carisma dello stesso Garvey che, da buon predicatore, sfrutta la sua voce unica e con pochi eguali. Forse un po’ Morrissey nei vocalizzi (e Peter Gabriel per quel che riguarda il calore del timbro…), ma pressoché trascinante. Avercene di frontman come il 43enne originario della Greater Manchester.

Il concerto lambisce tranquillamente le due ore con tanti estratti dall’ultimo disco – la titletrack più le convincenti Head for supplies, All Disco, Kindling e l’atteso singolo Magnificent (She says) – e non mancano neppure le gemme di The Seldom Seen Kid che nel 2008 vinse il prestigioso Mercury Prize britannico e qui viene omaggiato con una strepitosa The bones of you. Oppure il recente The Take Off And Landing Of Everything che invece ci porta in dote una suggestiva Fly boy blue/Lunette. Applausi come se piovesse. E invece è una tiepida sera estiva condita da una sacrosanta brezza.

Foto tratta dalla pagina Facebook degli Elbow

Poco presente all’appello il passato remoto del gruppo (dal debutto Asleep In The Back salta fuori solo l’iniziale Any day now che diventa subito un mantra mentre di Cast Of Thousands si salva Switching off), ma la big surprise non manca di certo: una Leaders of the free world che è rock epico capace di svoltarti una carriera. Certo, se ti chiamassi Coldplay o Travis. Se sei gli Elbow, invece, ti accontenti di ben altro: ironia («Questo posto è davvero orribile!», esclama a un certo punto il frontman osservando dall’alto il panorama mozzafiato del lago), due violiniste-coriste da urlo, dei bis intensissimi (tra cui l’immancabile Gronds for divorce) e il già citato Ivano Fossati che ti applaude sorridente dall’inizio alla fine. Da sotto il microfono.

Poi il post-concerto: il Vittoriale, educatamente, si svuota in fretta, ma attorno al tour bus degli Elbow si raduna un vasto gruppo di fan manco dovesse uscire Bono Vox o Tina Turner (che dicono sia alloggiata in un resort da queste parti). Mezz’ora di attesa, quarantacinque minuti, un’ora abbondante. La band sale poco alla volta sul mezzo, ma Guy Garvey ancora non si vede. Sarà forse rimasto affascinato dalla location e non vuole più andarsene? Ah no, eccolo! Camicia a scacchi da boscaiolo, sguardo sornione e una decina d’autografi scarabocchiati in fretta. «Scusate, resterei volentieri con voi, ma devo prendere un aereo», le sue parole di commiato.

Rockstar? No. Per me più persona comune che non si aspettava un trionfo del genere. Esattamente come quando l’omone barbuto presenta i dischi su BBC Radio 6 durante la sua Finest Hour. In pratica lavora e parla in una delle emittenti radiofoniche più prestigiose del globo, ma lo fa con una nonchalance che avercene in Italia tra divetti da strapazzo e deejays che urlano in continuazione. Il buon Guy Garvey assolutamente no. Lui lo fa con vera passione. E non passa musica usa e getta, ma semmai David Sylvian.

SCALETTA ELBOW ANFITEATRO DEL VITTORIALE
1.Any Day Now
2.The Bones of You
3.Fly Boy Blue / Lunette
4.Head For Supplies
5.My Sad Captains
6.Leaders of the Free World
7.Switching Off
8.All Disco
9.New York Morning
10.Magnificent (She Says)
11.Mirrorball
12.The Birds
13.Little Fictions
14.Kindling
15One Day Like This

ENCORE:
16.Station Approach
17.Lippy Kids
18.Grounds for Divorce

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Simone Sacco nasce nel 1975, l'anno di "Horses" di Patti Smith. Nella vita scrive abitualmente di musica, tattoo art, calcio, libri ecc. Deve tutto, nel bene o nel male, al 1991 e a "Nevermind" dei Nirvana.
  • Simona

    GRAZIE! mi son venuti i brividi, io c’ero e per gli Elbow ci sarò sempre! grazie alla #BarleyArts che ce li ha portati ancora e per fortuna questa volta la gente c’era e ha risposto bene! E’ stata una serata quasi mistica, il luogo meraviglioso e la voce di Guy che ti accarezza “The bones of you” mi ha steso… “The bird” dal vivo non ha eguali … e per la prima volta dal vivo “Little fiction” con un finale da urlo… Loro sono un gruppo fantastico, affiatatissimi (e anche il nuovo drummer mi sembra si sia già integrato bene) e la cosa più bella da vedere da sempre è che si divertono, ci stanno bene sul palco Potter & Potter e Turner con Guy!

    • Alexandra

      Vero Simona, è bello vedere che anche se hanno perso un pezzo (e non credo sia stato facile per loro metabolizzare la cosa dopo 25 anni) sono riusciti a trovare lo stesso affiatamento ma in un modo diverso. Lunga vita agli Elbow (e a noi irriducibili che ce li vogliamo godere ancora a lungo) !

  • Alexandra

    Sottoscrivo. Vista la location dove eravamo commenterei con: Il Piacere. Il piacere di trovarsi in un posto magnifico; il piacere di avere intorno tanta gente bella, appassionata, felice, educata (non è così scontato); il piacere di godersi lo spettacolo di una band che si prende cura della propria musica, che sa chi è e cosa vuole dire e lo dice in modo sublime e vero; il piacere di sentire quella voce incredibile; il piacere di condividere qualcosa di bello con chi conosci ma anche con chi non conosci; il piacere che se hai un cuoricino pulsante non puoi non provare in tutti i loro concerti (ma qui un po’ di più). #BarleyArts è una garanzia perché Trotta ama la musica e va ringraziato perché finalmente riesce a portarceli in Italia (sempre sia lodato!). Ci hanno regalato Leaders Of The Free World che non avevano fatto negli altri concerti estivi (non la facevano dal 2012, per dirla tutta) e che Alex Reeves (il nuovo batterista) credo abbia imparato quel pomeriggio (se non ho capito male): io l’ho presa come un regalo speciale per una notte speciale. Di sicuro noi che c’eravamo questo concerto ce lo ricorderemo nei secoli dei secoli… magari sarà il nostro Switching Off 🙂
    P.S.: vale sempre la pena aspettare di incontrare Guy per capire come sono fatti davvero i grandi.