Sullo sfondo le torri merlate del castello scaligero, sul palco un tripudio di note: ieri sera Marostica ha ospitato l’unico concerto italiano del tour europeo di George Benson, il gigante della musica nera dalla doppia anima. Se da un lato abbiamo infatti uno dei migliori chitarristi jazz del pianeta, compositore ed esecutore di rara raffinatezza, dall’altro vi è il soulman dalla voce calda e sensuale, interprete di pezzi che hanno scalato le classifiche R&B e Pop degli anni ’80. Due componenti all’apparenza ben distinte, che però nel caso di Benson sempre coesistono e talvolta si fondono.

Ecco allora che i brani strumentali di inizio concerto, cantati tramite il suono melodioso dell’iconica Ibanez e spesso doppiati in scat, un po’ alla volta lasciano il campo alle hit commerciali come Love X LoveNothing’s Gonna Change My Love for You, Moody’s Mood e Turn Your Love Around. Benson è davvero in gran forma, vocalmente e fisicamente, tanto che durante le canzoni più movimentate accenna pure qualche passo di danza, per poi riprendere immediatamente compostezza non appena ricomincia a suonare.
Seguono dunque le cover Nature Boy Unforgettable, in omaggio a Nat King Cole (a cui Benson ha dedicato un album intero, ad oggi l’ultimo pubblicato, risalente al 2013), e Wichita Lineman, di Jimmy Webb. A questo punto la serata si avvia verso la conclusione. Manca solo la carrellata di successi finale, e puntualmente arrivano In Your Eyes (fuori gli accendini), Love Ballad e Give Me the Night.
Tutti in piedi, e tutti ad applaudire George Benson e la sua band (basso, seconda chitarra, percussioni, tastiere e batteria), i quali, dopo le presentazioni di rito, si lanciano negli ultimi pezzi trascinanti: Never Give Up On a Good ThingOn Broadway.

Il concerto termina dopo un’ora e tre quarti. A 74 anni non è niente male.
Mi rimane soltanto un leggero amaro in bocca… Avrei tanto voluto ascoltare Breezin’, The Greatest Love of All e Kisses In the Moonlight. Sì, lo so, lo capisco: quando si hanno troppe canzoni belle non possono starci tutte nella scaletta, e qualcuna deve pur rimaner fuori.
Ma proprio Kisses In the Moonlight?!

Love, peace and soul

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Nato a Venezia, credo nel futuro e in Stevie Wonder.