Guns N’Roses. “Appetite For Destruction”, trent’anni e non sentirli

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Era il 21 luglio di trent’anni fa quando uscì Appetite For Destrucion, primo album dei Guns N’Roses. Per descriverlo bastano pochi numeri: più di 30 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 18 negli Stati Uniti, l’album d’esordio più venduto di sempre ed al quarto posto, secondo la rivista Rolling Stone, nella classifica dei migliori album di debutto della storia (al 62° posto nella classifica generale).

Un album che, fin dalla sua uscita, fece parlare di se. A pochi giorni dalla sua pubblicazione fu ritirato dal commercio a causa della copertina, che raffigurava un quadro di Robert Williams nel quale un mostro volante difende, da un robot, una ragazza svenuta e chiamato, appunto, Appetite For Destruction. L’autore disse che la band non aveva pagato il quadro violando il suo copyright. Uscì poi con una nuova copertina, quella che tutti conosciamo, con le teste dei componenti della band rappresentate come teschi ed incastonati su una croce.

La copertina originale del disco

Niente era canonico in quest’album, nemmeno i nomi dei due lati del disco: al posto di side A e B, furono scelti “lato G” e “lato R”. Guns conteneva le prime sei tracce, quelle che maggiormente raccontavano gli eccessi del gruppo e della loro vita, tra cui Welcome to The Jungle, brano di apertura del disco, e Paradise City. In Roses invece c’erano le canzoni dedicate a temi più sentimentali, tra cui Sweet Child O’Mine.

Quando uscì non fu accolto benissimo: ricevette infatti diverse critiche da parte del mondo musicale a causa dell’uso eccessivo del clichè droga, sesso e rock & roll. Ma nonostante ciò, a distanza di 30 anni, rimane uno dei capisaldi del rock.

TRACKLIST APPETITE FOR DESTRUCTION
1.Welcome to the Jungle
2.It’s so easy
3.Nightrain
4.Out ta get me
5.Mr. Brownstone
6.Paradise City
7.My Michelle
8.Think about you
9.Sweet child o’ mine
10.You’re crazy
11.Anything goes
12.Rocket queen

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.