Cani Bagnati. Dal secondo posto a Sanremo rock all’America

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Quella dei Cani Bagnati è una giovane realtà veneta, che lega il suo nome a due personaggi che nella musica italiana ci stanno da un bel po’: Fabrizio Simoncioni, tecnico del suono e tastierista dei Litfiba, e Beppe Leoncini, batterista della Steve Rogers Band.

«Sono stato contattato da loro per iniziare a collaborare circa due anni fa», ci racconta Beppe. «Mi vennero a trovare, portandomi un cd, durante un mio concerto: parlammo dei loro progetti e della loro musica. Mi piacquero fin da subito, ma mi riservai di ascoltare il disco per valutare meglio il genere e la band nell’insieme. L’album mi piacque molto ma, sapendo come funziona oggi con il digitale (può suonare bene chiunque!), aspettai di sentirli dal vivo per prendere la decisione definitiva. La prova fu molto positiva, perché i ragazzi erano davvero bravi e il genere molto bello: una sorta di rock-pop-prog con testi in italiano, un genere a me molto caro, che avevo già suonato nei primissimi anni ’70.
Devo riconoscere che questi ragazzi mi danno una bella carica, che io cerco di ricambiare con consigli che, per ovvi motivi di esperienza, sono in grado di dare. Diciamo che io traggo linfa da loro e loro da me: è una sorta di scambio di anime».

I Cani Bagnati infatti sono un gruppo che ha ben salde le proprie radici nell’hard rock anni ’70, ma suonato in italiano. Ne abbiamo parlato con Cristiano Lando, uno dei due chitarristi: «Io suono la chitarra insieme a Denis Franceschin, che conosco da anni. Poi c’è Andrea Tolin al basso, che viene dai Beards, Alessandro “Benny” Benettello, che ha un’esperienza legata a molte tribute band. “Guest star”: Beppe Leoncini della Steve Rogers Band, uno dei migliori batteristi italiani. Il nostro marchio di fabbrica è un hard rock anni ’70 con testi in italiano».

Una scelta maturata col tempo: «È stato Benny ad avere l’intuizione di iniziare a cantare in italiano. All’inizio eravamo molto scettici, ma adesso credo sia stata la mossa vincente. Benny ha voluto anche tradurre il nome: noi nasciamo infatti come “Rain dogs”, come un disco di Tom Waits che amo molto. Lui invece ha voluto tradurre (in maniera un po’ fantasiosa e goliardica!) il nome in Cani Bagnati».

Ma torniamo ai componenti della band e parliamo di Beppe Leoncini: «L’ho contattato su Facebook un paio di anni fa e, dopo qualche messaggio, è nata una sorta di amicizia. All’inizio il mio unico scopo era quello di fargli i complimenti, essendo io un grande fan della Steve Rogers Band. Pensavo che un professionista del genere fosse inarrivabile. Poi mi sono fatto coraggio e gli ho mandato alcuni pezzi, lui ha detto che gli piacevano. Quindi ci siamo accordati per fare una prova insieme, è andata bene, e così, un po’ per volta, Beppe è entrato in pianta stabile nella band».

Eppure Beppe Leoncini non è l’unico nome illustre a cui i Cani Bagnati legano la loro storia: «Il nostro produttore è Fabrizio Simoncioni, il tastierista dei Litfiba. La collaborazione con lui è nata un po’ come quella con Beppe. Io sono un grande appassionato di stereofonia, oltre che di “musica suonata”, così l’ho contattato per complimentarmi con lui, dato che lo considero uno dei produttori più attenti alla qualità delle incisioni. Quando il gruppo era pronto a incidere la primo demo, gli ho chiesto di registrarla. Ero sicuro che mi avrebbe detto di no, e invece ha accettato. Era il 2014, lui era appena tornato in Italia e aveva uno studio nuovo, bellissimo. Ci siamo andati per registrare la demo e lui si è letteralmente innamorato delle canzoni e del nostro sound. Così, oltre che ingegnere del suono, è diventato anche il nostro produttore artistico».

Ma Simoncia non è l’unico legame che il gruppo ha con i Litfiba: «In molti ci associano a loro perché facciamo un rock anglosassone, ma con testi in italiano. Però secondo me abbiamo una nostra identità che si discosta molto da quella del gruppo di Pelù».

Per i Cani Bagnati, poi, è tempo di inediti: «Avremmo canzoni per pubblicare 2-3 album: siamo estremamente prolifici! Il prossimo disco dovremmo registrarlo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Simoncia vorrebbe che andassimo tutti in Texas, ai Sonic Ranch Studios di El Paso. Faremo un album diverso dal precedente, più maturo e più “cattivo”. Certo, non sfoceremo mai nel metal, ma comunque puntiamo su sonorità più “spinte”: non ci saranno quelle 2-3 canzoni pop che avevamo messo nell’album precedente, per intenderci».

Un cambiamento di sound su cui ha influito anche Beppe Leoncini: «Lui ha uno stile che si adatta perfettamente alle mie musiche, hard rock anni ’70. Il primo disco l’avevo composto senza avere ancora una band. Non avevo un’idea del suono: era un album con pop, rock, prog. Di tutto! Da questo disco invece emerge l’estrema complicità di questo gruppo, nata dopo canzoni registrate, tanti concerti e la partecipazione a Sanremo rock. Abbiamo capito qual è il nostro suono e puntiamo su quello».

Menzionavamo Sanremo rock, un’esperienza estremamente positiva (e prolifica): «Abbiamo partecipato a questo concorso nazionale, a cui si erano iscritte più di mille band, e siamo arrivati secondi. Questo ci ha portato a conoscere una serie di musicisti molto interessanti, come Cesareo degli Elio e le Storie Tese, Valerio Zelli degli O.r.o. e Giorgio Usai dei New Trolls. Inoltre, grazie a Sanremo Rock a novembre apriremo il concerto di una band famosa (ma ancora top secret!) al Jailbreak di Roma, e faremo lo stesso all’Alcatraz di Milano. Poi ci saranno una serie di concerti a nord-est, molto probabilmente in luoghi più capienti rispetto ai soliti pub».

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe ’93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all’Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.