Operation Chromite. La Corea è un effetto speciale

Chi fece sbarcare gli Usa a Incheon nel 1950. Più elettronica che attori

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Operation Chromite
di Jae-Han Lee
con Lee Jung-Jae, Beom-su Lee, Se-Yeon Jin, Liam Neeson, Mathew Darcy, Sean Dulake.
Voto: dimenticabile

Questo film è un effetto speciale sudcoreano. Racconta la storia (vera, al solito) del fegatoso commando di resistenti sudcoreani che, nel giugno del 1950, nel bel mezzo dell’invasione dei nordcoreani sostenuti dai cinesi, si infiltrò tra i comandi dell’esercito del nord e cercò la dislocazione delle mine che avrebbero impedito all’esercito americano guidato da Douglas MacArthur di conquistare Incheon, protetta da una posizione naturale e da maree di 11 metri che avrebbero affondato qualsiasi flotta. Detto questo, preso atto che per la Corea del sud la storia ha un significato politico ancora attuale e il riferimento a MacArthur è un evidente invito agli USA a non distrarsi coi tempi che corrono, e reso omaggio agli eroi, va anche detto che il film è composto per il 5% da molte comparse sudcoreane e cinque o sei attori americani (tra cui Liam Neeson, travestito da MacArthur con pipetta di pannocchia come da iconografia, che sembra aggiunto in postproduzione) e per il 95% da effetti speciali vagamente monocromi in cui galleggiano i resistenti e la flotta americana. Il problema è che, tolte alcune spiegazioni basiche su come MacArthur avesse nemici che congiuravano in casa (anzi, alla Casa Bianca) e appurato che ogni tanto il generale dava curiose benedizioni a eroi e moribondi, il resto è un noioso western (o eastern, se preferite) dove spie sudcoreane e invasori nordcoreani si sparano addosso nei modi  del loro cinema d’azione. Il balletto di proiettili è monocorde. MacArthur e Neeson restano nascosti dietro gli occhiali da sole. Dimenticabile.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori