L’inizio della fine: i 10 abbandoni che hanno scosso l’equilibrio delle band

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Le band sono come un ingranaggio circolare. Se manca uno dei componenti, può saltare tutto il meccanismo e la forza motrice creativa rischia di spegnersi. Non sempre l’abbandono o la morte di un membro ne causa il dissesto immediato e in molti casi le band hanno voglia di continuare. C’è chi ha cambiato nome, genere e formazione, ma raramente è riuscito a riallacciarsi ai vecchi fasti di un tempo. In questa lista ripercorreremo 10 casi di abbandoni storici, dal pop al rock, che hanno profondamente segnato le band in questione, minandone pesantemente gli equilibri o decretandone di lì a poco la fine.

PHIL COLLINS E I GENESIS

La storia dei Genesis non si riassume in poche righe. È una storia di metamorfosi e trasformazioni profonde che li ha prima catapultati nell’olimpo del prog e poi verso un longevo successo commerciale. L’abbandono di Peter Gabriel nel ’75 non spense affatto la voglia del gruppo di continuare, tanto che trovarono nel loro batterista Phil Collins un nuovo frontman e un rinnovato spirito di gruppo. Furono le spinte soliste di Collins a lasciare un vuoto difficile da colmare. Dopo lo scarso successo oltreoceano dell’ultimo album registrato nel ’97 con un nuovo cantante (Ray Wilson), Tony Banks e Mike Rutherford dichiararono terminato il progetto Genesis, se non per qualche occasionale concerto di reunion con il loro batterista e frontman di fiducia Phil.

OZZY OSBOURNE E I BLACK SABBATH

I Black Sabbath sono considerati i precursori dell’Heavy Metal, i padri ancestrali del genere “occulto”. Per i fan ne esistono due versioni: i Black Sabbath e i Black Sabbath senza Ozzy. Frontman indiscusso e voce caratteristica del sound almeno quanto i loro riff, Ozzy Osbourne è stato licenziato dalla band nel ’79 per l’eccessivo annebbiamento dai fumi di alcool e droga. Dopo di lui, il gruppo non ha più avuto una formazione stabile, cambiando nove cantanti e ritentando, di tanto in tanto, una reunion col Principe delle Tenebre, con il quale nel 2017 hanno dato momentaneamente l’addio definitivo al mondo della musica.

ROBBIE WILLIAMS E I TAKE THAT

La boyband nata da un’idea del manager Nigel Martin Smith, ha fatto letteralmente impazzire le fan negli anni ’90 regalando spunti di riflessione sociologica sul perché le teenager piangano sempre quando avvistano i propri idoli. Dopo tanta fama, l’abbandono di Robbie Williams nel ’95 ha segnato un punto di non ritorno per i Take That. Nonostante il successo ritrovato anche senza il “bad boy” del gruppo con la cover di How deep is your love, la band non ha retto momentaneamente al dissesto e si è sciolta di lì a poco per dedicarsi alle proprie carriere e prendendosi una lunga pausa durata quasi 10 anni.

GERI HALLIWELL E LE SPICE GIRLS

A fare da contraltare alle boyband anni ’90, ci fu una delle operazioni commerciali più riuscite dell’epoca, ovvero le Spice Girls. Le cinque ragazze, ognuna dall’identità ben definita e differenziata, hanno personificato il termine “Girl Power” che imperava nel genere pop di quegli anni. L’abbandono di Geri Halliwell, la Ginger fra le Spice, ha avuto delle evidenti ripercussioni sulla solidità e il successo del gruppo. Il primo album senza la Halliwell non ebbe molto successo e le restanti Spice iniziarono ad intraprendere percorsi diversi, terminando la propria produzione discografica nel 2001.

JIM MORRISON E I DOORS

Ci sono morti, specialmente nel mondo della musica, che suscitano un unico e triste quesito che rimarrà per sempre irrisolto: chissà quanta altra musica memorabile avrebbe potuto regalarci. Jim Morrison entra sicuramente nel novero di questi artisti compianti, venuti a mancare improvvisamente all’apice del successo. Sfortunatamente anche i Doors si sono dovuti confrontare col decesso del loro carismatico frontman e dopo il mancato successo di due album registrati con un’altra voce, quella di Robby Krieger, i Doors si sono sciolti.

Jim Morrison

FREDDIE MERCURY E I QUEEN

Anche la voragine che ha lasciato Freddie Mercury quando nel ’91 morì a causa delle conseguenze dell’Aids, è tutt’ora una ferita aperta. Pur non avendo smesso di esibirsi, il gruppo è rimasto saldamente ancorato ai successi con Freddie, diventando in qualche modo una band tributo di sé stessa. Dopo l’album postumo con le ultime tracce vocali del cantante, i Queen non hanno più prodotto nulla, se non l’album The Cosmos Rocks nell’ambito del progetto Queen + Paul Rodgers, sodalizio durato qualche anno.

Freddie Mercury Zanzibar

ZACK DE LA ROCHA E I RAGE AGAINST THE MACHINE

I Rage Against the Machine sono stati un connubio di potenza, rabbia, attivismo politico, energia e risolutezza, veicolati principalmente dall’intensità dei riff di Tom Morello e dalla voce graffiante di Zack de la Rocha. Quando De la Rocha decise di dire addio alla band, Morello & Co. cercarono un sostituto per proseguire l’attività. Per fortuna Chris Cornell non fu esattamente un sostituto. Il netto cambio di rotta musicale della band ha dato vita agli Audioslave, creando un altro pezzettino di storia molto lontana dai Rage. Sono rare le occasioni in cui gli Audioslave hanno riproposto il repertorio antecedente e qualche esibizione (di seguito il video) spiega perché Killing in the name of non abbia alcun senso se non è Zack a cantarla. Quasi in contemporanea con l’abbandono di Cornell, i Rage Against the Machine si sono riuniti per qualche anno con la formazione storica.

NOEL GALLAGHER E GLI OASIS

I fratelli Gallagher sono sempre stati una coppia di litigiosi, eternamente sull’orlo del divorzio. Ecco che quando nel 2009 Noel prese «con un po’ di tristezza e grande sollievo» la decisione definitiva di mollare il gruppo nel bel mezzo di un tour, siamo rimasti tutti increduli, in attesa che ritornasse il sereno fra i due. Eppure, l’ascia di guerra è rimasta visibilmente lì, incagliata fra i due consanguinei e destinata a non impallidire mai. Con l’abbandono di Noel, vero perno del gruppo e principale autore dei loro successi, finirono anche gli Oasis. I restanti membri, Liam compreso, proseguirono la carriera artistica con il nome di Beady Eye, ma si sciolsero nel 2014.

DIANA ROSS E LE SUPREMES

Le Supremes sono forse il gruppo vocale femminile per eccellenza e hanno segnato non solo la produzione R&B degli anni ’60 ma anche quella futura, ispirando numerosi gruppi femminili, dalle TLC alle Destiny’s Child. Nel corso degli anni, la figura di Diana Ross assunse sempre più importanza all’interno del gruppo. Così, quando nel ’70 decise di dedicarsi alla sua carriera da solista, il gruppo non riuscì più a ottenere lo stesso successo, cambiando numerose cantanti per poi sciogliersi nel ’77.

LOU REED E I VELVET UNDERGROUND

«Il primo album dei Velvet Underground ha venduto solo 10mila copie quando è uscito ma ognuno di quelli che l’ha comprato ha formato una band». Bastano queste parole di Brian Eno per spiegare la prorompenza e il significato di questa band all’interno di quel preciso momento nella storia della musica. Il sodalizio con Andy Warhol, un disco di debutto che con Sunday Morning ha reso memorabili non solo le domeniche, tutta un’alchimia che si reggeva sull’estro di Lou Reed. Il suo abbandono nel ’71 ha sancito la data di scadenza dei Velvet Underground che pubblicarono un ultimo sfortunato album, Squeeze (di seguito un assaggio), per poi sciogliersi due anni dopo.