Sting, settemila fan a Cividale per salutare il Mittelfest

L’artista britannico archivia l’unico show nel Nordest della penisola previsto dal 57th & 9th World Tour, fiore all’occhiello musicale della kermesse friulana. Settemila spettatori e un rigido clima autunnale con tanto di nubifragio tardo pomeridiano, ma scaletta delle grandi occasioni, per l’ex leader dei Police che il 28 luglio sarà a Mantova

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Sting ieri sera a Cividale del Friuli (foto Luca A. d'Agostino)

Come sono lontani i tempi di Quadrophenia (il film) e di quell’azzimato Ace dagli occhi di ghiaccio e il fare sprezzante: idolo elegante e carismatico dei mods protagonisti della ‘battaglia di Brighton’ contro gli odiatissimi rockers durante la ‘bank holiday’ del 1964 ma, in realtà, servile e umile facchino d’hotel nella vita quotidiana. Erano gli anni degli esordi, o quasi, anche con i Police e la strada della celluloide, soprattutto se ispirata dalla creatività targata Who e garante di una sicura ribalta positivamente influente, hanno contribuito a rendere familiari i lineamenti spigolosi e la zazzera da norvegese di quel Ace Face, oggidì rimasto quasi uguale ad allora eccetto qualche chiletto in più (pochi) e qualche capello in meno (parecchi).

Si sa, Sting, in Italia, gioca davvero in casa. Inutile, tuttavia, andare qui a sindacare di Toscana, tenute sui colli, produzioni agricole e (presunta) instancabilità amatoria di provenienza tantrica, derivante da una semplice battuta di Sir Bob Geldorf. Lo Stinger di oggi, dimenticata anche la preistorica t-shirt da Ape Maia, è semplicemente un artista che porta sul palco una carriera ormai lunghissima e uno show professionale, privo di particolari sorprese e improvvisazioni, ma comunque rodatissimo e forte di una sequenza di brani che vanno a coprire gran parte della discografia con band e senza.

Tocca proprio a lui, sul palco del Parco della Lesa a Cividale del Friuli, il compito di chiudere ufficialmente il Mittlefest 2017, abile a riportare in Friuli Venezia Giulia questo vecchio amico in collaborazione con Zenit srl, Regione FVG, Agenzia PromoTurismoFVG e Comune di Cividale. Se il Festival prosegue dunque la sua riflessione sui destini dell’Europa, rivolgendo la propria attenzione alla valorizzazione e alla salvaguardia degli ambienti naturali e alla funzione che le vie d’acqua, di terra e d’aria, Sting stesso non si è mai fatto pregare troppo nel confermare il proprio impegno per le cause ecologiche, benefiche e umanitarie. Questa volta, però, è madre natura che ha rischiato di giocare un brutto colpo ad artista, organizzatori e pubblico comunque foltissimo (almeno settemila spettatori) con tanto di nubifragio tardo pomeridiano che ha lasciato in eredità un terreno zuppo e un clima rigidamente autunnale che, nonostante il cielo stellato finale, ha imposto ai più lungimiranti giubbini, coperte e felpe pesanti.

Foto Luca A. d’Agostino

La tappa del 57th & 9th World Tour, unica nel Nordest della penisola in attesa di quella del 28 luglio a Mantova (con deviazione intermedia a Pola, Croazia, quest’oggi, prima di un legittimo ‘day off’), è stata aperta da uno special guest come il figlio d’arte Joe Sumner che, per una mezzoretta e armato di sola chitarra, ha ben espletato il compito di riscaldare la platea con il suo discreto songwriting, un ispirato fingerpicking e il classico timbro vocale di famiglia. Un folk rock urbano, garbato e pittoresco, che lascia spazio a doverosi approfondimenti per questo ragazzone che somiglia in maniera inquietante a Woody Harrelson.

Joe Sumner (foto Luca A. d’Agostino)

Il clou, invece, prende il via alle 21.42 spaccate e, assenti gli ormai abituali schermi giganti laterali, la concentrazione generale è tutta sull’artista in carne ed ossa e sulla band al suo fianco, più diligente che virtuosa, perennemente indecisa se regalare la rocciosità desiderata dai vecchi fan o il mainstream più gradito ai semplici presenzialisti.

Foto Luca A. d’Agostino

Ne esce comunque fuori un concerto generoso, caratterizzato da arrangiamenti limati rispetto le versioni originali, ma con scarsa propensione al colpo di genio e all’improvvisazione. Una setlist, comunque, quasi da record visto che i due-tre brani normalmente utilizzati per le rotazioni di metà show (Petrol head, One fine day e Fifty thousend) finiscono tutti per aggiungersi a quelli previsti dall’ossatura classica dello show, senza sostituirne alcuno. Per il poliedrico compositore, cantautore, musicista e attivista britannico una serata ‘greatest hits’ che va sul sicuro con prevedibili citazioni a mani basse dedicate ai Police (le più applaudite e attese, ma anche i passaggi più automatici e meno azzardati rispetto una produzione personale di tutto rispetto). Una setlist che, nel caso specifico, varia davvero poco sera dopo sera: forse un brano diverso, magari un’inversione nell’ordine. Per il resto, tutto secondo un copione ormai rodato e preciso, dove i musicisti partner tessono un sottofondo di contorno e il leader si appoggia con sicurezza, garantendosi la ribalta in maniera tuttavia composta, mai ruffiana e priva di inutili smancerie.

Da eccellente scacchista, dunque, Sting muove bene le sue pedine. Nonostante le fatiche e le prevedibili monotonie da routine artistica di un lungo tour mondiale che, aperto a Vancouver con 24 tappe negli Stati Uniti e approdato in Europa il 21 marzo scorso, arrivava dalla Germania e ora andrà ad esaurire le fatiche continentali a Saint Tropez e Colmar, prima di salutare il Vecchio Continente l’1 agosto dall’Olanda. Un sacco e una sporta di concerti, dunque, per l’ex leader dei Police che vanta un bottino personale di oltre 100 milioni album venduti, 16 Grammy, un Golden Globe e tre nomination all’Oscar.

Rispetto la scaletta di Milano del 23 marzo scorso, cinque brani diversi e un’esecuzione in più. Poco saccheggiato 57th & 9th (ormai si incide un album per giustificare un tour, alcuni lustri fa esattamente il contrario e i concerti servivano a ‘spingere’ le vendite, oggidì ahimè quasi ininfluenti…) con le sole Petrol Head, One Fine Day e Fifty Thousend a metà show e la radiofonica e tambureggiate I Can’t Stop Thinking About You tra i bis.
L’avvio come tradizione è riservato a Synchronicity II e appare subito chiaro che la sezione ritmica, il padrone di casa (ovviamente, il basso è tutto di Sting e lo mollerà solo per il brano del commiato a vantaggio di una sei corde) e l’esperto batterista Josh Freese in posizione decentrata, la farà da padrona, nonostante la buona volontà del chitarrista di fiducia Dominic Miller e del figliolo lungocrinito Rufus alle due estremità del palco. L’artista di Newcastle, avvistato lunedì sera a Trieste in occasione di una puntata culinaria al ristorante Chimera di Bacco, è uomo di poche parole («Buona sera a tutti? Frio? No, no…») e si limita a presentarsi attraverso il ritmo rapido dei primi brani dove If I Ever Lose My Faith In You brilla con il suo epilogo funky, seguita dal classicone dell’epoca “in divisa” Spirits In The Material World che porta anche le prime ventate di reggae e i primi cori di supporto dalla platea. Englishman in New York è un po’ il decollo della serata con il suo intro strumentale, mentre Every Little Thing She Does Is Magic provoca il temerario lancio del gilet, la visione di una t-shirt di due taglie più piccola e l’unico vero saluto alla folla della serata: «Siamo molto felici di essere qui con voi stasera!».

Foto Luca A. d’Agostino

Lo show vola via rapido anche grazie alle incursioni con la fisarmonica tex-mex di Percy Cardona (uno dei Last Bandoleros da Sant’Antonio) e, con Fields Of Gold, arriva anche la sezione delle ballate, completata poi da Shape Of My Heart con ‘baby’ Joe Sumner a caracollare dalle retrovie per il duetto finale (in seguito lo rivedremo, solitario, anche in Ashes To Ashes di David Bowie per far rifiatare babbo Sting). E se Message In a Bottle sveglia del tutto il pubblico dei ballerini sopiti, tocca a So Lonely dare vita all’immancabile ‘call & response’. Sarà invece Roxanne, in azzeccato medley con Ain’t No Sunshine di Bill Withers a chiudere il set principale. I bis di prammatica si aprono con il passaggio più classicamente r’n’r della serata, Next To You con Joe e la fisa ancora in evidenza, e si chiudono solo apparentemente con l’attesa ma questa volta ben poco torrenziale Every Breath You Take. Manca solo il classico commiato, ovattato e nostalgico, dedicato a Fragile con uno Sting che torna in scena armato di sola chitarra e con la band strategicamente in secondo piano. Sono trascorsi circa 100’ dalla prima nota e l’ordinata transumanza del pubblico infreddolito si rivela, giustamente, soddisfatta.

Vogliate gradire!

SCALETTA STING CIVIDALE
Synchronicity II (The Police)
If I Ever Lose My Faith in You
Spirits in The Material World (The Police)
Englishman in New York
Every Little Thing She Does Is Magic (The Police)
She’s Too Good For Me
Mad About You
Fields of Gold
Shape of My Heart
Petrol Head
One Fine Day
Message in a Bottle (The Police)
Ashes To Ashes (David Bowie)
Fifty Thousand
Walking On The Moon (The Police)
So Lonely (The Police)
Desert Rose
Medley: Roxanne (The Police) / Ain’t No Sunshine (Bill Withers)

ENCORE ONE:
Next to You (The Police)
I Can’t Stop Thinking About You
Every Breath You Take (The Police)

ENCORE TWO:
Fragile

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.