U2 a Roma e Dublino: un atto d’amore

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Andare ad un concerto degli U2 è uno dei giorni più belli della mia vita. Sempre. Vederli a Roma è un colpo al cuore. Volare a Dublino e sognare con Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen mentre suonano a casa loro è una di quelle cose che ti fanno ringraziare Dio di aver vissuto la propria vita scandita dalla musica dei quattro irlandesi. E tutto ciò ti fa sentire sempre più un privilegiato, e ti farà sempre sentire più in debito con gli U2 per tutto quello che ti hanno dato.

Era forte la mia attesa per i concerti romani del 15 e del 16 luglio, e per quello di Dublino del 22 luglio. Gli U2 celebravano The Joshua Tree 30 anni dopo aver infiammato lo Stadio Flaminio e il Croke Park.  Sono sincero, avevo seguito quasi tutti i concerti americani svegliandomi la notte, c’era qualcosa che non mi convinceva. Trovavo le setlist noiose, praticamente 1-2 canzoni differenti a notte. Mi dicevo «ok stanno suonando The Joshua Tree, e ok è un miracolo va bene… ma una canzone in più, o questa bside, o una chiusura differente, perché non la fanno?» . Evidentemente, ero fuori strada. Ok i tour si analizzano anche per il numero di canzoni eseguite e le scalette, ma mai come questo tour si deve giudicare dopo aver avuto la fortuna, e la possibilità di averli visti dal vivo.

Pochi giorni dopo che gli U2 annunciarono il tour celebrativo dei 30 anni di The Joshua Tree, scrissi un articolo in cui, tra le altre cose, li ringraziavo per aver deciso di suonare tutto l’album. Oggi, dopo aver visto tre concerti, e che concerti, posso con orgoglio affermare che mai come il 15, il 16, e il 22 luglio il mio cuore è stato toccato, sconvolto, preso per sempre da uno show degli U2. Intendiamoci, tutte le volte che li ho visti dal vivo per me è stato tra le più grandi emozioni della mia vita; ricordo ancora oggi tanti particolari del mio primo concerto degli U2, il 6 luglio 1993. Non cito la data per vantarmi, sapete bene come la penso: non si è più fan o meno fan se si è visto 100 concerti o zero. Si è fan per come si ama. Si è fan degli U2 per come si ama gli U2, per quanto ci si sente in debito con loro. Perché loro ci hanno dato veramente tanto, tantissimo, in tutti questi anni. Perlomeno, è il mio punto di vista.

I concerti di Roma e quello di Dublino del The Joshua Tree Tour 2017 sono stati unici nel loro genere, proverò a spiegarvi il perché in poche righe. Bono durante i concerti di Roma ha ringraziato tantissimo il pubblico e l’Italia, a testimonianza di un grande amore che dura dal 1985 ; a Dublino gli U2 sono di casa, e sono sicuramente gli artisti  più famosi ed importanti nella storia della musica irlandese. L’entrata di Larry Mullen sul palco dopo The Whole Of The Moon dei Waterboys ti toglie già il respiro: parte Sunday Bloody Sunday, entrano loro e arriva Bono che inizia a cantare. Il Croke Park è venuto giu il 22 luglio, forse ancora più dell’Olimpico una settimana prima. Primo punto a favore: finalmente questa canzone l’hanno riportata ai fasti di un tempo, gli arrangiamenti degli ultimi 2 tour non reggono il confronto con questo attuale. D’altronde il primo set, che porta a The Joshua Tree, doveva essere il preludio al capolavoro del 1987, e così è stato. New Year’s Day addirittura suonata come mai era successo in passato (tranne in pochi concerti di dicembre 1982), identica alla versione dell’album, Bono la canta tutta signori miei, la urla tutta, manco avesse ancora 23 anni!

E poi? Beh a Roma c’è andata di stralusso. Bad  con snippet di Heroes la prima sera. La Bad del 15 luglio, con il ricordo di Keats da parte di Bono, e le sue parole introduttive anche in italiano, spiegano da sole perché ami gli U2. Ogni canzone di questo tour gli U2 la eseguono alla perfezione, con arrangiamenti più che minuziosi e ottimamente eseguiti. Prendete Pride, ben diversa dalle versioni degli ultimi anni. Bono si incendia mentre la canta e noi bruciamo insieme a lui, per una versione tiratissima. Ah beh dimenticavo, A Sort Of Homecoming del 16 luglio! E chi se l’aspettava, diciamo la verità. Non la suonavano dal 4 giugno di Chicago, mai avrei immaginato di ascoltarla dal vivo a Roma. Un sogno che si realizzava, per me e per tanti altri fortunati a Roma quel giorno. Un altro capolavoro degli U2 abbandonato dopo il 1987. Pensavo di riascoltarla a Dublino, così non è stato. Tonight we’ll build a bridge across the sea and land, la prima e probabilmente l’ultima volta che avrò l’onore di ascoltare quei versi ad un concerto degli U2. Il 16 luglio.

Se gia avevo la schiena a pezzi e il cuore in tumulto con le prime 4 canzoni, immaginate quando arriva lo schermo rosso, loro che salgono sul palco nella posa del 1987 sulle note dell’organo di Where The Streets Have No Name, parte The Edge con la sua chitarra. Beh io non lo riesco nemmeno a descrivere cosa si prova. Se a Roma era stata micidiale, a Dublino ancor di più, nonostante la luce non rendeva omaggio allo schermo e alle immagini fantastiche di Anton Corbijn. A rendere omaggio agli U2 nella loro Dublino ci hanno pensato le frecce tricolori irlandesi. Indimenticabile. Come I Still Haven’t Found What I’m Looking For , trascinante e suggestiva, e With Or Without You anch’essa migliore a mio parere come arrangiamento ed esecuzione di tante versioni degli ultimi anni (peccato solo per l’assenza dello snippet di Shine Like A Stars), che a Dublino mi strappa le prime lacrime. Bullet The Blue Sky viene eseguita come nel 1987 da The Edge, con il suo splendido assolo finale: una canzone che gli U2 riescono sempre a migliorare e riarrangiare ad ogni tour, potentissima e ogni volta magistrale, ed attuale.

Ma ora viene il bello signori miei: Running To Stand Still, non l’ascoltavo dal 1993. Gli U2 dopo il 1993 l’avevano riproposta poche volte nel 2005. Un Capolavoro. Come superlativa la performance di Bono, una canzone (come tante degli U2) non semplice da eseguire. Lo snippet di Hallelujah la sera del 16 luglio. Ho i brividi anche ora che scrivo. C’è dell’altro? Si certo: Red Hill Mining Town! Mai avrei immaginato di ascoltarla live, mai gli U2 l’avevano eseguita dal vivo prima di questo tour. Bono, in una versione riarrangiata la canta in maniera sublime. Gli schermi ci aiutano, a vedere la sua esecuzione, ricca di passione, accanto a quella filmata della brass band. In God’s Country, abbiamo ancora bisogno di nuovi sogni oggi, a distanza di 30 anni. The Joshua Tree, il sogno americano in frantumi, il viaggio dei 4 pellegrini irlandesi verso l’America. Tutto terribilmente attuale. La chitarra di The Edge urla nell’atmosfera, forte e potente come nel 1987. Bono ci omaggia della sua armonica (dopo Running To Stand Still) anche in Trip Through Your Wires, con Morleigh, la (seconda) moglie di The Edge sugli schermi. Siamo gia a 4 canzoni mai ascoltate dal vivo per me, le ultime 2 praticamente abbandonate dopo il 1987.

Il set di The Joshua Tree si chiude con gli ultimi 3 capolavori, One Tree Hill, Exit e Mothers Of The Disappeared. Anche questi brani per me fanno il loro debutto. One Tree Hill toccante come mai, dedicata a Greg Carrol; Bono la esegue in maniera magistrale: il suo cantato passionale e strozzato alla fine è da brividi. Ma è con l’alterego di Shadow Man, e la dedica a Trump prima che parta Exit, che Bono si supera in tutte e tre le sere. Exit, il sogno di tutti noi. Mai più eseguita dal 14 ottobre 1989, unica data del Love Town Tour. Poi il nulla fino a questo tour. The Edge anche qui si supera, ma è Bono, come sempre, a raggiungere l’apice. Con la sua performance sul palco, la sua voce, Exit suona violenta come nel 1987. Se a Roma era stata sublime, a Dublino a mio parere ancor di più. Mothers Of The Disappeared chiude The Joshua Tree, e chiude il set dedicato all’album: nelle date romane, dopo una toccante performance, Bono ringrazia il pubblico in italiano, lasciandomi in lacrime. Ascoltatelo, per favore. La nostra vita in pochi minuti.

Dal set di The Joshua Tree si passa all’ultima parte del concerto, il ponte tra gli anni’80, gli U2 attuali e quelli dell’album che verrà (primo dicembre 2017, secondo il sitò più che affidabile U2Songs. E il nuovo singolo previsto per l’8 settembre. ): Songs Of ExperienceMiss Sarajevo diventa Miss Syria, con la rifugiata Omaima sugli schermi (incontrata da Bono il primo aprile 2016 in un campo profughi in Turchia), che sogna di diventare un avvocato un giorno. Bono non canta la parte in italiano di Luciano Pavarotti, ma questa canzone, con i suoi messaggi, diventa simbolo del messaggio di pace degli U2, attraverso gli anni e tutte le guerre. Ci vuole un momento di svago dopo 16 canzoni dall’impatto fortissimo: ecco Beautiful Day, con un nuovo arrangiamento stupendo, e lo splendido snippet di Miserere in italiano di Bono il 15 luglio. Ecco Elevation, in cui gli U2 omaggiano Larry Mullen e il pubblico: il batterista degli U2 indossa maglie a tema (Italia a Roma, Home a Dublino) e mima con le mani il gesticolare tipico di noi italiani a Roma, e il cuore, bellissimo, nella sua Dublino. Vertigo chiude la trilogia, non molto amata da tanti fan (compreso il sottoscritto), ma molto amata dal pubblico: sia a Roma che a Dublino non c’era una persona che non saltava.  Lo so, ne avrebbero di migliori da suonare (il discorso è lunghissimo), ma vista la reazione del pubblico, perché non dovrebbero eseguirle live?

Dopo Vertigo, uno dei momenti migliori e più emozionanti vissuti, sia a Roma che a Dublino: Ultraviolet, e l’omaggio alle donne who insisted, resisted and persisted. Bono, da anni impegnato anche con ONE per la campagna Poverty is Sexist a favore del mondo femminile, omaggia le donne degli U2, della crew (crew omaggiata sia a Roma che a Dublino definendola una grande famiglia), quelle italiane e quelle irlandesi, e sugli schermi compaiono volti di donne che si sono distinte per i loro ideali, alcune nominate ad hoc per le città. Sugli schermi la parola HISTORY cambia in HERSTORY, a supporto dell’omonimo progetto di Alice Wroe. Nella seconda serata di Roma gli U2 hanno eseguito la bellissima Mysterious Ways, dove The Edge ha eseguito lo splendido assolo finale che mancava da tanti anni. Sia nella prima serata di Roma che in quella di Dublino The Little Things That Give You Away ha chiuso i concerti, preceduta da una delle migliori versioni di One degli ultimi anni, con il toccante snippet finale di Bono Hear Us Coming. The Little Things That Give You Away è stata un’altra grande emozione: una delle nuove canzoni che faranno parte di Songs Of Experience, cantata da Bono come se ormai la cantasse da una vita, e con una grande esecuzione di The Edge prima al piano e poi alla chitarra. Meravigliosa e da brividi, a parer mio. Che ci lascia già sognare per il nuovo disco.

Vi avevo promesso che avrei scritto troppe righe, mi sono dilungato forse troppo, mi scuso con tutti voi. Se avete un po di pazienza nel leggermi, ci tenevo a dire questo: gli U2 hanno vinto un’altra volta. Hanno vinto la loro ennesima scommessa. Dimostrare che la musica è eterna, che certe canzoni sono eterne. Che sembra veramente che The Joshua Tree sia stato pubblicato il 9 marzo 2017, e non nel 1987. Hanno avuto il merito di proporre al grande pubblico, e quindi non solo ai fan di vecchia data come noi, brani che nessuno conosceva. E di rivitalizzare vecchi cavalli da battaglia. Di attualizzare il tutto, incredibilmente, portandolo ai nostri tempi, ai nostri problemi sempre più grossi. Senza troppi fuochi d’artificio, ma con tanta musica, tanto cuore, evocando immagini suggestive. Sono stati i concerti che mi hanno toccato di più, lo ribadisco. E pazienza se in questo tour hanno variato poco la scaletta, o non suonato 40, o fatto questa scelta a dispetto dell’altra. Non ho più nessun rimpianto, dopo aver visto gli U2 a Roma e a Dublino. Mi considero sempre più un privilegiato, ad aver avuto l’opportunità di vedere 3 concerti del The Joshua Tree Tour 2017.

Voglio però dedicare questo ultimo paragrafo, a tutti gli amici, vecchi e nuovi, incontrati prima, durante e dopo i concerti di Roma e Dublino. E a quelli che non sono riuscito ad incontrare, ma è come se ci fossimo visti ugualmente. Andare a vedere gli U2 è un onore anche per questo. Incontrare tanta gente, con cui condividi questo grande amore, che magari reincontri dopo anni o ci parli tutti i giorni, che vengono da tutti i continenti per ubriacarsi di U2. E per urlare nelle loro lingue il loro amore per gli U2, fieri di queste grandi amicizie nate grazie a Bono, The Edge, Adam e Larry. A Roma è stato speciale passare bellissimi momenti con tanti di loro. A Dublino ancor di più. Dovete sapere che quando gli U2 suonano a Dublino a buona parte dei residenti frega poco (tranne agli albergatori e alle compagnie aeree) e niente: gli U2 non sono amatissimi, dal 1987 proprio da quando sono diventati la band che conosciamo. O addirittura da prima, da quando non appoggiarono l’I.R.A. Ma a Dublino (come nel 2009 e nel 2015) la più grande emozione è stata passare del tempo insieme a fan degli U2 meravigliosi. Incontrarsi per le strade del centro o in qualche luogo storico per la band di Bono, sede di pellegrinaggi per milioni di fan da tutto il mondo. Perché se gli U2 sono pellegrini in cammino verso noi fan da oltre 40 anni, noi siamo orgogliosamente (passatemi il termine) loro devoti. Nel 2017, ancora, siamo eternamente in debito per tutta la musica, e le emozioni che ci continuano a regalare, come successo a Roma e a Dublino.

Angelo D’Arezzo
Per approfondimenti sul The Joshua Tree Tour 2017: u2 gigs U2 Songs
Vi consiglio queste due bellissime recensioni: U2360gradi U2 Breathe

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  • Lara Boi

    …questa recensione riassume tutto ciò che sento io..e che ho provato durante il mio primo concerto…attendo con trepidazione i prossimi tour <3

    • Angelo D’Arezzo

      Ciao Lara, grazie di cuore, sono molto felice che non vedi l’ora di rivederli, manca poco ormai, nel 2018 tornano.. grazie ancora per le tue bellissime parole 🙂

  • Corinna

    Roma 16 luglio 2017 ….li amo da sempre e li suono dall’età di 15 anni e dopo più di 20 anni di attesa ho realizzato il mio sogno di vederli dal vivo. È proprio vero. Gli U2 sono la dimostrazione in carne ed ossa che la musica e certe canzoni sono eterne e sempre attuali. Bellissimo articolo!

    • Angelo D’Arezzo

      Grazie Corinna, grazie per le tue parole. Sei la dimostrazione che li si ama davvero col cuore a prescindere dal numero di concerti visti o che. Credo che in questo tour i Nostri si siano superati..

  • Giovanni Iurato

    Angelo, con questo articolo hai perfettamente riassunto e descritto il mio amore per gli U2. Ascoltandoli sono cresciuto e vederli dal vivo è stato un sogno realizzato. Ho avuto la fortuna di assistere ai loro concerti di Roma, sia nel 2010 per il 360° tour e sia ora nel 2017 per il the joshua tree tour, e in entrambe le occasioni ho avuto la sensazione che la mia vita si completasse e di aver toccato con mano ciò che in molti reputano irraggiungibile, la felicità.

    • Angelo D’Arezzo

      Ciao Giovanni, ti ringrazio tantissimo intanto per le tue parole! Sono felice che le condividi, e soprattutto che proviamo la stessa emozione! Ho sempre pensato, e sentito, loro come i miei migliori amici, e pochi giorni fa non si sono smentiti! La tua non era solo sensazione!!

  • Marisa Orioli

    Ho assistito al concerto di Roma del 15 luglio…che dire…ancora sto sognando! La mia band di sempre mi ha emozionato da morire…io li amo tutti…la loro musica è unica

    • Angelo D’Arezzo

      Ed è bellissimo che ci fanno emozionare ancora cosi tantissimo! Si, loro sono unici per tutto! Grazie 🙂

  • patrizia parisi

    Ho letto il tuo articolo tutto di un fiato e volevo ringraziarti perchè sei la prima persona che è riuscita a mettere nero su bianco quello che quei 4 grandi artisti sono per me… Quello che loro riescono a suscitare in me… Ps: ti invidio un pochino: io sono riuscita ad esserci solo il 15 luglio 😉

    • Angelo D’Arezzo

      Grazie mille Patrizia, sono onorato delle tue parole. Ho usato solo il mio cuore.. 🙂 eheh non invidiarmi ti prego..:-)

  • Tommaso Cesari

    Concordo dalla prima all’ultima riga.. senza di loro non saremmo le stesse persone

    • Angelo D’Arezzo

      Assolutamente, ci hanno cambiato e reso cmq la vita più bella..