Joss Stone, scintille di passione al No Borders Music Festival

Uno show tarvisiano torrido e passionale, benché breve, per l’ex enfant prodige della musica britannica, in tour ormai dal 2014 con l’obiettivo di toccare tutti i Paesi del globo. Una giornata encomiabile, prima dell’unica data italiana, dedicata anche all’impegno sociale in supporto ai disabili e alla valorizzazione di un artista locale. Già archiviati gli Editors, la rassegna attende ora Parov Stellar (domani), Roy Paci & John Lui (5 agosto), Carmen Consoli (6 agosto) e Vinicio Capossela (13 agosto)

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Joss Stone al No Border Music Festival
Joss Stone a Tarvisio (foto Simone Di Luca)

Per una volta, partiamo dalla fine. Anzi, dal commiato vero e proprio: con quel mazzo di girasoli gettati al pubblico dopo averli baciati uno per uno e, l’ultimo di essi, tenuto orgogliosamente in mano come uno scettro o una spada chiamata Excalibur. Gioia e solarità, dolcezza e fantasia, comunione e complicità, ma anche impeto e improvvisazione, aggressività e durezza. Sunto ideale per uno show probabilmente troppo breve (1h35’ scarsi) ma, comunque, in grado di rivalutare agli occhi di tutti le doti vocali e le qualità interpretative di una Joss Stone troppo spesso limitata in sala di registrazione solo dalla venalità dei suoi discografici e dalla miopia dei suoi produttori (che, in un mondo musicalmente ideale, andrebbero condotti ogni mattina all’alba sulla tomba di Phil Spector a chiedere venia…).

Artista vera, intrattenitrice smaliziata ed elegante, voce potente quando serve (ma anche suadente e tagliente, senza cali di tono), capace di trasformare per una sera la deliziosa piazza di un paese transfrontaliero di montagna in una sorta di succursale dell’Apollo. Si dissolve così, a pochi passi soltanto da Slovenia e Carinzia, l’unica tappa italiana del Total World Tour, fiore all’occhiello della 22. edizione del No Borders Music Festival in scena sui rilievi estremi del Friuli Venezia Giulia con i suoi nove concerti e i due workshop ospitati da cinque dei luoghi più suggestivi del Tarvisiano. Un contesto ideale (comodo, raccolto, ottima visuale per tutti, palco di dimensioni umane incastrato tra due edifici con tanto di fiori alle finestre, persino una scalinata laterale e un’amena chiesetta prospiciente) e un pubblico perfetto (misurato, partecipe, numerosissimo e composto nella giusta misura) per fare da corollario a un’esibizione che l’ormai ex enfant prodige della musica britannica aggiunge alla lunga lista del suo personale Never Ending Tour, partito nel 2014 con l’obiettivo di toccare tutti i Paesi del mondo.

Foto Simone Di Luca

Affermatasi negli anni come una tra le principali rassegne musicali nell’intero Nordest, valorizzando la musica quale forma culturale capace di valicare i confini, quella friulana si è regalata dunque una nuova ‘amica’ che ha approfittato di una giornata libera anche per confermare il suo sincero impegno sociale, realizzando un video per promuovere le attività della locale Cooperativa Sociale Onlus Itaca, raggiungendo i suoi ragazzi a Camporosso e dimostrando particolare affetto nei confronti dei disabili. E, subito dopo, trasferendosi ai laghi di Fusine dove ha affiancato l’artista locale Doro Gjat per registrare una seconda clip su un brano autografo del padrone di casa con tanto di strofa in friulano cantata dalla stessa Joss.

Quanti, dopo il suo promettente esordio appena 16enne, avevano sempre ritenuto che l’ormai 30enne di Dover valesse di gran lunga in maniera maggiore rispetto le successive e più modeste incisioni che di soul sapevano ben poco (a vantaggio invece di un pop da salotto e profumato di caramella mou, capace di valorizzare ben poco il suo indiscutibile talento vocale), hanno avuto secca conferma da una promozione a pieni voti arrivata da un test ‘live’ che, generalmente, traccia bene il solco tra personaggi difesi da campionamenti e volumi stellari per coprire le mediocrità e artisti, come in questo caso, che si espongono come mamma li ha fatti (benissimo, nello specifico…) con coraggio, serietà e convinzione nei propri mezzi.

Alle prime note i posti sono quasi tutti occupati e l’unico vezzo che Joss Stone si concede a priori sul palco (seguirà, in corso d’opera, anche una tazza di tisana per lubrificare un’ugola messa spesso a dura prova) è il lungo drappo bianco che scende a cascata dal microfono. Sei compagni di viaggio (chitarra, basso, batteria, tastiere e due coriste nere che paiono uscite da una chiesa di Memphis e, probabilmente, in grado di gestire loro stesse uno show da assolute protagoniste) che, curiosamente, non saranno mai presentati nell’arco della serata, ma che svolgono il loro compito con precisa e volonterosa dedizione. E poi, per ultima, lei: piedi scalzi d’ordinanza, ma non più semplice baby rivelazione dalla voce nera. Una donna fatta e compiuta, generoso abitino da donzelletta del sud che sfida il freddo della serata alpina sotto le stelle, ma anche dando l’idea di non voler speculare troppo su un personale di tutto rispetto. Magra assai e bionda fagocitante: un po’ ingenua e un po’ maliarda, un pizzico di Audrey Tautou e uno di Nicole Kidman.

Piazza Unità a Tarvisio affollata per il concerto (foto Simone Di Luca)

La scaletta, nel suo caso, è davvero solo una traccia preliminare. Si improvvisa in corso d’opera come i maestri insegnano e si risolvono facilmente anche i piccoli problemini di percorso, semplicemente dialogando con il fonico. Si parte comunque dalla irrinunciabile Newborn che, potenziale brano da bis, apre invece i giochi con quei richiami melodici così affini a People get ready di Curtis Mayfield. L’anamnesi è immediata, facilissima, evidente: voce nitida, potente, calda, penetrante e duttile. Big old game prosegue con uno ‘one woman show’ che non cessa mai di sorridere, sprizzando gioia e allegria, dando l’idea di essere sinceramente felice di calcare un palco. Ora, precisamente in questo momento, in piazza Unità a Tarvisio. L’album Water for your soul, ormai, non va più promosso a ogni costo: dalla sua uscita sono trascorsi due anni e Joss, o Jocelyn Eve Stoker (questo il vero nome all’anagrafe), può anche concedersi il lusso di andare dove la porta il vento.

A suo merito, un po’ come di recente la stupefacente collega Melissa Etheridge con il suo lavoro targato Stax (ecco, però, un album del genere è proprio quello che manca alla Stone matura…), va aggiunto che non cerca di sembrare nera a ogni costo. Qualche volta, a occhi chiusi, potrebbe sembrarlo, ma la cantautrice britannica (ben più ispirata come interprete, per la verità, che come creativa…) è intelligente e lascia che questo dono di natura emerga da solo, senza forzarlo. E, a suo merito, anche quel cercare fin da subito il ‘call & response’ con la platea, chiamando il pubblico a raccolta sotto il palco. Sensuale ma senza voler provocare, femminile ma senza aggressività. Dolce e ruvida in un saliscendi di scelte stilistiche sempre azzeccate con improvvise e perentorie salite di tono fino a vette imprevedibili. Comanda lei, anche se con quelle continue risatine petulanti alla Sugar ‘Candito’ Kandinsky, neppure fosse l’impareggiabile Jimmy Buffett, vuole dare l’idea di essere plasmabile. Parla, dialoga (molto, non sempre compresa da tutta la platea), ordina, divaga e incita. Talvolta persino ulula insieme alla gente. In un caso, addirittura, fischia come un addestratore di cani da corsa. È lei lo spettacolo! E si destreggia sia nel blocco reggae più o meno edulcorato (la collaborazione con Damian Marley si fa sentire) che si alterna a un r’n’b più orchestrale, nonostante l’assenza di fiati, con un’ispirata incursione che va da Love me fino a Cut the line, quando grida “Mandi!” (“Ciao!” in friulano), facendolo però nell’angolo giusto del Friuli Venezia Giulia. A differenza di Bruce Springsteen che, l’11 giugno 2012, aveva suscitato polemiche campanilistiche a livello regionale essendoselo invece lasciato scappare allo stadio ‘Nereo Rocco’ di Trieste.

Foto Simone Di Luca

Bandite, grazie al cielo, anche le cover scontate e banali. Di quelle, in giro, se ne sentono fin troppe. Le influenze ci sono, e tante anche. Ma bisogna cercarle e, soddisfatti, scoprirle una per una. Aretha, ovvio.  Ma non nelle sezioni nelle quali il reggae si fa più sporco, magari alternato a spizzichi di funky e persino, rare ma evitabili, pennellate a cavallo tra lounge e chill out. La tazza in mano, quale ristoro per le corde vocali, ricorda la fascinosa e altrettanto dotata collega Margo Timmins, ma qui siamo ben lontani dalle atmosfere pacate dei canadesi Cowboy Junkies. L’omaggio a Burt Bacharach, The look of love, è passaggio obbligato quasi acustico e in odor di bossanova: troppo breve, abbassa il ritmo e lancia il momento delle ballate e della crooner donna senza Tuxedo. Ma poi, dopo due o tre passaggi, emerge la ragazzaccia: quella che vorrebbe essere la sfrontata Ronnie Spector, ma poi si avvicina di più alla dotta Nathalie Merchant. Ogni tanto si respira aria di Jackie Wilson e, finalmente, emerge il verso soul di stampo Motown con tanto di organo introduttivo alla Booker T Jones. Talvolta pare voler saltar fuori Bring it on home to me ma, al posto di quella di Sam Cooke, scaturisce piuttosto l’impronta di Bettye Lavette. Come conferma anche la successiva Sensimilla.

L’apice arriva a ridosso dei bis e del successivo saluto rigorosamente a cappella quando arrivano, in sequenza: prima, una rivoluzionata I put a spell on you che pare uscire dalla cripta malsana di Screamin’ Jay Hawkins buonanima per spostarsi repentinamente in un club blues di Chicago con tanto di assolo (finalmente uno…) di chitarra Bonamassa style; e poi, una torrenziale Son of a preacher man di Dusty Springfield che vede la nostra dibattersi tra l’impeto naturale e ruvido di Mavis Staples, gli isterismi controllati di Dana Fuchs e le coraggiose folate di Beth Hart.

Queste prove ‘senza rete protettiva’, artisticamente parlando, valgono più delle cinque nomination ai Grammy, dei due Brit Awards e persino dei 12 milioni di album piazzati in tutto il mondo.

L’evento, organizzato da Zenit srl e Bpm Concerti, in collaborazione con il Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano, la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Agenzia PromoTurismoFVG, era il fiore all’occhiello del No Borders Music Festival 2017 che, salutati i britannici Editors nella giornata inaugurale (unica data nazionale da headliner), prevede ora anche altri appuntamenti: domani (domenica 30 luglio) il concerto di Parov Stellar, nonché le opportunità gratuite il 5 agosto di buon mattino ai laghi di Fusine con Roy Paci e John Lui, dove il giorno successivo sarà di scena anche Carmen Consoli. Vinicio Capossela è invece atteso, a sua volta, nel primo pomeriggio del 13 al rifugio Gilberti di Sella Nevea.

Vogliate gradire!

PROGRAMMA del NO BORDERS MUSIC FESTIVAL 2017:

30/7 – ore 9:00 – WORKSHOP con Alberto Busettini @ TARVISIO, Rifugio Zacchi

30/7 – ore 21:15 – PAROV STELAR @ TARVISIO, Piazza Unità

5/8 – ore 8:30 – “PHONOLAKE” con ROY PACI & JOHN LUI @ TARVISIO, Laghi di Fusine

6/8 – ore 14:00 – CARMEN CONSOLI @ TARVISIO, Laghi di Fusine

13/8 – ore 14:00 – VINICIO CAPOSSELA solo @ SELLA NEVEA, Rifugio Gilberti

18/8 – ore 20:45 – OTETTO LUSSARI @ TARVISIO, Monte Lussari

26/8 – ore 14:00 – DORO GJAT + PLAYA DESNUDA @ CAMPOROSSO, Val Bartolo

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.