È l’autobiografia dei NOFX il libro più rock dell’estate?

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Conosco personalmente i ragazzi della Tsunami da circa una decina d’anni. “Ragazzi” nel senso di editori parecchio attenti e scrupolosi. E la loro formula, nel corso di tutto questo tempo, è andata affinandosi sempre di più. Fino a diventare una sorta di piccola eccellenza italiana per quel che riguarda il settore dei libri musicali. Libri che da noi, notoriamente, non vendono granché nonostante orde di pubblico sempre più numerose si accalchino a qualsiasi tipo di concerto.

Il segreto della casa editrice milanese è presto detto: traduzioni di qualità (prive di refusi ortografici: praticamente un record dalle nostre parti…) più un discreto numero di produzioni autoctone scritte da autori italiani. Il pregio di Tsunami, per farla breve, è arrivare prima degli altri (i loro ritmi di pubblicazione sono quasi da casa editrice major) e stampare nel nostro Paese titoli che altrimenti non vedrebbero mai la luce. Facile uscire con la biografia-scandalo sul divo rock che tutti conoscono. Un po’ meno puntare su nomi di culto come Dan Lilker, Peter Steele o i Dead Can Dance. O investire in questo sorprendente NOFX – Una vasca per cesso ed altre storie scritto dalla band californiana con l’aiuto di Jeff Alulis.

Sorprendente perché, nel corso di ben 116 capitoli (più o meno brevi), viene fuori una vicenda drammatica al di sopra di ogni sospetto. Sarò onesto con voi: ho sempre rispettato i NOFX, adoro molti dei loro dischi storici (tra cui gli imprescindibili White Trash, Two Heebs and a Bean e The War On Errorism: quintessenza del sound hardcore melodico), ma se non fosse stato per un libro del genere probabilmente non li avrei mai capiti fino in fondo. Vediamo nel dettaglio perché.

Partiamo dal leader. Che Fat Mike fosse animato da coerenti idee DIY (do it yourself) ci avrei messo la mano sul fuoco (corrosive le pagine dove l’attuale proprietario della Fat Wreck svergogna sia MTV che i boss della Hollywood Records con argomenti che andrebbero citati in qualsiasi corso di marketing musicale), un po’ meno che avesse deviazioni così estreme per quel che riguarda il sesso bondage/sadomaso. Ad un certo punto si parla anche di “mungere” una fan consenziente o dei vari giochetti dolorosi con la sua attuale mistress/compagna. Va beh, non facciamo spoiler.

Che Smelly (al secolo Erik Sandin) fosse un batterista talmente veloce e preciso da eguagliare Travis Barker dei Blink-182, direi che siamo tutti d’accordo. Che avesse un passato cupissimo da eroinomane salvatosi per miracolo, beh è un altro punto a favore del buon giornalismo redatto da Alulis. La caduta agli inferi del “Puzzone”, tra l’altro, è devastante almeno quanto la sua provvidenziale rehab. Idem Eric Melvin, chitarrista empatico sul palco quanto vittima silenziosa di un abuso infantile raccontato, ad inizio volume, con un candore atroce, quasi insostenibile. L’unico che si salva è El Hefe (vero nome: Aaron Abeyta) visto che il chitarrista/trombettista, nella tragica odissea NOFXiana, al massimo arriva a rimetterci dei gran soldi nel fallimento di un nightclub. Almeno lui, ci verrebbe da dire.

Insomma, quello che doveva essere il The Dirt del punk/hardcore (prendendo a riferimento l’esagerata biografia dei Mötley Crüe, archetipo non sempre positivo dell’attuale narrativa-rock), in realtà si rivela l’Open dei NOFX, con la smitizzata scena losangelina degli anni ’80 a fare da contraltare all’amato/odiato tennis raccontatoci dal buon Andre Agassi. Un libro di una sincerità dilagante dove la musica, paradossalmente, vi entra solo di striscio.

Pochi difatti i riferimenti da dietro le quinte agli album che hanno fatto epoca; piuttosto si preferisce cazzeggiare sull’incisone del primo EP (1987) o su come Fat Mike, all’inizio, volesse un suono praticamente identico ai suoi idoli Bad Religion salvo poi scazzare con Brett Gurewitz strada facendo. Il punk, nel senso di fenomeno oltraggioso e fine a sé stesso (“Mi devasto perché al giorno d’oggi non ci sono più i Darby Crash o i Sid Vicious”, la filosofia dello stesso Fat) ne esce benissimo. L’America degli Eighties e dei Nineties, dove tutti fanno party selvaggi e talvolta finiscono ammazzati, mica tanto. La scrittura avvolgente di Alulis (valorizzata dalla traduzione di Valeria Presti Danisi), invece, non fa prigionieri. Quindi, tornando alla domanda del titolo, la risposta è: sì, quello dei NOFX è il libro ideale da sbranare sotto l’ombrellone. Leggetelo per la “causa”, giusto per citare una delle canzoni più indimenticabili di Punk In Drublic. Che manco a farlo apposta uscì anch’esso in luglio. Uno spettacolare luglio di ventitre anni fa.

NOFX con Jeff AlulisNOFX – Una vasca per cesso e altre storie (Tsunami Edizioni, 352 pagg.). Clicca qui per un’anteprima gratuita in PDF.

NOFX

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Simone Sacco nasce nel 1975, l'anno di "Horses" di Patti Smith. Nella vita scrive abitualmente di musica, tattoo art, calcio, libri ecc. Deve tutto, nel bene o nel male, al 1991 e a "Nevermind" dei Nirvana.