Claudio Trotta: «Ecco perché Barley Arts non ha rinnovato l’accordo in esclusiva con TicketOne»

Nostra intervista con il patron di Barley Arts, che dice: «Negli ultimi 15 anni è cambiato il mondo, e conseguentemente la filiera della musica dal vivo. Oggi l’unico obiettivo è il profitto. Io vorrei che ci fosse più rispetto per la gente, per esempio con meno ricarichi e balzelli, e biglietti nominativi per combattere il secondary ticketing. I prezzi dei biglietti in tempi recenti sono cresciuti parecchio, e purtroppo credo che cresceranno ancora». 

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Claudio Trotta TicketOne

Il 30 luglio è scaduto l’accordo di esclusiva con TicketOne per la vendita dei biglietti dei concerti. Tutte le grandi agenzie italiane lo hanno rinnovato, a parte Barley Arts. Perché?
«Abbiamo semplicemente valutato opportuno non rinnovare alcun accordo di esclusiva con nessun canale di vendita e tenerci aperte molte possibilità alternative. D’altra parte, quale motivazione se non di carattere finanziario impone un’esclusiva? I nostri focus relativamente alla vendita dei biglietti riguardano la modernizzazione del sistema delle vendite e delle procedure, e anche del supporto. Ci pare necessario prenderci il tempo necessario per studiare e valutare gli accorgimenti necessari e improcrastinabili per migliorare il servizio per i consumatori, diminuire il fardello delle commissioni, attuare politiche speciali vantaggiose per il pubblico e non solo per chi ha la paternità dei biglietti e per chi li vende, ricercare e attuare le più attente pratiche relativamente alla nominatività dei biglietti e alla lotta al secondary ticketing. Siamo convinti che entro la fine del 2017 i nostri biglietti potranno essere indenni dalle speculazioni del secondary imperanti nel mercato internazionale e nazionale».

Questo accordo risale a 15 anni fa. Cosa è cambiato in tutto questo tempo?
«Nel corso degli ultimi 15 anni qualcosa ci è sfuggito di mano, mentre alcune situazioni, anche imprevedibili, hanno preso il sopravvento e creato una serie di derive: una globalizzazione sfrenata e senza limiti ha determinato una crisi finanziaria mondiale che ha devastato il sano tessuto connettivo imprenditoriale, lasciando emergere e governare i poteri forti a tutti i livelli. Il potere economico ha consumato i valori culturali che legavano le attività al merito ed alle capacità dei singoli costringendo tutti, chi più chi meno, a fare i conti solo con la logica dei risultati aziendali senza avere più le possibilità e le risorse per investire sul futuro. In una parola, siamo diventati servi della contingenza e non padroni della programmazione.
«Credo che sia necessario, per il presente e per la futura sopravvivenza dell’intera filiera della musica dal vivo, immaginare un nuovo “sistema”, competitivo e non più quasi monopolizzato, dove sia possibile vendere i biglietti anche direttamente dal proprio sito decidendo di applicare ed incassare le commissioni e le percentuali che si vuole e che si reputano adeguate al tipo di artista e di pubblico.
«In particolare, per quanto riguarda l’Italia, è bene ricordare che veniamo da 15 anni di accordo Panischi (di cui sono e resto uno dei padri fondatori), che aveva l’intento di proteggere e migliorare il business ma che è risultato strumentale a 15 anni di crescita costante e continua di logiche di dominio del mercato da parte delle multinazionali espresse, attraverso un network onnicomprensivo e onnivoro, con le acquisizioni delle attività di alcuni dei nostri colleghi più capaci, con la gestione diretta o indiretta di strutture dove si svolgono i concerti e con la fusione con Ticketmaster la più grande società venditrice di biglietti, di tutti i generi, nel mondo e che presto arriverà anche in Italia.
«È necessario e ancora possibile che il territorio torni ad avere le proprie caratteristiche, specificità e contenuti e non, come spesso succede, solo uno dei tanti terminali incolori senza alcuna personalità, terreno di prodotti sempre scelti ed impacchettati da altri».

Sono state apportate modifiche all’accordo originale?
«Non che io sappia, nonostante sia cambiato completamente il peso specifico della rete. A mio avviso l’accordo sarebbe dovuto essere aggiornato per restare al passo coi cambi radicali avvenuti in questo periodo».

C’è chi rimprovera a TicketOne di applicare troppi ricarichi e balzelli. A tuo avviso quale sarebbe una percentuale complessiva accettabile?
«Credo che quanto applicato da noi insieme a Viva Ticket per i concerti di Little Steven possa essere un buon esempio: 15% ma onnicomprensivo di commissioni di qualsiasi genere sia in caso di stampa a casa del biglietto che di acquisto on line e off line. Unico sovrapprezzo, quello della consegna a casa quando richiesta».

Ora come venderà i suoi biglietti Barley Arts?
«Utilizzando sia TicketOne, salvo che per il tour di Little Steven, sia Viva Ticket, sia altri circuiti quando garanti delle nostre procedure».

Negli ultimi anni i prezzi dei biglietti sono cresciuti parecchio. Ritieni sia giusto? E pensi che cresceranno ancora?
«Non penso sia giusto. E credo che aumenteranno ancora».

Quando l’Antitrust ha multato TicketOne per un milione di euro per la vicenda secondary ticketing, hai detto che la multa era stata data al soggetto sbagliato. Come mai?
«Per il semplice fatto che non li ho mai considerati responsabili del fenomeno del Secondary. Quello che non condivido del loro operato è di non avere intentato causa a LN per il palese e reiterato mancato rispetto della clausola di esclusiva che ci legava tutti a Ticketone, esponendo peraltro anche noi a possibili danni».

Tanti, per contrastare il fenomeno del secondary ticketing, chiedono l’introduzione del biglietto nominale. Credi sia una cosa fattibile?
«Assolutamente sì, diversamente da come la pensavo un anno fa. Il sistema però va perfezionato e ci vuole una legge per tutelarlo. Inoltre ci vorrà molta formazione professionale per il personale che vende e per quello che controlla agli ingressi, oltre all’utilizzo di mezzi adeguati di controllo. È pure necessaria una notevole campagna informativa per il pubblico».

A proposito di secondary ticketing, a fine giugno il nucleo di polizia tributaria ha dichiarato chiuse le indagini, formulando per alcuni promoter (in primis Live Nation e Vivo Concerti della vecchia gestione Rizzotto) ipotesi di reato che vanno dall’aggiotaggio all’alterazione del mercato e truffa. Tutto nasce da un tuo esposto alla Procura di Milano. Come pensi che si evolverà la vicenda?
«L’informazione di garanzia che hanno ricevuto le varie società e i loro amministratori dovrà tramutarsi, immagino non prima della fine di ottobre, in un rinvio a giudizio o in una archiviazione. Se ci sarà il rinvio, la causa penale avrà i suoi tempi, che ipoteticamente potrebbero arrivare ai primi due gradi di giudizio dopo due o tre anni. Se ne deduce che l’eventuale impatto mediatico e sul mercato sarà parecchio diluito. Pure l’aspetto economico, anche in caso di condanna, avrà una rilevanza di poca consistenza. Tuttavia questa chiusura delle indagini con l’ipotesi di aggiotaggio e truffa è, a mio parere, di grandissima rilevanza in chiave politica, in quanto si presuppone che esista un sistema che influenzi scorrettamente il mercato e i consumatori; quindi servirà sicuramente ad evitare che questo genere di azioni si diffondano ulteriormente e sarà un buon deterrente per chi possa pensare di continuare con queste pratiche».

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.