Ma una foto vale più di un’emozione?

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Uno dei momenti più intensi che ho mai provato in tanti anni di musica e concerti risale al 3 luglio dell’anno scorso: il The River Tour di Bruce Springsteen, durante la tappa di San Siro, non proprio un concerto a caso. Non ero in transenna in senso stretto, ma abbastanza vicino da appoggiarmici quando Bruce veniva vicino a noi. Canzone numero 4, Sherry Darling. Bruce inizia a camminare e viene sulla pedana, distante massimo un metro da me. Canta, guarda il pubblico, il suo pubblico. E’ felice. Poi il suo sguardo si gira verso destra ed inizia a cantarmi la canzone in faccia. Gliela ricanto.
Pelle d’oca.
Sono momenti brevi che durano pochi secondi, ma sono proprio quelli i momenti per cui vale la pena fare così tanti sacrifici in nome di una passione.

E se in quel momento avessi fatto una foto?

Partiamo da un presupposto: scattare foto e/o fare video durante un concerto è vietato, ma spesso, ed io per primo, ci dimentichiamo di queste regole. Recentemente mi è capitato però di vedere un’immagine che mi ha spinto a fare una riflessione: l’ho estrapolata da “Ligabue Italia”, lo speciale che ha fatto Rai1 su Luciano Ligabue, registrato il 27 Novembre scorso, prima del Raduno del Bar Mario.

Vedendo questa immagine ho provato ad immedesimarmi nei panni di un artista che rispetto ed ammiro ed ho pensato cosa si deve provare a salire tutte le sere sul palco e trovarsi di fronte non una marea di gente, ma una massa di telefonini. Penso che mi domanderei perché, pur avendomi qui, a due passi da te, tu debba sentire la necessità di guardare un concerto da uno schermo, come se fossi a casa tua. Ma soprattutto mi chiederei da dove nasce questa necessità di mettere un muro invisibile a separare uno dei momenti più ricchi di adrenalina che chi ha questa passione può provare.

Capita spesso di leggere interviste di cantanti più o meno famosi che, parlando del loro rapporto con i fan, fanno notare, in modo più o meno velato, quanto sia difficile, durante un concerto, avere davanti a se non i volti sorridenti dei propri fan, ma solo una serie di telefonini più o meno luminosi. C’è chi, alla Ligabue, affronta l’inconveniente con un sorriso, magari ricordando che dalle proprie parti un c’è un detto che dice «Mai lamentarsi del brodo grasso», e chi, come Adele, che interrompe un proprio concerto per redarguire un fan intento a registrare tutto il suo show.

Recentemente Billie Joe Armstrong, durante il concerto dei Green Day a Lucca (QUI la recensione del concerto) si è lasciato andare ad uno “sfogo”, come spesso gli capita di fare durante i concerti «Potete fare la vostra foto, ma manteniamo un contatto visivo tra di noi, possiamo vivere ORA, in questo momento un’esperienza umana che non può essere ripresa dal telefono. Perchè volete ascoltare la vostra canzone preferita così [alzando le mani al cielo, come se stesse facendo un video col telefono] quanto la potete sentire direttamente qui, di fronte a voi? Penso che un po’ più di contatto umano farebbe bene».
Ben più duro invece Corey Taylor. Il leader degli Slipknot e Stone Sour in una recente intervista si è espresso molto chiaramente «Va bene. Porta il tuo cellulare, fai foto, fai quello che vuoi. Ma perchè? Cioè… sei lì! Fare foto va bene, ma perchè registrare? Una cosa è registrare, un’altra cosa è continuare a fissare lo schermo mentre stai registrando. Ma sei lì! La vita reale ti fa così schifo da non permetterti di fare nulla se non in un piccolo schermo? Seriamente, è una cosa strana».

Personalmente non credo che la soluzione sia nell’”embargo” previsto dai software che, ad esempio, sta sviluppando la Apple. Ed è altrettanto ovvio che la questione non sia relativa esclusivamente ai concerti, ma si tratta di una tendenza sociale che si estende a tutti i momenti “intimi” della nostra quotidianità. Per citare Fedez e J-Ax (ebbene si, lo sto facendo), è diventato più importante condividere un momento piuttosto che viverlo davvero.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.