Locarno 70. Se tuo padre si chiama Lola…

A Piazza Grande un film sulle trasformazioni (sessuali) della famiglia

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Lola Pater
di Nadir Moknèche
con Fanny Ardant, Tewfik Jallab

Muore la mamma del giovane Zino, accordatore di pianoforti nordafricano, e lui parte per la Francia con i documenti della successione per ritrovare il papà che li ha lasciati tanti anni fa. All’indirizzo c’è Fanny Ardant che dirige una scuola di danza del ventre. Moglie, amante, sorella del signor Farid? No. Dopo qualche esitazione per il figlio (allo spettatore è tutto chiaro, anche che al signore sembrano ancora piacere le donne) ecco la rivelazione: papà in apparenza ha cambiato sesso. La scena chiave, “sono Farid, sono tuo padre”, chissà perché ricorda la rivelazione del vecchio Guerre Stellari: “Luke, sono tuo padre”. E là, zac, taglio della mano. Qui forse un taglio d’attenzione per il ritmo. il signor Farid da molti anni è Lola, il che non vuol dire che non sia ancora padre e molto dispiaciuto di perdere il figlio mentre lo ritrova (la prima reazione di Zino è di dargli dello psicopatico…). Lola Pater è il secondo film di Piazza Grande di Locarno e gioca sull’ambiguità (sottolineaata con trucco pesante) di una certa durezza di lineamenti di Fanny Ardant e sul fatto che il papà del regista Nadir Mocknèche era un fan di Coccinelle, lo storico trans operato a Casablanca. Per il resto è un film educativo su come cambia (e resta sempre identica) la famiglia.
A Locarno hanno passato una prima tranche di corti di Jacques Tourneur: deliziosi come mini-sceneggiature per fumetti d’epoca: The King without a Crown su come sarebbe andato in America il figlio di Maria Antonietta e Luigi XVI, The Man in the Barn (sull’assassino di Lincoln nascosto in un fienile) e persino un corto di propaganda per diventare infermiere di guerra, Reward Unlimited. Il tutto accompagnato da un documentario (Directed by Jacques Tourneur) in cui il maestro, poco prima di morire rivalutato dai Cahiers du Cinema, racconta il suo metodo di lavoro particolarmente economico e ironico.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori