I 10 musicisti che ce l’hanno fatta anche da soli

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Quando un musicista salito alla ribalta con la sua band di successo cerca la propria identità musicale al di fuori del gruppo, non è mai un’impresa facile. Al contrario, è un’operazione delicata e piena di insidie, davanti e dietro le quinte. Qualcuno ci prova con scarso successo, qualcun altro forma nuove band affermate, come ad esempio Dave Grohl, che dopo i Nirvana ha saputo rimettersi in gioco con i Foo Fighters. Ma ci sono anche quelli che hanno proseguito da soli e sono riusciti ad emanciparsi, diventando in qualche caso molto più grandi delle band che hanno lasciato. Ecco una carrellata di 10 musicisti che ce l’hanno fatta anche da soli.

ROBBIE WILLIAMS

Robbie Williams lascia i Take That a 21 anni, reduce da un’adolescenza fuori dal comune grazie al successo clamoroso con la boyband del momento. Difficile scrollarsi di dosso l’eredità di un passato in cui seguiva i dettami che lo volevano belloccio e canterino. Con il suo primissimo singolo, la cover di Freedom, scritta da George Michael, prende musicalmente le distanze dalla sua vita precedente. Il suo stile di vita scellerato e l’aspra diatriba con gli Oasis, la band più attaccabrighe del Brit Pop, ha sicuramente contribuito a sgretolare quell’immagine teen così noiosamente presentabile. Da Strong a Angels, a Let Me Entertain You e Rock DJ, Robbie Williams, si è presto ambientato nel pop rock un po’ più maturo, lungi dall’essere definito solo un ex Take That.

MICHAEL JACKSON

Prima di diventare il King of Pop ed entrare nel Guinness dei Primati come artista di maggior successo, Michael Jackson ha militato a lungo nei Jackson 5. Il gruppo vocale formato dai cinque fratelli Jackson ebbe un successo incredibile, ma la carriera luminosa del ragazzino casa e chiesa era destinata a ben altre vette. Michael iniziò timidamente a muovere i passi fuori da casa Jackson con svariati album da solista. Eppure, nemmeno il successo del disco Off the Wall e il singolo Don’t Stop ‘Til You Get Enough, lo spinsero a staccarsi definitivamente dai fratelli. Solo con Thriller riuscì a guadagnare questa sicurezza e a volare da solo. Tanto che oggi, i Jackson 5 sono ricordati per la presenza di Michael Jackson e non viceversa.

BEYONCÉ

Le Destiny’s Child sembrano un ricordo ormai sbiadito, eclissato dal successo planetario di Beyoncé, la frontwoman del trio vocale che agli inizi del 2000 si affermò come uno dei gruppi R&B più dirompenti dell’epoca. Negli anni, le altre due componenti, Kelly Rowland e Michelle Williams, vennero disgraziatamente considerate mere vocalist di supporto al talento e alla sgargiante presenza di Beyoncé. Nel 2006 arriva la rottura definitiva, che ha permesso alla Knowles di intraprendere una luminosa carriera da solista. Decine di Grammy Awards, svariate partecipazioni come attrice e numerosi altri progetti imprenditoriali paralleli, l’hanno resa il fenomeno indiscusso che è oggi.

EMINEM

Le band nel mondo dell’Hip Hop trascendono per ovvie ragioni il concetto classico di band. Si tratta piuttosto di collettivi che collaborano a vari progetti, come il Wu-Tang Clan o i D12. Proprio questi ultimi hanno dato il via al successo della loro punta di diamante Eminem. Il rapper statunitense è letteralmente una mosca bianca nell’Hip Hop business ed è riuscito ad affermarsi come recordman, separatamente e indipendentemente dai D12.

JUSTIN TIMBERLAKE

Justin Timberlake è praticamente nato in TV. Prima la partecipazione al programma Star Search, poi al Mickey Mouse Club. La vera consacrazione arrivò con la boyband ‘N Sync, rivale dei Backstreet Boys e idolatrata al punto giusto. Subito dopo lo scioglimento del gruppo è entrato nelle grazie di Pharrell Williams, genio del pop, che dopo il due di picche rifilatogli da Michael Jackson, ha pensato bene di donare i brani scritti appositamente per MJ proprio a Justin Timberlake. Risultato? Disco di platino, un Grammy Award e la reincarnazione di un nuovo Timberlake.

ERIC CLAPTON

Eric “Slowhand” Clapton è uno dei solisti più socievoli, avendo militato in ben cinque gruppi negli anni a partire dagli anni ’60. Fra i suoi progetti più conosciuti ci sono i Cream e gli Yarbirds. Ha collaborato anche con John Mayall i Blind Faith e Derek and the Dominos. Ma dagli anni ’70 in poi, si afferma sempre di più come solista e come uno dei chitarristi di maggiore spicco nel Blues contemporaneo.

STING

Nel ’77 Sting diede vita ai Police, una band che ebbe l’astuzia e la capacità di distinguersi via via dallo slancio punk del momento, nonostante un esordio legato a quelle sonorità. La separazione del gruppo, avvenuta solo 7 anni dopo, non ha fermato la vena creativa di Sting. L’Englishman di New York ha saputo destreggiarsi fra influenze jazz e impegno civile, diventando un apprezzato protagonista del panorama musicale.

LOU REED

Dopo il distacco dai Velvet Underground, Lou Reed ha proseguito come solista, dimostrando quanto la sua stella brillasse ancora meglio da sola. Ha tribolato un po’, ma il suo secondo album Transformer è diventato uno dei suoi dischi più apprezzati. La sua produzione è vastissima e ricca di collaborazioni vivaci: da David Bowie, produttore di Transformer, ai Metallica con i quali ha creato l’album Lulu nel 2011, Lou Reed non è stato solo un musicista, ma anche un collaboratore molto stimato dai colleghi del settore.

GEORGE MICHAEL

Il musicista britannico se n’è andato troppo presto, ma ha senz’altro lasciato un segno indelebile con i suoi brani e la sua personalità. La sua sensibilità musicale non si è affatto esaurita dopo l’esordio fortunato con i Wham. Nel ’86 ha lasciato il suo gruppo per dedicarsi anima e corpo ai propri progetti. Nonostante abbia pubblicato solo 5 album durante i suoi 30 anni di carriera da solista, è riuscito a entrare nel novero degli artisti e compositori più apprezzati, nonché seguitissimo nelle sue performance dal vivo.

LAURYN HILL

Anche se poco dopo il suo primo album The miseducation of Lauryn Hill è calato uno sgradevole sipario sulla sua produzione in studio, il debutto di Miss Lauryn Hill come solista dopo i contrasti con i Fugees, è senza dubbio uno dei più brillanti fra gli esordi nel soul e l’R&B. Il suo disco è stato uno dei successi più acclamati del ’98, regalando alla ex-Fugees una popolarità sfolgorante. Purtroppo le cause legali per i diritti d’autore dell’album, oltreché il suo rapporto stridente col l’ambiente discografico, hanno messo un freno importante alla sua presenza nel mondo della musica.

JOHN LENNON

Tutti i Fab 4 hanno proseguito con le loro carriere dopo il doloroso e trascinato addio dalla Band più importante della storia. Paul Mc Cartney è ancora oggi un instancabile performer. Ma il Beatle che più di tutti ha cercato di ricostruirsi un’identità che rompesse il più possibile con quel passato che lo aveva già reso immortale, è forse John Lennon. La sua impronta rivoluzionaria e irruente con Imagine, i Bed-in e le sue prese di posizione controverse, lo ha reso ben presto un’icona indiscussa anche prima della sua tragica morte.