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Una chiacchierata con John Lennon

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Living is easy with eyes closed …

-“Ciao Max”

La voce mi arriva alle spalle, mentre sono nella mia casa di campagna seduto sul bordo della piscina per rinfrescarmi dal caldo torrido di questa infernale estate. Ho gli occhi chiusi, perchè rendono la vita più facile, e le gambe nell’acqua, perchè la rendono più fresca.

-“Ciao Max, sono John!”

Mi riprendo dal letargo ed alzo la testa. Non mi è facile riconoscerlo con i raggi del sole che lo tengono in controluce e lo circondano di un’atmosfera surreale. Ma sono certo, è lui, vestito di bianco con i suoi occhialini cerchiati e con  lunghi capelli che incorniciano l’ovale del viso.

-“John?!? –  pronuncio il suo nome alzandomi goffamente – È fantastico, non sei cambiato per nulla. Sei esattamente come tutti ti ricordiamo”

Mentre parlo cerco di riordinare le idee. “Ma John, tu non eri …”

-“No Max, dov’ero tu lo sai bene, lo hai anche raccontato in uno dei capitoli del tuo libro La vera fiaba di EmJay. Ora avevo voglia di farmi una chiacchierata con un ‘vivente’ e non solo con i celebri abitanti con i quali condivido la vita sul pianeta Rock”.

Nel frattempo, John mi fa ritornare alla posizione originale sedendosi anche lui sul bordo al mio fianco e, dopo essersi arrotolato i pantaloni candidi, immerge le gambe nell’acqua con visibile piacere.

-“Max, ti dispiace se mentre parliamo tengo  gli occhi chiusi? Non sono più abituato ai raggi di un sole così forte”

-“Ma no, certo, anzi lo farò anch’io, sarà una bella esperienza”

-“Da dove mi trovo, seguo le vicende terrene e mi rendo conto di quanto sia cambiato il mondo in generale e quello musicale in particolare. Di fronte a situazioni che ritenevamo ingiuste, protestavamo fermamente, coralmente e, talvolta, violentemente. Sai a quante manifestazioni ho preso parte, soprattutto da quando mi sono trasferito a New York? Quante canzoni ho scritto spinto dalla rabbia? Ora, mi sembra che ci siano ancora più ingiustizie e pericolo di guerre, eppure la gente è più individualista, meno partecipativa. Più rassegnata”.

-“È vero John. C’è un esercito immenso che gioca alla guerra davanti allo schermo del computer. Ciascuno esprime con imbarazzante stupidità e volgarità il proprio punto di vista, spesso su argomenti finti, gestiti da provocatori di professione. Il senso di ‘No War, only Peace & Love’ è tramontato. Mi sento come Don Chisciotte nel voler portare avanti una filosofia che molti considerano poetica fantasia di tempi lontani”.

-“Tu persisti Max, puoi solo fare del bene, a pochi o a tanti, ma aiuti a riflettere. Ho l’imprssione che manchino punti di riferimento che consentano alla gente di capire la strada giusta. Non rinunciare ad esprimere il tuo modo di vedere la vita, ne sono certo che a qualcuno ha già fatto del bene”

-“John, immagino che abbia visto la tua famiglia?”

-“Lo shock che avrei potuto creare mi ha fatto desistere dal presentarmi all’improvviso. Però ho visto, a distanza, i ragazzi e stanno benissimo. Ho visto anche Yoko, naturalmente. Oh, per lei il tempo è passato fisicamente, ma mantiene una buona lucidità mentale. Ricordo il periodo peggiore, quando non andavamo più d’accordo su nulla ed io mi allontanai per un breve-lungo  periodo. Vedi, a New York, senza di lei, mi comportavo come se fossi stato lei e non una superstar della musica. Cercavo di usare le sue parole quando discutevo d’arte con qualcuno del settore. Ho cercato di sfruttare le sue capacità. In quell’arco di mesi ho conosciuto le persone più interessanti sia nell’ambito della musica che dell’arte. Molti, credendo di farmi piacere, mi parlavano male di Yoko, vedendomi con un’altra ragazza. Ma loro non capivano: quella ragazza era una Yoko più sottomessa. Desideravo vedere cosa valevo senza la sua personalità incombente, ma Yoko restava la mia metà, anzi molto di più. Tu lo sai, prima di conoscerla, ero un ragazzo problematico e capriccioso che aveva raggiunto una popolarità immensa e si sentiva padrone del mondo. Dicevo tutto ciò che mi passava per la mente. Facevo tutto ciò che mi passava per la mente. Non sempre era il comportamento giusto. Ero solamente uno spavaldo sbruffone ignorante. L’incontro con Yoko mi ha proiettato in un’altra dimensione. Ho scoperto che il mondo era molto più grande di quanto io pensassi e si potevano avere un sacco di interessi oltre ai Beatles, alle ragazze ed ai soldi”

– “Vuoi dire che il mondo visto dal palco è eccitante ma deforma la visuale dell’esistenza reale?”

-“Proprio così. Hai capito perchè avevo voglia di chiacchierare con te, capisci le cose al volo. Quando abbiamo intuito che dovevamo tornare insieme, che dovevamo desiderare le stesse cose, amare gli stessi momenti, beh, è stato anche meglio dell’inizio. Io ero cresciuto e lei era diventata meno mamma nei miei confronti. Era finalmente la mia compagna, la mia complice”

-“Hey John, e che dici degli Stones?”

-“Fantastici. Incredibilmente attivi. Vedi, noi abbiamo vinto i 100 metri con il record mondiale ancora imbattuto, loro, di gran lunga, la maratona. Mick e Keith sono le icone perfette del rock. Nessun rocker, punk o rapper potrà mai avvicinarli o superarli. Loro sono il rock. Punto”

-“E Paul, che ne pensi di lui. Serbi del rancore?”

-“Paul, che è tutt’ora in pista, mi sembra più un presidente onorario di un qualcosa che non esiste più. Sai, con George, da lassù, dal pianeta Rock, ci facciamo di quelle risate vedendo quanto Paul sia ancorato a certe formalità… non è proprio cambiato. Ma gli voglio molto bene. Ha fatto inconsapevolmente molto più lui per me che io per lui. Senza il suo rigore verso certi impegni, avremmo sbandato molto prima. Ah ah, aveva preso molto seriamente il titolo di baronetto. Io confesso che lo ritenevo inadatto al nostro status di musicisti. Il nostro pubblico ci voleva ribelli, non sudditi”

-“Recentemente hai sentito o visto qualcuno o qualcosa che ti ha particolarmente colpito?”

-“Non seguo molto le novità. Ogni tanto, quando su Rock arriva qualcuno, ci informa su ciò che avviene ultimamente nel mondo della musica. So che sono cambiate molte cose. Il discorso principale è quello che facevamo all’inizio, nei momenti più bui della nostra recente storia, nascevano canzoni ed artisti  molto incisivi. Più era profonda la crisi e più era potente il messaggio. Che fosse Bob Dylan o Joan Baez, Pete Seeger o io stesso a lanciarlo, ciò che serviva era che potessero riceverlo in tanti e farlo proprio. Il movimento culturale di protesta, senza tutti i mezzi che avete oggi, aveva raggiunto tutti gli angoli del mondo. Personaggi perseguitati come Angela Davis, Malcolm X, in Cile, in Spagna o in Palestina, migliaia, milioni di indifesi in ogni Paese, non dovevano sentirsi soli. Poi c’era la guerra nel Vietnam”

-“John, credimi, adesso è molto peggio. Oltre a numerose guerre, sono riemersi i peggiori istinti dell’uomo”

-“Infatti, guardando com’è la società oggi, direi che non siamo riusciti a fare granchè. Sai io ero solo un cantante, un ricco e privilegiato cantante. Vivendo al centro del mondo, a New York, mi resi conto che potevo fare qualcosa di utile facendo sentire la mia voce dal lato giusto delle parole. “Imagine” prima e soprattutto i brani di Sometime in New York City erano il mio contributo per una società migliore, più giusta. La mia notorietà mi permise di arrivare ovunque, anche ad avere un foglio di via dagli USA. Oggi, nonostante i gravissimi problemi in cui versa l’umanità, non sento sollevarsi un movimento di protesta che comprenda  musicisti o artisti in genere. So che Bono ogni tanto fa qualcosa incontrandosi con i potenti della Terra. Forse è più utile ciò che fa Bruce Springsteen incontrandosi con gli abitanti della Terra. Mi ha colpito, per rispondere direttamente alla tua domanda, la voce del gruppo chiamato Pearl Jam, Eddie Vedder. L’ho seguito abbastanza per capire che è una persona vera, ricca di talento e di sensibilità, sempre schierato dalla parte giusta e con i giusti. Non conosco molti altri nuovi artisti. Posso dirti che non amo il rap, credo che sulla stessa struttura musicale cambino solo le parole, ed anche quelle non molto. Comunque è anche questo un linguaggio di protesta, della disperazione della gente che vive nelle periferie delle grandi metropoli. Quello che non capisco è come possa sopravvivere incorniciato da lustrini hollywoodiani”

-“Come ti trovi sul pianeta Rock? Con chi hai legato di più tra tutti gli artisti che si trovano lì?”

-“La cosa più sorprendente è l’opportunità di suonare con musicisti che non avevo mai incontrato prima, perchè vissuti in un’epoca diversa o in terre molto lontane. Sono riuscito a misurarmi con coloro che mi hanno ispirato, da Buddy Holly a Carl Perkins. Mi diverto a fare rock’n’roll con Elvis e, incredibilmente, spesso si unisce a noi anche Freddie Mercury. Sono convinti di essere il Re e La Regina e forse lo sono realmente. Ogni tanto vado a vedere spettacoli dove suonano Stevie Ray Vaughan, John Lee Hooker, Muddy Waters, Rory Gallagher… ah come sono felici di poterlo fare! Ho visto anche l’amico David Bowie interpretare con Lou Reed e Marc Bolan dei classici degli anni ’80. Con loro c’era anche un tale Kurt Cobain, che non avevo avuto modo di conoscere prima. Spesso, io e George, veniamo chiamati per fare, ovviamente, i pezzi dei Beatles. Talvolta si esibisce con noi anche Brian Jones e pretende che si facciano anche brani degli Stones. Ti garantisco che non ci si annoia mai”

-“E Jimi Hendrix?”

-“Oh, Jimi è l’attrazione principale del pianeta Rock. Tutti lo vogliono conoscere. Desiderano suonare con lui i più grandi bluesmen, i talenti del rock. C’è la fila lunghissima anche solo per fargli da spalla con l’ukulele. Lui  è instancabile e disponibile. Talvolta si esibisce come supergruppo con Keith Moon alla batteria, Jaco Pastorius al basso, Richard Wright alle tastiere, Jimi alla chitarra e Jim Morrison alla voce. Sono bravissimi. Vorrei farteli sentire. Ho scritto anche un brano inedito per loro, si intitola When the Music is Lover, te lo faccio avere, così mi dici cosa ne pensi”

Nel frattempo il sole è calato e l’ombra ha raffreddato l’acqua della piscina nella quale sono immerse le nostre gambe. John, riapre gli occhi e si guarda attorno strizzandoli dietro le spesse lenti.

-“Vivi in un bel posto. Qui è tutto molto dolce e tranquillo”

-“Per me è una specie di rifugio ispiratore. In realtà vivo in città e quando posso fuggo in questa oasi di pace. Siamo la mia compagna, che è anche mia moglie ed io, da soli, anche se frequentemente ci sono amici che vengono a trovarci, come hai fatto tu. Molti sono artisti, molti musicisti e le serate finiscono con splendide note – poi, ricordandomi i doveri di un buon ospite, gli chiedo – Vuoi un caffè, un the o altro?”

-“Grazie amico, ma non ho bisogno di nulla. Devi sapere che da noi non esiste alcuna necessità corporale che non sia esclusivamente e positivamente emozionale. Credo piuttosto che sia il momento di andarmene, almeno per ora. Il sergente Pepper mi sta aspettando con il suo buffo sottomarino. Ho anch’io molte domande da farti, voglio capire cosa sta funzionando o, peggio, cosa non sta funzionando nel tuo mondo. Ti prometto di tornare a farti visita molto presto”

-“John, sono un’infinità le cose che vorrei ancora chiederti. Ti aspetto. Ritorna”

E così, come era improvvisamente apparso, John se ne va.

-“Con chi stavi parlando?”- la voce della mia compagna, che è anche mia moglie, mi fa sussultare. Ormai al tramonto, sono ancora seduto sul bordo della piscina con le gambe che, muovendosi nell’acqua ad un ritmo immaginario, formano delle piccole, delicate e gradevoli onde.

-“Sto riflettendo su quanto sia facile vivere (e sognare) ad occhi chiusi”

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Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.