Quelli che amano il rock? Tutti drogati!

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Sistemando un po’ di cose, in fondo a un cassetto ho ritrovato alcuni vecchi giornali. Non ho nessuna idea del perché li abbia conservati. Comunque sfogliando un numero ormai ingiallito del Corriere della Sera ho capito come mai, soprattutto chi è sotto i trent’anni, è sempre meno affezionato alla carta stampata. Detto senza troppi giri di parole: perché spesso sui giornali si leggono un sacco di cazzate. E questo già da un pezzo: per la cronaca, quel numero del Corriere è datato 1 agosto 2011.

Sfogliandolo, l’occhio è caduto subito sulla rubrica Pubblico privato di Francesco Alberoni. Per forza, con un titolo così: Il rock, la trasgressione e la stagione delle droghe. Alberoni, che evidentemente del tema non capisce una mazza, spara stronzate a gogò. Prendendo spunto dalla morte di Amy Winehouse (che era scomparsa pochi giorni prima, il 23 luglio), cita il solito mazzetto di morti per droga (o magari abuso di farmaci, che tanto è lo stesso): Jim Morrison, Sid Vicious, Jimi Hendrix, Elvis Presley (di cui proprio oggi ricorre il 40esimo anniversario della morte). Poi butta là un nome che lì per lì sorprende anche me, tal Adam Goldstein, che in realtà non era una rockstar ma un Dj che ha remixato diversi brani famosi. Ma in questi casi tutto fa brodo, e far cadere dall’alto un nome semi-sconosciuto fa pure fico. Poi va avanti citando addirittura Puccini, che «per comporre le sue opere stava sul lago di Massaciuccoli, solo e, nel più assoluto silenzio, dava voce alle sue emozioni più intime». Quindi aggiunge che «tutta la musica italiana, anche negli anni Sessanta, da Modugno a Endrigo a Mina a Battisti, esprime i sentimenti abituali, l’amore». E qui arriva l’affondo: «Il rock no. È americano, nasce dall’espansione di sé, dal superamento delle emozioni normali. È espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga. E anche chi ascolta questa musica in concerto o in discoteca, spesso, per viverla, deve fare lo stesso»… Insomma, tutti drogati!

Pur trattandosi si un articolo di sei anni fa, mi è venuta la voglia di ricoprirlo di improperi, anche molto pesanti. Poi ho pensato che in fondo trattasi di un signore che all’epoca aveva la veneranda età di 81 anni (diventati nel frattempo 87). Perché infierire? Tanto i ragazzi (cioé gli ipotetici lettori di domani) quasi certamente non sanno nemmeno chi è e difficilmente andranno in edicola ad acquistare un giornale perché c’è un suo articolo o una sua “riflessione”. Se qualcuno in passato lo avesse fatto per sbaglio, quasi certamente negli anni a venire non ha più comprato quel giornale… E poi ci si domanda perché i giovani sono sempre più refrattari rispetto all’acquisto dei giornali!

Il rock e la droga

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".