17 agosto 1960. Il primo concerto dei Beatles ad Amburgo

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Era il 17 agosto del 1960 quando all’Indra Club di Amburgo, più precisamente al 36 di Grosse Freiheit, una piccola via ai margini del quartiere a luci rosse, salì per la prima volta sul palco un gruppo di giovanissimi inglesi che, da lì in poi, si sarebbero fatti conoscere: i Beatles.
Ringo Starr non faceva ancora parte del gruppo e la band era formata da 5 elementi (John Lennon, Paul McCartney e George Harrison alle chitarre, Pete Best alla batteria e Stuart Sutcliffe al basso), ma quella serata segnò l’inizio degli Hamburg days, una serie di 281 concerti, che servirono alla band per farsi le ossa, macinare chilometri di palco, acquisire un repertorio stabile ed imparare a farsi amare del pubblico.

Non fu un rapporto facile quello tra Amburgo ed i Beatles: la loro prima dimora fu una sala dismessa di un cinema, il Bambi Kino, proprio di fianco al bagno delle donne ed erano “costretti” a turni prestabiliti: quattro ore e mezza al giorno durante tutta la settimana, sei ore durante i weekend, il tutto per 2,5 sterline al giorno a testa. Ma fu proprio grazie a questi ritmi che i Beatles divennero i Beatles, oltre a diventare uomini. Se inizialmente il loro ruolo era quello di «far vendere più birre possibili», come disse anni dopo Paul McCartney, fu proprio ad Amburgo che i Fab4 ottennero il loro primo contratto discografico, come band di supporto a Tony Sheridan (tra l’altro fu proprio quel disco che attirò anni dopo Brian Epstein al Cavern Club di Liverpool).
Ma Amburgo influenzò i Beatles non solo musicalmente, ma anche come attitudini e come look. Importantissimo fu il loro incontro con Klaus Voormann (che avrebbe poi disegnato la copertina di Revolver, dando di fatto inizio alla Beatles Art) e la sua fidanzata dell’epoca Astrid Kirchherr. Fu proprio Astrid ad introdurre il gruppo all’arte e alla letteratura esistenzialista, ma soprattutto fu la sua spinta a spingere i Beatles ad farsi fare il taglio a caschetto che sarebbe diventato simbolo della band.

Se per Lennon i veri Beatles furono quelli degli Hamburg days, per George Harrison: «Ad Amburgo ogni sera avevamo la schiuma alla bocca, andavamo a tutto gas per sei o sette ore consecutive e tutto era assolutamente incredibile. Mach shau! Mach shau! Quelli sì che erano giorni».

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.