Il fascino indiscreto di Luis Buñuel

Dal 18 agosto al 25 settembre allo Spazio Oberdan tredici capolavori  del grande regista del surrealismo

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Sono passati trentaquattro anni dalla scomparsa di Luis Buñuel, uno degli intellettuali più liberi del Novecento che in trentasei film   ha saputo genialmente rappresentare il suo tempo. Cineasta provocatorio, esponente tra i più significativi del surrealismo vive in pieno la magica e irripetibile stagione culturale degli anni Venti a Parigi. Nello Studio 28, una sala pubblica  nella quale si espongono i quadri di Salvator Dalì, Man Ray e molti altri grandi artisti, il 28 novembre 1930 viene proiettato il film L’ âge d’or scritto in collaborazione con Dalì (un’amicizia che termina quando il pittore  aderisce al franchismo), un’opera rivoluzionaria destinata a provocare sdegno di alcuni cittadini benpensanti che al grido di  Morte agli ebrei  cercano di impedire le proiezioni. Nel ’36 Luis appoggia la Repubblica Spagnola contro l’insurrezione franchista, per poi emigrare negli Usa, prima a New York al Museo d’Arte Moderna e in seguito a Hollywood dove ricopre il modesto ruolo di supervisore del doppiaggio per i film della Warner destinati al mercato estero. Nel ’46 del tutto casualmente riprende a lavorare dietro la macchina da presa in Messico  sua futura patria d’adozione. Cinque anni più tardi al festival di Cannes l’artista s’impone a livello internazionale con I figli della violenza, ritratto sociologico al vetriolo  dell’infanzia abbandonata nella periferia di Città del Messico. Irriverenti e graffianti le opere del cineasta spagnolo intrise di sottile umorismo continueranno a scandalizzare e affascinare nello stesso tempo il pubblico di tutto il mondo. La rassegna propone i primi capolavori L’âge d’or (il 26 agosto e il 10 settembre), Un chien andalou (il 26 agosto), le pellicole del periodo messicano I figli della violenza (il 26 e il 30 agosto), Estasi di un delitto (il il 27 agosto), L’ angelo sterminatore (il 2 e il 21 settembre), El (il 21 agosto) e  i grandi classici Nazarin, Tristana, Viridiana, Simon del deserto, Il fascino discreto della borghesia, Quell’oscuro oggetto del desiderio, Bella di giorno. 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.