10 storie incredibili (ma vere) su Keith Moon

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Keith Moon

Esiste il batterista più temuto dai direttori degli hotel di tutto il mondo? Sembra il titolo di un film, ma non è un film. Stiamo parlando di Keith Moon, storico batterista degli Who, che lo scorso 23 agosto avrebbe compiuto 71 anni (invece ci ha lasciato da ben 39 anni).

Animo inquieto e irrequieto, batterista autodidatta, entrò negli Who di Pete Townshend nel 1964. Il successo arriverà l’anno dopo, con l’album My Generation. Moon conduceva sempre una vita al limite, tra alcool e droghe, non riusciva a contenersi, non si sapeva mai fino a che punto si sarebbe potuto spingere. Nessuno rimase sorpreso della sua morte nel 1978, era qualcosa che forse gli amici e i membri della band si sarebbero aspettati prima o poi.
Dal vivo gli Who erano soliti distruggere gli strumenti e l’equipaggiamento sul palco: Moon si ambientò facilmente. Cercava sempre modi originali per dare spettacolo. Il palco non era ovviamente il suo luogo di esibizione preferito. Le camere di albergo furono per lui un palcoscenico migliore, luogo per sperimentare tecniche di distruzione all’avanguardia. Si calcola che i danni da lui provocati in carriera ammontano circa a 500mila dollari in totale. Ma forse sono anche pochi.
Dougal Butler, amico di vecchia data del batterista, raccontò: «Lui avrebbe fatto qualsiasi cosa se sapeva che c’erano abbastanza persone intorno che non volevano che lo facesse».
Alla sua figura sono legate storie incredibili, assurde, ma quasi sempre vere. Come dirà in seguito Alice Cooper in un’intervista: «Solo il 30% delle cose che avete sentito su di me o Ozzy Osbourne o Marilyn Manson sono vere, tutto quello che avete sentito su Keith Moon è vero!».

Abbiamo raccolto dieci storie, incredibili ma vere, legate a quello che senza ombra di dubbio possiamo etichettare come il batterista più folle del mondo.

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FAR SALTARE IN ARIA UNA BATTERIA

A Los Angeles, il 17 settembre del 1967, in occasione della prima esibizione televisiva del gruppo, presso gli studi CBS Television, la band ospite del programma The Smothers Brothers Comedy Hour si esibì con due brani I Can See For Miles e My Generation. Sul finire della seconda canzone i membri, eccetto il bassista John Entwistle, iniziano pian piano a fracassare gli strumenti. Moon nascose dell’esplosivo in una delle grancasse della batteria. Sul finale del brano gettò via la grancassa con un calcio innescando la carica. Il boato fu tremendo, potete vedere un video su YouTube per capirlo, i capelli del chitarrista Townshend si bruciacchiarono. Lo stesso Moon rimase ferito: nel suo braccio si conficcarono piccoli frammenti dei piatti della batteria. Il filmato è stato immortalato in diretta tv dalla CBS, e in seguito nel documentario sulla storia del gruppo The Kids Are Alright.

GUIDARE UN ‘AUTO IN PISCINA

Il 23 agosto del 1967, 50 anni fa ormai, in occasione del suo ventunesimo compleanno Moon, dopo aver suonato con gli Who in apertura agli Herman’s Hermits, era ospite all’Holiday Inn di Flint, nel Michigan. Qui, dopo lo show, si tenne un party per festeggiare il suo compleanno. Per iniziare la serata il batterista gettò un candelotto di dinamite nella tazza del gabinetto, distruggendolo. Ma questo è solo l’inizio.
Dopo essersi occupato del bagno, Moon salì a bordo di una Cadillac (non sappiamo se fosse una Lincoln Continental o una Rolls-Royce) e la guidò fino ad entrare nella piscina dell’hotel. La direzione dell’Holiday Inn bandì così gli Who da tutti i loro alberghi.

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LA MORTE DI NEIL BOLAND

4 gennaio 1970: questo è l’episodio che segnò nel profondo Keith negli anni venire. Il batterista era ubriaco al volante della sua auto ed uccise involontariamente Neil Boland, autista e assistente personale, mentre cercava di sfuggire da un gruppo di teppisti con i quali aveva avuto un battibecco. Questo episodio causò in lui un forte senso di colpa.

PESCI ROSSI NELLA BATTERIA

8 novembre 1974: A North Hollywod, ospite del programma Wide World della ABC, Moon si cimenta in un assolo di batteria di cinque minuti. Ma quella che suona è una batteria molto particolare, visto che la grancassa contiene acqua e pesci rossi. Dopo l’assolo, dal pubblico qualcuno gli chiede che ne sarebbe stato dei pesci e lui risponde: «Anche i migliori batteristi hanno fame».

«QUASI ME NE DIMENTICAVO»

Una volta mentre era a bordo della sua limousine e doveva tornare in aeroporto, Moon si fece riaccompagnare in hotel perché diceva di essersi dimenticato qualcosa: «Mi sono dimenticato una cosa. Dobbiamo tornare indietro!», disse all’autista.
Una volta in hotel, Moon entrò nella sua stanza, prese il televisore, e lo lanciò dalla finestra, direttamente nella piscina sottostante. Poi tornò in macchina, e disse all’autista: «Quasi me ne dimenticavo».

TRAVESTIMENTI

Keith Moon era un grande amante dei travestimenti: Alice Cooper ricorda che spesso Moon si travestiva da Papa, ma anche da suora, da lord, e da ufficiale nazista. Nel 1971, Keith Moon fece un cameo nel film di Frank Zappa 200 Motels, dove veste gli insoliti panni di una suora groupie.

NAZISTI A LONDRA

Moon si spinse anche ai limiti della provocazione. Come quando nel 1970 indossò l’uniforme nazista insieme al suo amico e artista Viv Stanshall. Dopo il servizio i due uscirono a bere senza essersi cambiati. La reazione dei londinesi fu contrariata: ciò li spinse a fare di peggio, affittarono una Mercedes cabrio e si fecero un viaggetto nel quartiere ebraico di Londra.

«QUALCUNO TRA IL PUBBLICO SA SUONARE LA BATTERIA?»

Durante un concerto al Cow Palace di San Francisco (anno 1973), dopo aver abusato di tranquillanti e alcol, Keith Moon svenne nel bel mezzo del concerto: venne portato nel backstage, e nonostante il cortisone che gli venne iniettato, non era in grado di continuare il concerto. Chi poteva sostituirlo? Pete Townshend chiese quindi al pubblico se qualcuno di loro sapesse suonare la batteria: un certo Scott Halpin si fece avanti, e suonò la batteria al posto di Moon. In cambio ricevette una giacca del tour degli Who, che dopo qualche ora gli venne rubata.

«SPENGA QUEL RUMORE»

All’interno di un hotel Keith Moon sta ascoltando l’ultimo disco degli Who a tutto volume da un ghetto blaster (ndr. stereo portatile). Il manager dell’hotel gli si avvicina e gli chiede più volte di spegnere quel «rumore», altrimenti avrebbe chiamato la polizia. Keith Moon preme il tasto stop e offre un patto: «Se viene con me nella mia stanza, lo tengo spento, altrimenti riaccendo». Il manager accetta, lo segue fino al nono piano. Entra nella sua stanza dopo aver lasciato il ghetto blaster davanti alla porta, e chiede al manager di aspettare fuori. Uscirà dopo due minuti dalla porta, fa segno all’altro di stare zitto, e dopo pochi secondi si sente un’esplosione dall’interno della sua stanza. Il fumo invade il corridoio nel nono piano. «Vede questo è rumore. Questa invece è la musica degli Who», e riaccende il ghetto blaster.

BOMBE A MANO

Pete Townshend è nella suite di Keith Moon. Chiede al batterista se può usare il suo bagno. Keith gli dice ok, ma con un volto stranamente sorridente. Townshend entra nel bagno, apparentemente sembra tutto in ordine, tranne un piccolo particolare: manca il water, al suo posto è rimasto solo un buco nel pavimento. Pete Townshend rimase di sasso ;«Gesù Cristo, cos’è successo qui?». «Oh niente, volevo solo provare le mie piccole bombe a mano. Sono fantastiche». «Fantastiche?». «Si non distruggono tutto, ma solo quello che vuoi distruggere. Sono molto potenti. Mi sa che le userò tutte». «Come tutte? Quante ne hai?». «Cinquecento».

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Nasce a Roma nel 1989 pochi mesi prima che cada il muro di Berlino. Studente di Storia, non religioso, beatlesiano convinto. Fino al 2015 ha gestito la webzine Robadarocker.com. Poeta a tempo indeterminato, rockettaro nel cuore, ama scrivere di musica.