“A Momentary Lapse of Reason”: l’inizio dell’era-Gilmour

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È il 1985 quando Roger Waters, bassista e cantante dei Pink Floyd, lascia il gruppo con la convinzione (rivelatasi poi sbagliata) che gli altri membri della band non avrebbero continuato senza di lui.
Ma la voglia di andare avanti di Gilmour e Mason era forte e, seppur nel bel mezzo di una battaglia legale con l’ex compagno (qui potete leggere tutta la storia nei dettagli), decidono di iniziare i lavori per un nuovo disco. La crisi, l’abbandono di un pilastro importante e la necessità di ricominciare mantenendo alto il nome di un sogno artistico che ha contribuito a scrivere la storia della musica, non possono che provocare una piccola rivoluzione copernicana.

Il risultato di questo moto rivoluzionario è A momentary Lapse of Reason, tredicesimo album di inediti, che esce nel 1987 e viene definito da molti l’album da solista di David Gilmour. Il chitarrista finalmente si ritaglia il suo spazio in maniera assoluta firmando tutti i testi e avvalendosi a volte di collaborazioni esterne. Nelle intenzioni, e a differenza dei precedenti lavori, l’esordio della nuova formazione dei Pink Floyd vuole essere un connubio più equilibrato tra musica e parole.
Tanti gli ospiti che partecipano alla realizzazione dell’album del cambiamento: da Richard Wright alle tastiere (che si unisce ai lavori quando ormai sono in una fase decisamente avanzata e che ancora non figura come membro effettivo della band in attesa della conclusione della causa con Waters) fino a Anthony Moore e Patrick Leonard come co-autore dei testi passando per Tony Levin al basso e Tom Scott al sax.

Learning to Fly il primo singolo estratto, racconta appunto attraverso la metafora del volo – disciplina che aveva appassionato sia Gilmour che Mason che Steve O’Rourke, il manager della band, tanto che tutti e tre hanno conseguito il brevetto da pilota -, la capacità, la voglia e l’esigenza di intraprendere nuove avventure.

Oltre al singolo di lancio ci sono poche cose degne di nota, in album con suoni troppo ’80s e una voglia forse eccessiva di “suonare Floyd”, tanto da arrivare quasi al manierismo, che però indebolisce le singole canzoni. I punti migliori dell’album rimangono Learning to fly, On the turning away e il brano conclusivo, Sorrow, che ha una storia particolare: fu uno dei rarissimi casi in cui le parole arrivarono prima della musica, e il batterista Nick Mason ha dichiarato che la canzone venne quasi del tutto composta dal solo Gilmour nel corso di un weekend trascorso sulla sua casa galleggiante Astoria. Quando egli ritornò dal weekend, infatti, furono necessari solo alcuni aggiustamenti (“some spit and polish”, letteralmente, secondo Mason), per poter completare la canzone. L’assolo finale venne registrato sull’Astoria, la barca-studio di Gilmour, mentre l’introduzione venne invece incisa dentro la Los Angeles Memorial Sports Arena, con il suono della chitarra filtrato attraverso il potente impianto audio dei Pink Floyd, generando un sound estremamente profondo e cavernoso. La batteria elettrica prese il posto di quella acustica, e fu suonata sempre dallo stesso Gilmour, il quale sembra essere molto legato a questa canzone, che più o meno ha sempre fatto parte dei tour sia dei Pink Floyd che del chitarrista in veste solista, potendo liberare con questo brano tutta la potenza della sua chitarra.

Il titolo del disco riprende un frammento di One slip, brano inizialmente pubblicato come B-side di Learning to fly e scelto successivamente come vero e proprio singolo. La “momentanea perdita di raziocinio” a cui si fa riferimento nel testo, è quella a cui si lasciano andare due amanti che decidono di abbandonarsi ancora una volta al turbine dei sensi pur sapendo che forse sarà un errore.
“Un piccolo rimpianto che non dimenticherai/Non si dormirà qui dentro, stanotte/Era amore o era solo l’idea dell’amore?”. A fine agosto è lecito immaginare che magari Gilmour e Manzanera abbiano provato a raccontare in questo brano la fugace e contorta passione degli amori estivi che non sanno trovare un vero inizio e forse neppure una fine.
Per quello che riguarda la fantastica copertina, ideata da Storm Thorgerson, che torna a collaborare con la band a 10 anni di distanza da Animals, vi rimandiamo a questo articolo.

L’album viene pubblicato il 7 settembre 1987 in Europa ed il giorno successivo negli Stati Uniti, e sebbene per Gilmour fosse un disco più equilibrato rispetto ai precedenti («The Dark Side of the Moon e Wish You Were Here ebbero così tanto successo non solo grazie ai contributi di Roger, ma anche perché c’era in essi un miglior bilanciamento tra musica e testi»), Richard Wright successivamente si dichiarò in disaccordo, ammettendo che: «Le critiche di Roger erano giuste. Non è un vero e proprio album dei Pink Floyd», mentre Nick Mason lo definirà dopo anni uno dei lavori meno riusciti e più pretestuosi della sua carriera.
La stampa affossò quasi in blocco il lavoro dei Floyd in questa nuova formazione: la recensione all’album apparsa sul periodico Q lasciava intendere come l’album fosse da intendersi principalmente come un disco solista di Gilmour piuttosto che come un album dei Pink Floyd, opinione condivisa anche da William Ruhlman di AllMusic. Il Toronto Star scrisse che il disco sembrava «mancare di qualcosa» ed era «prevedibile». Il recensore del The Village Voice, Robert Christgau, scrisse: «In breve, difficilmente si capisce cosa il gruppo voglia dirci, tranne il fatto, forse, che hanno molte meno idee rispetto a una volta».
Anche l’ex compagno di band Roger Waters ci va già pesante: «Penso che sia molto facile, un falso molto ben realizzato. Le canzoni sono molto povere in generale, con dei testi che non riesco a credere. Le parole di Gilmour sono davvero di terz’ordine». Nonostante le bocciature della critica l’album vendette più del precedente The Final Cut, arrivando in terza posizione sia in USA che nel Regno Unito.

Per promuovere il disco ci fu un tour, il primo dal 1981, che vide la sua prima data ad Ottawa, in Canada, proprio il giorno dopo la pubblicazione dell’album e che, sebbene fosse iniziato nella più totale incertezza riguardo la risposta del pubblico (tanto che Gilmour e Mason dovettero anticiparne tutte le spese), dalle 11 settimane e poche date iniziali si passo a tre anni di tour per un totale di 197 repliche e 60 milioni di sterline di incasso (merchandising escluso).

1.Signs of life
2.Learning to fly
3.The dogs of war
4.One slip
5.On the turning away
6.Yet another movie
7.Round and round
8.A new machine (part I)
9.Terminal frost
10.A new machine (Part II)
11.Sorrow

(ha collaborato Andrea Giovannetti)

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Diplomata al Classico, oggi sono una studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Salerno che spera, un giorno, di far diventare l’amore per la penna il suo mestiere. Amo il mare – soprattutto quello di casa mia – e vivo spesso con la valigia tra le mani perché mi piace viaggiare e scoprire posti nuovi. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!