Jarno Iotti, da quasi vent’anni al fianco di Ligabue

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Foto di Jarno Iotti

Spesso ci si dimentica che dietro un grande artista ci sono diversi professionisti che lavorano al suo servizio: musicisti, backliner, fonici, fotografi, ufficio stampa. Ruoli che sono indispensabili per la riuscita di un grande show, ricoperti spesso da persone hanno una cosa in comune: una grande passione.
Abbiamo scambiato due chiacchiere con Jarno Iotti che da quasi 20 anni è conosciuto come «il fotografo di Ligabue», anche se il suo ruolo va ben oltre il mero reportage fotografico: per citare Luciano è un Jolly, una persona di fiducia su cui lui può contare full time.

La prima volta che ho ascoltato La vita facile ho dato al pezzo un’interpretazione diversa rispetto a come è presentata nel disco: credo che una persona da una vita facile possa voler anche fuggire, magari per coltivare un sogno o per non dover rispondere per forza ai dettami della società. La tua carriera è iniziata su binari diversi da quelli di adesso, hai lasciato il “posto fisso” (quando ancora dava delle certezze di stabilità) per inseguire una passione. Si può quasi dire che la tua storia rispecchi un po’ il sogno di ogni fan. Ci racconti come hai iniziato a lavorare con Ligabue?
L’esempio è calzante. A Luciano mi sono avvicinato da fan. Nel ’90 quando uscì Ligabue io, come tanti altri, presi la botta. Ho ancora a casa il disco firmato ai tempi da lui, tra l’altro scrivendo Jarno con la “I” e non con la “J” (ride ndr). Con quel disco mi innamorai letteralmente del suo sound e delle sue canzoni. Quando poi uscì Lambrusco coltelli rose & pop corn mi iscrissi al Fan Club ed iniziai fare quel che han fatto tutti gli iscritti al Bar Mario: partecipai ai raduni, ricevetti le fanzine…
Il fatto che La vita facile sia un esempio calzante lo lego a quel che mi disse mia mamma quando, nel 1998, andai a lavorare per Luciano. Dopo aver fatto il colloquio con lui e suo fratello Marco mi disse: «Ma Jarno, hai un lavoro fisso e vuoi andare a lavorare per un cantante che sì, ora ha bisogno di te, ma magari tra qualche anno non sarai più necessario». Aveva perfettamente ragione, non sapevo come poteva andare a finire, ma volevo a tutti costi prendere questa strada e seguire quest’onda. E così diedi i famosi otto giorni e la settimana dopo iniziai a lavorare per lui.
Mi piace considerarmi una persona di “fiducia” su cui Luciano sa di poter contare e che è con lui full time ogni giorno. Come per il film: Fandango ha incaricato un suo fotografo di effettuare foto e video sul set, ma non c’è tutti i giorni. Così Luciano mi ha detto: «Io voglio che tu ci sia sempre, in modo da portare a casa il nostro reportage».

Foto di Jarno Iotti

Il tuo rapporto con la fotografia come nasce? È stato necessario o è nato da prima che iniziassi a lavorare con lui?
È stato necessario. Prima del tour di Miss Mondo Marco mi disse che c’era bisogno di fare delle foto per le fanzine e mi chiese di provarci. A me piaceva la cosa, amavo fotografare, ma era un contatto che non pensavo potesse mai diventare una cosa così “seria”. Marco mi diede una Canon a pellicola e dopo le prime foto orribili, piano piano ho iniziato a scattare sempre di più e ad ottenere scatti sempre migliori. Ovviamente ho imparato a conoscere ogni mossa di Luciano, ogni suo profilo, ogni angolazione migliore in grado di darmi immagini buone più facilmente. L’unica cosa che un po’ mi fa “soffrire” della fotografia è che mi sento in un limbo, nel senso che non ho la presunzione di considerarmi un fotografo a tutto tondo, ma non è che sono qualcos’altro. Molte persone in questi anni mi hanno consigliato di fare una mostra o altre cose che non fossero solo concerti. Ma il mio lavoro è lavorare con Luciano, e si tratta una professione che mi dà un mondo di soddisfazioni. “Sfogo” poi la mia voglia di fare altro attraverso il mio blog, che altro non è che una palestra di allenamento per migliorare sempre di più.

Foto di Jarno Iotti

Per quanto riguarda invece la “mia” immagine, quella che più mi ha dato soddisfazioni, devo dirti che ogni volta che mi capita di dire di aver raggiunto l’apice poi succede qualcosa che mi fa ricredere e mi fa sentire di aver sempre di meglio. Ed è un culo incredibile. Ti faccio un esempio: l’ultima cosa importante che ho fatto è stato il tour mondiale. In ogni posto in cui andavamo ho ripreso tutto il concerto con sette Go-pro, facevo le fotografie e, in certi brani, riprendevo Luciano o i musicisti. E quando sono tornato a casa ed ho visto il prodotto finito mi sono sentito davvero molto orgoglioso e soddisfatto. E lì mi sono detto che quello era il mio apice.
Poi però è iniziata l’esperienza con il film di Made in Italy. E riguardando le foto fatte durante le settimane di riprese mi sento di dire che ci sono delle foto che spaccano. Sono immagini di scena o di backstage, molto diverse da quel che faccio di solito, però è una cosa che mi ha gasato moltissimo, probabilmente perchè è stata un’avventura completamente nuova.

Foto di Jarno Iotti

Cosa vuol dire lavorare con Luciano? Ci racconti un aneddoto su di lui?
Sono tante le cose che mi piacciono di Luciano, in particolare quelle che maggiormente mostrano il suo lato umano, perché è una persona che lavora sulla passione e sull’emozione, non è un freddo calcolatore. Un aneddoto che mi fa sorridere risale ai primi giorni che lavoravo con lui, mi ricordo che gli ripetei tre o quattro volte nell’arco di pochi giorni la frase: «Guarda Luciano, c’è un problema…». E lui, alla quinta telefonata che gli feci, un po’ seriamente ed un po’ col sorriso sulle labbra, mi disse: «Guarda Jarno, ti fermo un secondo, ma vorrei chiarire un concetto: io ti ho preso perché tu i problemi me li risolva. Se mi chiami dicendomi che abbiamo un problema, il problema è che tu non mi stai risolvendo il problema che io ho». E fu simpatico perché avevo inquadrato cosa si aspettava da me. Un altro aneddoto molto più recente risale a quando si complimentò con Vasco per il suo concerto a Modena Park. Quella mattina quando andai sul set, gli diedi la mano e gli dissi: «Luciano, buongiorno. Se mai te lo fossi dimenticato, continuo ad essere fiero ed orgoglioso di lavorare per te, ed oggi ancora di più, perché solo un Signore avrebbe fatto un post simile». E mi sento di dire ancora che è stato un grande.

Foto di Jarno Iotti

Ci puoi dire qualcosa su Made in Italy?
Made in Italy è la storia di Riko, e chi conosce il disco sa di cosa stiamo parlando. Io ho delle sensazioni molto belle visivamente e soprattutto ho visto uno Stefano molto nel personaggio ed è stato molto forte dal punto di vista dell’immagine. Kasia poi è bravissima. Non ho la sfera di cristallo, ma le mie sensazioni sono positive e credo che ci siano tutte le carte in regola per far sì che venga fuori un bel film. Tutti poi sul set hanno rispettato Luciano, anche perché si è preparato in maniera quasi maniacale. Tutta la crew è rimasta stupita dalla sua preparazione, perché è come se avesse fatto da sempre questo mestiere: era pronto tecnicamente ed aveva tutto quel che serviva per realizzare un bel prodotto. Se poi piacerà o no è soggettivo, ma credimi che le sensazioni sono davvero buone. Non vedo l’ora di poterlo vedere finito.

Foto di Jarno Iotti

Come avete vissuto i primi mesi del Made in Italy Tour?
Luciano era davvero affranto, lui non ha praticamente mai annullato un concerto per motivi di salute (lo avrà fatto solo un paio di volte), anzi, diverse volte ha cantato anche con la febbre alta. Perciò quando ho saputo della cancellazione della data zero di Jesolo ho temuto che potesse risentirne. Poi siamo ripartiti e tutto andava molto bene. I concerti erano pazzeschi, lui e la band erano in una forma strepitosa a livello di simbiosi musicale sul palco, però sentivo che Luciano non era al top, mi sembrava che fosse al 70/80%. Ma eravamo convinti che, macinando chilometri, sarebbe arrivato al 100% della forma. Poi invece il giorno dopo il suo compleanno, quando ha detto quelle cose sul palco, ci sono rimasto davvero male. Innanzitutto perché conoscendolo immaginavo cosa potesse provare in quel momento. E poi perché ho capito che la tournée rischiava seriamente di interrompersi, come poi è successo.

Ed il 4 settembre si ripartirà con il tour…
Si, lunedì ripartirà la rumba. Non vedo l’ora, per prima cosa perché partire da Rimini è sempre bello, ci sarà ancora uno scroscio d’estate durante le prove e poi… di nuovo in giro fino a novembre!

Foto di Jarno Iotti
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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.